Collaboratore arrestato per mafia, per i pm Giusy Occhionero ha mentito: chiuse le indagini

La deputata di Italia viva deve rispondere di falso: per i magistrati ha fatto entrare nelle carceri il suo ex collaboratore Antonello Nicosia prima di metterlo sotto contratto

La Procura della Repubblica di Palermo ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini a carico della deputata molisana di Italia viva Giusy Occhionero. La parlamentare di Campomarino risulta infatti indagata per falso nella vicenda che ha portato all’arresto del suo ex collaboratore parlamentare Antonello Nicosia, in passato attivista dei Radicali e spacciatosi per docente universitario.

In realtà Nicosia non aveva alcuna qualifica specifica e anzi, ha alle spalle una condanna definitiva a dieci anni per traffico di droga, particolare evidentemente sfuggito alla Occhionero. L’uomo aveva invece utilizzato la collaborazione con la deputata di Iv per entrare nelle carceri e fare da messaggero fra il mondo esterno e i detenuti al regime del 41 bis, almeno secondo quanto ritengono i magistrati, che ipotizzano inoltre una relazione sentimentale fra i due.

Nicosia è infatti indagato per concorso in associazione mafiosa. Diverso il reato ipotizzato dai magistrati e in particolare dal Procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Francesca Dessì e Gery Ferrara. Secondo loro, il rapporto di lavoro fra Nicosia e Occhionero sarebbe stato formalizzato soltanto dopo che il collaboratore aveva già iniziato a entrare nei vari penitenziari del Paese per incontrare mafiosi.

In particolare il 21 dicembre 2018, dopo aver avuto contatti telefonici con Nicosia, la Occhionero sarebbe entrata insieme a lui per un’ispezione all’interno del carcere Pagliarelli di Palermo. Lo avrebbe fatto dichiarando all’ingresso che Nicosia era un suo collaboratore ma all’epoca dei fatti il rapporto non era stato ancora formalizzato. Nei giorni successivi altre visite si verificarono alle carceri di Agrigento e Sciacca.

Un particolare che ha fatto scattare quindi l’ipotesi di reato di falso ai danni della parlamentare. Adesso le indagini sono state chiuse non solo nei confronti di Giusy Occhionero ma anche a carico degli altri indagati vale a dire di Nicosia, del boss di Sciacca Accursio Dimino e dei tre presunti favoreggiatori, vale a dire Paolo e Luigi Ciaccio e Massimiliano Mandracchia. Per tutti gli indagati il prossimo passo potrebbe essere quindi la richiesta del processo.

Audizione Occhionero

Giusy Occhionero, eletta alle politiche del 2018 nelle liste di Leu e poi passata con il nuovo partito di Matteo Renzi, è stata ascoltata dai magistrati in un primo momento come persona informata dei fatti dichiarando di non essere a conoscenza di questa sorta di doppia personalità di Nicosia. Spiegazioni che tuttavia sembrano non aver convinto i magistrati che in seguito l’hanno iscritta nel registro degli indagati.

Dopo essere stata indagata, la deputata è stata nuovamente convocata in procura a Palermo ma non si è presentata, avvalendosi della facoltà di non rispondere. La Occhionero è stata anche ascoltata dalla commissione parlamentare Antimafia ma la sua audizione risulta secretata.

 

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