I malavitosi, le piazze di spaccio, i “tossici assaggiatori”. Coinvolti anche ex assessore cocainomane e poliziotto in pensione foto

La più importante operazione della Procura di Campobasso degli ultimi anni mette in luce uno scenario inquietante di metodi mafiosi, violenza e infiltrazioni criminali tra Bojano e Campobasso. Stroncati tre clan, uno dei quali capitanato da un napoletano “di elevata caratura criminale”, affiliato a un clan di camorra. Tra i 57 indagati anche un ex assessore di Bojano accusato di favoreggiamento e un ex poliziotto di Napoli in pensione, ora agli arresti domiciliari. Particolarmente ripugnante l’impiego di un tossicodipendente assaggiatore della droga, che in un’occasione ha rischiato una overdose: il capo del sodalizio era pronto a gettarlo in un fosso, come emerge dalle intercettazioni.

L’impronta dell’unicità di un’operazione di questo tipo – mai condotta prima sul territorio regionale – la dà l’intervento del procuratore nazionale Cafiero De Raho, durante la conferenza stampa convocata alle 10.30 alla caserma “E.Frate” dei carabinieri di Campobasso. Il capo dell’Antimafia e dell’Antiterrorismo, in videoconferenza, si congratula innanzitutto con i carabinieri del nucleo investigativo del capitano Di Buduo e con la guardia di finanza di Campobasso. Palesa la grande stima per il lavoro condotto dai magistrati molisani e convalida quanto da lui, in realtà, sempre sostenuto: “Non parlatemi di isole felici. Queste, non esistono. Ogni territorio è potenzialmente zona di conquista per la criminalità organizzata”.

Ma nella nostra regione il “principale ostacolo alla diffusione della malavita è la cultura dei molisani – confessa subito dopo Nicola D’Angelo, capo della Procura che introduce la conferenza stampa -. Siamo un popolo ligio al rispetto delle regole e delle istituzioni. Quindi davanti ad un sopruso i molisani denunciano. Non hanno paura di parlare e questo permette al sistema legale di avere la meglio su dinamiche illecite come quelle che sono state cristallizzate in quasi tre anni di lavoro”.

Operazione droga Piazza Pulita conferenza stampa

Operazione “Piazza pulita” è il nome dato all’inchiesta che in sole due parole sintetizza una gigantesco lavoro di demolizione che carabinieri e fiamme gialle hanno condotto nell’area matesina, dove i tre gruppi – regolati in modo piramidale, al cui vertice compare il boss con i suoi affiliati campani – avevano ormai assunto il controllo del mercato della cocaina. E i soldi – migliaia di euro alla settimana – erano “lavati” nell’impresa del pellet che faceva capo al 51enne napoletano.

Operazione carabinieri e finanza tra Campobasso e Bojano

Il quartier generale: la città di Bojano, qui il maggior numero di affiliati. Ma molti anche a Cmpobasso, e poi Puglia e Calabria. Nomi già schedati nei database delle forze dell’ordine e che in quest’ultimo periodo stavano tentando la scalata del crimine organizzato riuscendo a costituire un solido e redditizio commercio di sostanze stupefacenti tra la Campania e il Molise.

Pianificati i ruoli di ognuno, il boss campano si avvaleva in particolare della fiducia di due dei molisani arrestati, poi contava di portare in Molise almeno una decina dei “suoi” direttamente da Napoli.

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Aveva assoldato anche un tossicodipendente per il solo compito di assaggiare la cocaina. In cambio, una dose gratis. E l’assaggiatore era disposto a tutto, anche a rischiare la vita pur di avere la sua quantità di coca sufficiente. Infatti, in una circostanza, dopo aver assunto cocaina, cade a terra privo di sensi e chi era con lui (indagato) ipotizza di buttarlo in un fosso qualora non avesse dato segni di vita nel giro di poco.

Spregiudicatezza, efferatezza, niente poteva fermarli. Per portare lo stupefacente in Molise avevano pure arruolato un agente della polizia di stato (in pensione da due anni). L’uomo, forte del suo ruolo nelle istituzioni, faceva da staffetta alle auto che trasportavano stupefacenti per intervenire nel caso fossero state fermate ad un posto di controllo. La misura cautelare a suo carico è stata eseguita dalla squadra mobile di Campobasso.

C’è anche un caso di overdose in questi tre lunghi anni di indagine si tratta di un uomo morto per l’eccessivo consumo di cocaina a casa di uno degli indiziati residente a Baranello.

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Non è finita: anche un ex assessore comunale nell’amministrazione Di Biase deve rispondere di favoreggiamento. Cocainomane, questi era solito fornire consigli alle persone che sono state raggiunte dalla misura di restrizione della libertà personali, su come evitare i controlli. L’ex assessore trovato con della cocaina aveva raccontato ai carabinieri di averla comprata a Napoli da uno sconosciuto e in seguito il suo avvocato si era presentato in caserma lamentando che contro il suo cliente c’era in atto un affronto politico e che avrebbe quindi provveduto a denunciare quella che per lui era una persecuzione.

Carabinieri e Finanza non hanno eseguito soltanto misure restrittive della libertà personale a carico delle 39 persone indiziate. Sono stati disposti, infatti, anche il sequestro di due case, di due autovetture, di un autocarro, delle quote societarie di due società e di diverse somme di denaro in contanti, il tutto per un valore di oltre un milione di euro.

“Il progetto del camorrista andava oltre – ha spiegato anche il colonnello Maurizio Favia comandante provinciale della guardia di finanza – l’obiettivo era completare il controllo dello spaccio su Campobasso e monopolizzare la piazza”.

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“Coltivava la prospettiva – ha aggiunto il colonnello Emanuele Gaeta, comandante provinciale dei carabinieri – di portare altri uomini del clan napoletano in Molise per intraprendere l’attività delle estorsioni alle attività commerciali in particolare alle imprese edili”.

“L’indagine sviluppata dimostra quanto sia importante condivisione e collaborazione tra le forze di polizia – ha detto il procuratore generale La Rana – Un’indagine che si è sviluppata in modo tradizionale dando all’inchiesta proprio per questo motivo di ulteriore valore”.

“Parliamo di gruppi organizzati  – ha concluso il sostituto Gallucci – che si celano dietro attività apparentemente lecite per coprire proventi illeciti e scelgono di farlo in terre secondo loro facilmente conquistabili”.

La conquista sarebbe stata il quarto stadio della piramide che prevedeva il passaggio dalle estorsioni strumentali alle attività di spaccio a quelle a danno di commercianti e imprese perlopiù edili.  Ma carabinieri e guardia di finanza hanno fatto piazza pulita prima che tutto questo avvenisse.

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