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Collaboratore arrestato per mafia, il Gip: “Occhionero gravemente inconsapevole o connivente”

Si moltiplicano le richieste di dimissioni per la deputata di Campomarino, attaccata da semplici cittadini, colleghi parlamentari e movimenti politici dopo l'arresto di Antonello Nicosia, col quale collaborava. Intanto i magistrati hanno chiesto di acquisire la documentazione della Camera. Dure parole del Giudice per le indagini parlamentari, ma il giudizio resta sospeso

La bufera che si è abbattuta sulla deputata molisana Giuseppina Occhionero non accenna a placarsi. Anzi, la sua posizione sembra complicarsi, sia dal punto di vista politico che giudiziario. Tanto che nell’ordinanza il Gip la definisce “gravemente inconsapevole o connivente”. E se la sua vicenda è finita nel turbinio delle polemiche fra varie fazioni politiche, con qualcuno che accenna a una richiesta di dimissioni, dall’altro ci sono i magistrati che dopo averla ascoltata hanno chiesto di acquisire gli atti alla Camera relativi alla collaborazione fra la parlamentare di Campomarino e Antonello Nicosia, suo ex collaboratore finito in manette per associazione mafiosa lunedì scorso.

Un uomo del quale la Occhionero si sarebbe fidata ingenuamente, o almeno questa è la versione fornita ai magistrati di Palermo mercoledì scorso, quando ha risposto alle domande dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Geri Ferrara e Francesca Dessì.

Ma non è tenero nei suoi confronti il Giudice per le indagini preliminari di Palermo, Alberto Davico. Scrive infatti di “grave difetto di consapevolezza o connivenza“. Il giudizio resta tuttavia sospeso, ma la Occhionero non è indagata.

Ad accompagnarla, all’incontro davanti ai magistrati della Dda, c’era anche l’avvocato e docente di Diritto Privato Giovanni Bruno. Una presenza che fa capire come la posizione della Occhionero sia delicata, sebbene al momento la deputata risulti semplicemente persona informata sui fatti ma non iscritta sul registro degli indagati. Non ancora, perlomeno. 

Dalle intercettazioni telefoniche vengono fuori tuttavia delle frasi imbarazzanti, dalle quali la Occhionero non esce certo bene. In Molise gli elettori, sia quelli che il 4 marzo 2018 votarono per Leu, che tanti altri, sono sgomenti. Iniziano a emergere le prime richieste di dimissioni della parlamentare.

Infatti in questo momento, più che il suo preciso coinvolgimento nella vicenda di Nicosia, sconcerta come la deputata possa essersi fidata di un personaggio che non solo millantava nel proprio curriculum risultati e collaborazioni accademiche, ma aveva persino alle spalle una condanna (definitiva) a dieci anni di carcere per traffico di droga. Insomma, non proprio una contravvenzione per divieto di sosta. “Me l’hanno presentato i Radicali e mi sono fidata, se alla Camera non controllano perché avrei dovuto farlo io?” si sarebbe difesa l’ex assessora di Campomarino.

giusy occhionero

Una frase che, se reale, non può valere come giustificazione per una persona che ricopre una delle più alte cariche istituzionali dello Stato, ma anzi aggiunge forse altro carico alla colpevole leggerezza con cui vengono fatte certe scelte a Montecitorio. Al tempo stesso è un’affermazione che dimostra ancora una volta come in Italia per poter fare il collaboratore scolastico in qualsiasi plesso del Belpaese occorra presentare un certificato penale che attesti la buona fedina, per lavorare con il pubblico bisogna presentare i certificati antimafia e invece per poter entrare in Parlamento, cioè il luogo fisico in cui vengono partoriti e modificati decreti e leggi che condizionano le vite di 60 milioni di persone, basta presentare un curriculum falso, ingannare la parlamentare di turno, che peraltro non verifica nulla, ottenere un tesserino che vale da passe-partout (chissà che il nome dell’inchiesta non c’entri qualcosa) e riuscire ad avere l’autorizzazione per entrare nei maggiori penitenziari d’Italia, incontrando mafiosi e criminali pericolosi, probabilmente facendo da tramite fra il mondo esterno e quello dei reclusi.

