Toma, la telefonata di Berlusconi e la richiesta: “Prendi tempo”. Ma il Governatore ha solo 72 ore di credito

Il leader di Forza Italia telefona e interviene sulla crisi politica che sta arroventando il clima nella coalizione di centrodestra chiedendo al capo della Giunta di rinviare ogni decisione a settembre, dopo le Regionali. Tuttavia, al termine del doppio conclave di oggi, i dissidenti sempre più impazienti strappano un altro impegno al capo dell'esecutivo di palazzo Vitale: entro giovedì le modifiche negli assetti di governo.

“Donato, cerca di prendere tempo. Valuta bene. Cerca di non rompere gli equilibri della coalizione di centrodestra fino alle Regionali di settembre“. Questo – in sintesi – il succo della telefonata tra il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi e Donato Toma. E’ sabato 11 luglio, le temperature sono roventi, molta gente è in relax tra mare e montagna, ma la politica regionale trascorre quel giorno ore di fuoco.

Il colloquio telefonico tra il presidente della Regione e il Cavaliere, avvenuto un mese dopo il segretissimo vertice con Matteo Salvini per l’ingresso di Michele Marone in Giunta, certifica che le fibrillazioni che imperversano nella politica molisana sono arrivate anche a Roma, oltre che in Lombardia, la regione da cui è partito Jari Colla che per tre giorni si è trattenuto in Molise. E l’intervento di Berlusconi è un tentativo di frenare la crisi politica scoppiata dallo scorso aprile. 

Ora tre consiglieri regionali di maggioranza – Andrea di Lucente, Salvatore Micone e Aida Romagnuolo – minacciano l’appoggio esterno dal momento che, dicono, il Governatore non mantiene gli impegni presi alla vigilia del voto di sfiducia con la maggioranza: cambiare un assessore della sua Giunta, ossia l’esterno della Lega Michele Marone, inserire Aida Romagnuolo e procedere al rimpasto delle deleghe. Qualcuna ‘deve’ essere assegnata anche ai consiglieri regionali che ne hanno fatto richiesta.

I  lettori ricorderanno poi com’è andata: martedì scorso (7 luglio) la maggioranza salva Toma che poi però prende tempo sulla modifica degli assetti nell’esecutivo regionale facendo arrabbiare i più agguerriti tra i dissidenti.

La crisi di luglio non è archiviata, Toma prende altro tempo per le deleghe e i dissidenti minacciano l’appoggio esterno

Il resto è storia di queste ore convulse, di un weekend al cardiopalma culminato oggi, lunedì 13 luglio, quando si svolge un nuovo summit della maggioranza. Stessa location delle altre volte, forse per una questione scaramantica: a Campodipietra, a casa di Gianluca Cefaratti. Poi ci si sposta a Campobasso per incontrare il presidente della Regione. Unica assente Aida Romagnuolo, l’assessora in pectore che oggi ha accusato il governo regionale di non aver ancora attivato il registro dei tumori.

Mi ha telefonato Silvio Berlusconi, mi ha chiesto di mantenere inalterato il quadro politico almeno fino a settembre“, annuncia Toma davanti ai suoi. Insomma il centrodestra, che punta a conquistare le Regioni in cui si voterà a settembre, vuole continuare a dare un’immagine di compattezza a livello nazionale. E il piccolo Molise non può spezzare questo clima di concordia come un elefante che entra in un negozio di cristallo.

I consiglieri regionali però non sono più intenzionati di aspettare oltre. I dissidenti puntano i piedi, al governatore fanno capire che è il momento di prendere le decisioni. Basta temporeggiare insomma. Quindi strappano al capo dell’esecutivo regionale la promessa di soddisfare le loro richieste entro pochi giorni. “Questa volta deve farlo per forza“, commenta qualcuno dopo il conclave.

Il vertice di palazzo Vitale insomma apre un’altra linea di credito: domani mattina, in Consiglio regionale, Toma non avrà brutte sorprese. Lo scenario è tutto da delineare: nel pomeriggio nuovo vertice di maggioranza, poi entro giovedì dovrà decidere: “Accontento le richieste dei partiti o quelle della maggioranza?”. Per sciogliere questo dubbio amletico bisognerà aspettare altre 72 ore. Poi forse si capirà se l’esperienza della prima legislatura guidata dal commercialista è destinata a continuare o a interrompersi a metà mandato.