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Arrestato per associazione mafiosa il collaboratore della deputata Giusy Occhionero (Iv)

La deputata molisana di Italia Viva non risulta indagata. Nicosia, che si definisce collaboratore parlamentare, ha accompagnato Giuseppina Occhionero in alcune ispezioni all’interno delle carceri siciliane e proprio durante quelle visite i boss gli avrebbero affidato messaggi da recapitare all’esterno. Nicosia, 48 anni, dirige l’Osservatorio internazionale dei diritti umani Onlus ed è componente del Comitato nazionale dei Radicali italiani. Per gli inquirenti era in realtà "organico alla mafia di Sciacca": nelle intercettazioni rese pubbliche insultava Giovanni Falcone (il suo assassino "è stato un incidente sul lavoro, dovremmo cambiare il nome dell’aeroporto di Palermo") e definiva il boss Matteo Messina Denaro, ritenuto il capo di Cosa nostra, "il nostro Primo ministro". In manette durante blitz di questa mattina con altre 4 persone fra cui il capomafia di Sciacca Accursio Dimino.

E’ stato arrestato nell’ambito di un blitz di Guardia di Finanza e Ros, che ha portato a 5 misure interdittive. In carcere Antonello Nicosia, esponente dei Radicali italiani, che partecipava alle ispezioni in carcere della parlamentare molisana Giusy Occhionero, di recente passata da Leu a Italia Viva, che risulta estranea all’indagine e sarà ascoltata come testimone nell’inchiesta. Secondo gli inquirenti siciliani Nicosia, come riferiscono le agenzie questa mattina, quando la notizia è su tutte le prime pagine dei principali quotidiani italiani, faceva uscire i messaggi dei boss ed è stato intercettato mentre insultava il giudice Falcone. Per la pubblica accusa sarebbe dunque un uomo molto vicino ai fedelissimi del superlatitante Matteo Messina Denaro. 

Secondo la Procura, Nicosia avrebbe fatto da tramite tra capimafia, alcuni dei quali al 41 bis, e i clan, portando all’esterno messaggi e ordini. Giuseppina Occhionero, 41 anni, avocato, è stata eletta alle ultime Politiche nelle liste di Leu ed è recentemente passata a Italia Viva, il partito di Renzi. Sostenendo di essere collaboratore della Occhionero – i magistrati hanno delegato accertamenti alla Camera per verificare se sia vero – Nicosia poteva avere incontri con padrini mafiosi. Nelle conversazioni intercettate, l’esponente Radicale sottolineava il vantaggio di entrare negli istituti di pena insieme alla deputata in quanto questo genere di visite non erano soggette a permessi.

Nicosia, secondo i magistrati, non si sarebbe limitato a fare da tramite tra i detenuti e le cosche, ma avrebbe gestito business in società con il boss di Sciacca Dimino, con cui si incontrava abitualmente, fatto affari coi clan americani e riciclato denaro sporco. Da alcune intercettazioni emergerebbero anche progetti di omicidi. L’inchiesta, condotta da Ros e Gico, è coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Gery Ferrara e Francesca Dessì.

Nicosia, insospettabile collaboratore parlamentare, paladino dei diritti dei detenuti, ha 48 anni, è originario di Sciacca (Agrigento), è stato arrestato all’alba dai finanzieri del Gico di Palermo e dai carabinieri del Ros. “Associazione mafiosa” è l’accusa contestata nel fermo disposto dal procuratore. Nicosia ha accompagnato la deputata Giuseppina Occhionero (ex “Liberi e Uguali” di recente passata al gruppo parlamentare Italia Viva di Matteo Renzi), residente a Campomarino, in alcune ispezioni all’interno delle carceri siciliane. Proprio durante quelle visite i boss avrebbero affidato all’assistente della parlamentare dei messaggi da recapitare all’esterno.

La deputata non risulta indagata. Il collaboratore avrebbe agito a sua insaputa, ma sono tante le cose ancora da chiarire in questa storia che ha contorni molto più ampi. I nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo e i colleghi di Sciacca hanno arrestato questa mattina altre quattro persone.

La Procura di Palermo ha fermato infatti 5 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa e favoreggiamento. In carcere, tra gli altri, anche il capomafia di Sciacca Accursio Dimino, già condannato nel 1996, che con il collaboratore della deputata si incontrava spesso per pianificare sempre nuovi affari su cui adesso indaga la procura di Palermo, con risvolti anche americani: negli Usa, Nicosia andava di tanto in tanto.

Nicosia ha 48 anni, è membro del Comitato nazionale dei Radicali italiani, per anni si è impegnato in battaglie per i diritti dei detenuti. Si sarebbe detto collaboratore della parlamentare molisana Occhionero, come riferisce anche il suo curriculum vitae, con la quale ha incontrato diversi boss detenuti. Nel suo curriculum scriveva anche di essere un docente della prestigiosa Università della California e di insegnare “lo sbarco anglo americano e la storia della mafia”. Ma sul sito dell’università il suo nome non figura affatto.

Secondo la Procura avrebbe fatto da tramite tra capimafia, alcuni dei quali al 41 bis, e i clan, portando all’esterno messaggi e ordini. Nicosia, che conduceva un programma tv («Mezz’ora d’aria»), dirige l’Osservatorio internazionale dei diritti umani Onlus ed è componente del Comitato nazionale dei Radicali italiani, secondo gli inquirenti era in realtà “organico alla mafia di Sciacca”. Nelle intercettazioni rese pubbliche insultava Giovanni Falcone (il suo assassino “è stato un incidente sul lavoro, dovremmo cambiare il nome dell’aeroporto di Palermo”) e definiva il boss Matteo Messina Denaro, ritenuto il capo di Cosa nostra, “il nostro Primo ministro”, invitando un interlocutore, al telefono, a parlarne con cautela: “Non devi parlare a matula (a vanvera, ndr)”.

Sempre nelle intercettazioni, Nicosia, che aveva avuto accesso alle carceri di Sciacca, Agrigento, Trapani e Tolmezzo, spiegava  perché fosse fondamentale, per poter svolgere la sua funzione di “messaggero”, entrare in carcere con un deputato. “Quando entri con i Radicali non è come quando entri con un deputato” .

In base a quanto riportato dai magistrati, Nicosia avrebbe partecipato a una riunione riservata a Porto Empedocle con due pregiudicati “di cui uno fidato sodale di Messina Denaro”, nel corso della quale si sarebbe discusso di una somma di denaro da destinare proprio al capo di Cosa nostra. Per conto di Messina Denaro, Nicosia – è l’accusa che gli viene mossa – si stava anche prodigando per “la realizzazione di un non meglio delineato progetto nel settore carcerario” caldeggiato proprio dai boss.