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Ricoveri Covid, accordo con la Pavone della famiglia Patriciello: 60 posti a Salcito, medici e infermieri del Neuromed

Nella serata di ieri, al termine di una giornata drammatica sul fronte ricoveri che ha certificato l’emergenza più grave finora registrata in Molise, è stato stipulato un accordo tra Asrem, Regione e clinica privata di riabilitazione di Salcito, che fa capo alla stessa proprietà del Neuromed di Pozzilli. Qui saranno attivati 60 posti covid a bassa intensità che si aggiungono ai 10 del gemelli, già saturi. Le due strade indicate dal Commissario Giustini non saranno perseguite e sfuma ancora l’ipotesi di attivare un reparto covid al Vietri.

I dieci posti letto di Malattie Infettive messi a disposizione dalla Cattolica si sono esauriti nel giro di 24 ore. L’alto numero dei ricoveri di pazienti covid, che ieri (domenica 14 febbraio) hanno messo in crisi gli ospedali molisani, ha reso necessario il ricorso al più importante operatore privato convenzionato della nostra regione: i degenti col virus potranno essere trasferiti anche nella struttura di Salcito, la Fondazione Pavone, che fa capo alla famiglia dell’europarlamentare Aldo Patriciello. Intanto sopralluoghi a Isernia e a Campomarino per i 2 covid hotel, mentre “agli inizi di marzo saranno pronti i moduli di Terapia Intensiva al Cardarelli e al Veneziale”, la garanzia del Dg Asrem Florenzano.

Poche ore dopo una domenica ‘bestiale’, con il sistema degli ospedali in crisi a causa dell’elevato accesso di pazienti covid e il livello dell’emergenza passato da 4 a 5, arriva l’accordo con la Fondazione Pavone del gruppo Patriciello: 60 posti letto per ricoveri covid a bassa e media intensità e personale sanitario adeguato. Medici e infermieri saranno dislocati a Salcito dal Neuromed di Pozzilli, perchè alla Pavone ci sono solo fisioterapisti e pochi infermieri: sono infatti al momento soltanto 10 gli ospiti della clinica di riabilitazione, tutti ricoverati nell’ala convenzionata col pubblico.

Sfuma pertanto l’ipotesi di fare la stessa cosa al Vietri di Larino, dove a quanto pare ci sarebbe “l’insormontabile problema del personale che non è stato reperito”, per il quale i tempi sarebbero eccessivamente lunghi. Del ‘Vietri’ dedicato a trattare pazienti covid che non hanno bisogno di Rianimazione se ne era parlato pochi giorni fa in Consiglio regionale, con l’accordo pressochè unanime di tutti. Ma l’emergenza provocata dalla diffusione del virus e soprattutto dalla variante inglese che ha moltiplicato i casi (e quindi ha incrementato anche i ricoveri) ha reso necessario accelerare le procedure per reperire ulteriori posti letto. 

I dieci posti di Malattie Infettive messi a disposizione dal Gemelli spa si sono esauriti nel giro di 24 ore. I covid hotel non sono ancora a disposizione: ci sono stati i sopralluoghi sulle strutture individuate – a Isernia e nelle vicinanze di Termoli – ma bisogna attendere ancora un po’ per l’attivazione. E il tempo è proprio quello che il sistema sanitario molisano non può più concedere al virus.

Sempre ieri (14 febbraio) l’urgenza della giornata ha richiesto la convocazione di due Unità di crisi (una si è svolta al mattino, l’altra il pomeriggio) ristrette al presidente della Regione Donato Toma, ai vertici Asrem e alla struttura commissariale per valutare la disponibilità dei privati a fornire posti letto sia per pazienti covid che no covid. Qualche giorno fa il governatore si era rivolto a Villa Maria (Campobasso), Villa Esther (Bojano) e Gea Medica (Isernia). Quaranta i posti nella clinica geriatrica del capoluogo molisano, ma la disponibilità espressa al capo della Giunta era solo limitata ai degenti no covid, che pure sono fondamentali in un periodo in cui il Cardarelli di fatto ha smesso di ricoverare pazienti ordinari per la pressione, elevatissima, rappresentata dai degenti col virus.

Nel corso del tavolo è pervenuta la manifestazione per posti covid da parte della clinica Pavone. I dieci degenti (no covid) ricoverati nella struttura che ha sede a Salcito, specializzata nella riabilitazione, potrebbero essere trasferiti a Pozzilli, al Neuromed, l’istituto di ricerca e cura che fa sempre parte del gruppo Patriciello. Oppure – si sta ancora valutando – potrebbe restare a Salcito in un’ala diversa, che non entri a contatto con quella covid. La Pavone è abbastanza grande e ha due piani: la separazione dei percorsi, almeno sulla carta, dovrebbe essere garantita.

“Poter utilizzare questi posti letto ci consentirà di sgravare la pressione sulle strutture ospedaliere”, osserva il direttore generale dell’Asrem Oreste Florenzano. “Avremo disponibilità di posti e operatori (che ci mancano) in un centro che si trova a circa 20 minuti dall’ospedale Dea di primo livello, il Cardarelli di Campobasso”.

Si cerca dunque di tamponare il più possibile l’emergenza di ospedali che hanno esaurito gli spazi: al Cardarelli, ad esempio, che attualmente cura 85 pazienti covid tra Malattie Infettive e Terapia Intensiva, anche reparti vitali sono stati estremamente ridotti. Basti pensare che “il reparto di Medicina (chiuso dopo un focolaio scoppiato a gennaio) è stato riaperto con soli 6 posti letto quando addirittura arrivava anche a 70-80 posti”, ha denunciato questa mattina durante l’assise civica di Campobasso il consigliere Musto.

I moduli di terapia intensiva che si stanno allestendo all’esterno del Cardarelli di Campobasso e del Veneziale di Isernia del resto non saranno pronti prima di 15 giorni. “Dovrebbero essere pronti agli inizi di marzo”, è la previsione.

Vaccino covid Florenzano asrem

“La Cross (Centrale remota operazioni soccorso sanitario che mette a disposizione posti di terapie intensive in tutta Italia, ndr) sta funzionando”, puntualizza ancora il direttore generale dell’Asrem. “Ieri abbiamo trasferito due pazienti a San Severo e a Foggia: è vero che gli ospedali abruzzesi sono in sofferenza come i nostri, ma la Cross funziona a livello nazionale. Certo, gli ospedali sono sotto pressione ma abbiamo gli strumenti per reagire. Ora con questi nuovi posti letto presso la Fondazione Pavone avremo maggiore possibilità di risposta”.

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