Influenza, finora vaccini solo per il 40% degli ultra65enni. I medici di base: “Le scorte non bastano”

Un mese e mezzo dopo l'avvio della campagna antinfluenzale, considerata particolarmente importante in questo momento segnato dalla seconda ondata dell'epidemia da coronavirus, tanti utenti - anziani compresi - non sono riusciti a ricevere la profilassi. Il dottor Tartaglione critica il presidente Toma: "Abbiamo il diritto di sapere perché non sono ancora arrivati i vaccini promessi. Chi ha continuato a ripetere che entro novembre sarebbero arrivate le dosi mancanti, a dire che avevamo ordinato 100.000 dosi di vaccino, adesso ci metta la faccia".

Non tutti sono stati fortunati come il presidente Donato Toma perchè sono ancora molti – anziani compresi – a non aver ricevuto il vaccino antinfluenzale la cui importanza è stata proclamata ai quattro venti quest’autunno in cui il sistema sanitario italiano sta fronteggiando la seconda ondata dell’epidemia provocata dal nuovo coronavirus.

Per la stagione 2020/2021 la Regione Molise si è aggiudicata 63 mila dosi in grado di coprire il fabbisogno del 57% della platea di persone che usufruisce gratuitamente della profilassi volta a prevenire la diffusione dell’influenza. In occasione della conferenza stampa per annunciare l’avvio della campagna vaccinale, il capo della Giunta regionale aveva sottolineato che si stava lavorando per implementare le scorte con altre 47mila dosi per coprire il fabbisogno dei 110 mila molisani più esposti.

Le criticità a reperire il vaccino (e denunciate da medici di base e pediatri) in realtà non sono mai state risolte.

Eppure, come ha messo in evidenza il dottor Alberico del Torto intervistato da Primonumero, i dati dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano come negli ultimi dieci anni l’influenza abbia colpito in media 6 milioni di italiani l’anno, causando circa 500 decessi l’anno direttamente attribuibili alla malattia, a cui vanno sommati tra le 4 e le 10mila morti “indirette”, causate da complicanze cardiovascolari o polmonari dell’influenza.

Un mese e mezzo dopo l’inizio della campagna antinfluenzale, cominciata il 15 ottobre, le dosi scarseggiano, ci sono ritardi e disservizi segnalati anche alla nostra redazione: persone che hanno prenotato la dose in farmacia due mesi fa, ottantenni che da giorni aspettano speranzosi una telefonata da parte del medico di famiglia. “Mi dispiace, il vaccino non è disponibile”. Il sistema insomma sembra essere andato in tilt, nonostante le scorte massicce di cui si sarebbe dotata la Regione Molise.

Certo, il problema è nazionale. E in questi giorni hanno fatto rumore le parole del professor Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano: “Sono un operatore sanitario, ho 69 anni e non ho ancora ricevuto il vaccino. E’ un ritardo inconcepibile”.

Ma non sempre vale il detto ‘mal comune mezzo gaudio’.

Analoga denuncia è quella del dottor Antonio Tartaglione, segretario regionale della Federazione Italiana Medici di Famiglia del Molise, che ha inviato una lettera aperta ai vertici Asrem e alla Regione Molise.

“Fidandoci di quello che ci era stato detto, avevamo avvisato i nostri assistiti che in questo mese ci sarebbe stata un’ulteriore fornitura di vaccino antinfluenzale.

Con la fornitura ricevuta a fine ottobre abbiamo vaccinato circa il 40% degli ultra 65enni, dopo che si era ripetuto per mesi che il vaccino quest’anno sarebbe stato dato gratuitamente a tutti gli ultra sessantenni”.

Il massimo rappresentante del sindacato dei medici di famiglia chiede “informazioni chiare e precise”. In particolare: “Abbiamo il diritto di sapere perché non sono ancora arrivati i vaccini promessi, se e quando si prevede che arriveranno. E’ in gioco la credibilità dell’intero sistema sanitario regionale. Nulla di male a dichiarare le difficoltà oggettive incontrate, ma è il momento che chi è andato più volte in televisione a spiegare l’importanza di vaccinarsi in questa stagione invernale maledetta, chi ha continuato a ripetere in TV che entro novembre sarebbero arrivate le dosi mancanti, a dire che avevamo ordinato 100.000 dosi di vaccino, adesso ci metta la faccia e dia spiegazioni chiare e convincenti”. Il riferimento è probabilmente proprio al presidente Donato Toma.

La tensione è alle stelle, la pazienza degli utenti agli sgoccioli. Quindi lo sfogo finale del medico: “Non ce la facciamo più a rispondere a decine di telefonate al giorno di assistiti che ormai sempre più indispettiti lanciano improperi prima di tutto a noi che rappresentiamo ai loro occhi la Sanità pubblica”.