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Tasse alle stelle ma i debiti lievitano. La Corte dei Conti: “Il Molise rischia di dover restituire le somme per la sanità”

In occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, la presidente della sezione di Controllo, Lucilla Valente, ha detto: “A fronte di questo si sono realizzate le condizioni per aumentare Irap e Irpef". Il procuratore Stefano Grossi ha poi richiamato le istituzioni e la società civile a prestare più attenzione perché “la nostra regione è quinta in Italia per il pericolo di infiltrazioni mafiose"

La Regione Molise è in controtendenza rispetto alle altre regioni sul piano di rientro sanitario “stante un continuo peggioramento del disavanzo che, qualora proseguisse, potrebbe arrivare al punto di pregiudicare la validità dell’Accordo Stato-Regioni del 3 agosto 2016 (che presuppone invece l’attuazione positiva del Programma operativo straordinario 2015-2018 e il rientro dai disavanzi) esponendo il Molise al rischio di recupero delle somme già erogate per la copertura dei disavanzi pregressi e per l’attuazione del Piano di rientro”.

La relazione del presidente della Sezione di controllo della Corte dei Conti, Lucilla Valente, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario che si è tenuta questa mattina in modalità on line, è categorica.

corte conti inaugurazione anno giudiziario

Il tallone d’Achille del Molise continua ad essere il debito sanitario rispetto al quale poco è stato ancora fatto. Tant’è che “tenendo conto del disavanzo non coperto rilevato al quarto trimestre 2019, si sono realizzate, con riferimento al risultato di gestione dell’anno 2019, le condizioni per l’applicazione degli automatismi fiscali previsti dalla legislazione vigente, vale a dire l’ulteriore incremento delle aliquote fiscali di Irap e addizionale regionale all’Irpef per l’anno d’imposta in corso, rispettivamente nelle misure di 0,15 e 0,30 punti oltre che il divieto di effettuare spese non obbligatorie da parte del bilancio regionale fino al 31 dicembre prossimo”.

Da uno sguardo alla complessiva situazione debitoria della Regione Molise, la relazione della dottoressa Lucilla Valente evidenzia “che l’esposizione debitoria regionale derivante da mutui e altre forme di indebitamento ammonta a 524,560 milioni di euro”. Il debito a carico della Regione è composto da mutui per 92,07 milioni di euro, prestiti obbligazionari per 139,34 milioni di euro e anticipazioni di liquidità per 292,80 milioni di euro.

“Il peso sopportato nell’esercizio 2019 per il rimborso dei prestiti a medio e lungo termine – si legge nella relazione – è stato pari ad 22,67 milioni di euro per il rimborso della quota capitale e 14,926 milioni di euro a titolo di interessi. Sul sistema finanziario regionale pesano, inoltre, contratti in strumenti derivati, fonte di una quota rilevante dell’indebitamento, che hanno generato, nel corso dei 15 anni monitorati, “uscite” pari a circa il 1400% delle “entrate”, con differenziale complessivo a debito regionale per 83,342 milioni di euro. Tali contratti offrono anche profili problematici di carattere contrattuale e gestionale, rilevanti ai fini della sana gestione finanziaria regionale”.

E sotto il profilo gestionale, il quadro regionale offre un sistema dei controlli interni ancora confuso e frastagliato, con profili organizzativi “di dubbia legittimità, scarsa trasparenza informativa, criticità nella gestione del personale, che non dimostrano ossequio alla ratio normativa di organizzazione, razionalizzazione e contenimento della spesa”.

Passando alla Regione. Il calcolo del risultato di amministrazione “effettivo” è condizionato negativamente dalla presenza di quote debitorie accantonate per 341,958 milioni di euro e vincolate per 270,361 milioni di euro tanto da essere determinato in disavanzo per il considerevole importo di 514,447 milioni euro.

“Sebbene sia apprezzabile la rimarchevole e positiva azione di cancellazione di residui attivi inesigibili e di riconoscimento di debiti fuori bilancio – si legge nella relazione – la stessa non ha assicurato certezza al risultato raggiunto: la Regione Molise, per l’esercizio 2019, non solo non è riuscita a garantire il recupero delle quote di disavanzo applicate nell’anno (19,647mln euro), ma ha generato un ulteriore disavanzo di 22,349 milioni di euro”.

Inoltre, per i magistrati il disavanzo effettivo, determinato in 514,447 milioni euro, appare di dubbia stima in considerazione delle criticità e anomalie che sono state rilevate nel corso dell’istruttoria e che si possono sintetizzare in: riscontro di voci di entrata che si sospettano illegittime in quanto corrispondenti alla conservazione di residui attivi da esercizi precedenti di cui alcuni risalenti nel tempo; possibile sottostima della parte accantonata come Fondo Crediti di dubbia esigibilità, Fondo contenzioso e Fondo passività potenziali; rilevazione di situazioni debitorie non contabilizzate (fatture pregresse e questione del debito Inps, relative alla gestione sanitaria).

Il procuratore generale Stefano Grossi ha rimarcato sì la difficile situazione sanitaria che è causa di ripercussioni rilevanti non solo nel campo della giustizia ma in tutti i settori quali per esempio il commercio, l’agricoltura, il turismo, l’industria. Ma ha anche evidenziato come secondo gli ultimi dati Eurispes la nostra regioneè la quinta a maggior rischio infiltrazioni”. Preceduta soltanto da Campania, Sicilia, Calabria e Puglia.
Quindi rischio alto per la provincia di Isernia, medio-alto per quella di Campobasso. “Ci troviamo di fronte ad un indice di permeabilità delle organizzazioni malavitose in crescita” ha detto da qui l’invito a denunciare e segnalare. E quello alle Istituzioni tutte perché “non si abbassi mai la guardia”.