È anche per questo che in Parlamento mercoledì scorso si è scatenata la bagarre fra la senatrice della Lega Antonella Faggi e l’esponente di Italia Viva Davide Faraone sul tema. In causa sono stati chiamati il ministro Alfonso Bonafede e il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, entrambi del M5s.

Quest’ultimo è stato accusato di silenzio sulla vicenda, e non si può non rimarcare come un partito che ha fatto del giustizialismo uno dei suoi pilastri, abbia fatto quasi completamente scena muta sul caso Nicosia, forse per paura di non calpestare i piedi all’alleato scomodo ma decisivo per la tenuta del governo, vale a dire Matteo Renzi di Italia Viva.

Il quale, da parte sua, non ha proferito parola sull’argomento, forse imbarazzato dal fatto che Nicosia era alla Leopolda, due settimane fa, proprio in compagnia della Occhionero, neo deputata di Iv. Particolare che smentirebbe quanto detto dalla Occhionero qualche ora dopo l’arresto di Nicosia. “Ho chiuso la collaborazione con lui dopo pochi mesi.

Fa eccezione in un quadro insolitamente silente, un post di Fabrizio Ortis, senatore molisano del M5s. “La deputata molisana Giuseppina Occhionero prenda una posizione netta e chiara in merito alla vicenda che ha coinvolto il suo collaboratore parlamentare. Ricordiamo che Nicosia è accusato di aver usufruito di visite e ispezioni nelle carceri siciliane per fare da tramite tra i boss in cella e i clan. È una vicenda alquanto grave che non può essere accantonata con un semplice “non sapevo nulla”, perché qui parliamo di mafia dentro e fuori le istituzioni”.

Più esplicita la posizione di cinque tra movimenti e partiti espressione della sinistra, cioè èViva, Laboratorio Progressista, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana e Socialisti in Movimento.Sollecitiamo le immediate dimissioni della parlamentare Giusy Occhionero. Sarà la magistratura ad accertare i fatti penalmente rilevanti ma sul piano politico-istituzionale ciò che è accaduto è semplicemente inaccettabile”.

Posizione simile per il Partito comunista dei lavoratori. “Emerge tuttavia la grave responsabilità politica, ancorché non solo sua individuale bensì di un sistema dove risulta generalizzata la “prassi” parlamentare di non verificare i collaboratori, per cui diventa possibile anche agire per fini mafiosi sotto la maschera della giusta tutela dei diritti umani.

Vero che in questa “sciatteria parlamentare” nell’assumere collaboratori ci può incappare anche il deputato in buona fede come rivendica la Occhionero, ma di certo per tali funzioni così delicate appare negligente non accorgersi del “curriculum nero” del collaboratore; e di sicuro questo sistema di reclutamento politico favorisce i non pochi parlamentari dei partiti reazionari e del capitale, collusi in chiara mala fede, come sappiamo dalla ordinaria cronaca nera da cui neanche il Molise è indenne”.

E le reazioni della Rete, specie sui social, non è certo assolutoria. Si moltiplicano gli attacchi, le sollecitazioni a fare un passo indietro, le richieste di abbandonare quel posto occupato a Montecitorio. Alla luce di quanto emerso finora, appare molto difficile che questo accada. Intanto il Circolo di Conversazione San Pio di Agnone che l’aveva invitata a parlare in un incontro pubblico, si è visto costretto ad annullare l’appuntamento previsto per oggi 8 novembre.

Al momento, va ripetuto, la deputata molisana non è indagata. Tuttavia ha preferito avere con sé a Palermo un avvocato di grido come Giovanni Bruno, che a quanto risulta non era con lei durante il colloquio coi magistrati, ma l’ha accompagnata in Procura attendendola poi all’uscita. Le parole utilizzate dal Gip nelle 247 pagine dell’ordinanza dell’operazione ‘Passepartout” però non alleggeriscono la sua posizione.

Certo è che al di là di quanto già detto ai magistrati, sarebbe opportuno che la Occhionero chiarisse anche con gli elettori, non solo molisani, se quel ‘San Matteo’ di cui Nicosia parla con lei al telefono, invitandola a non parlare a vanvera, era davvero il super latitante Matteo Messina Denaro come ritengono i magistrati antimafia, e se lei ne era consapevole. E se non lo era, perché non abbia mai chiesto spiegazioni.