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Abusi e maltrattamenti sulle donne: in provincia segnalati oltre duecento casi da “codice rosso”

Da oggi, nove agosto, cambia la normativa che innova e modifica la disciplina penale della violenza domestica e di genere. Revenge porn e sfregio con l’acido diventano reati. Fra le novità anche la "corsia preferenziale" nei processi

Si chiama “Codice rosso” ed entra in vigore a partire da oggi, 9 agosto. E’ la nuova legge in materia di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, corruzione di minorenne, atti persecutori, lesioni personali aggravate da legami familiari.

All’osso: più tempo per denunciare le violenze sessuali, pene più severe, corsia preferenziale e tempi rapidissimi per indagini e processi, più strumenti di prevenzione e repressione a disposizione di autorità inquirenti e forze investigative.

Al 31 dicembre 2018 la procura ha segnalato in provincia di Campobasso duecento casi da “Codice rosso” nei confronti di persone note: cioè persone identificate e denunciate per i reati di violenza. Sono venti invece i procedimenti in corso senza ancora l’identificazione degli autori di fatti di abusi e violenza.

Nel primo caso parliamo dei 6 per cento del totale dei procedimenti in corso, nel secondo dello 0.6 per cento del totale.

La legge non ha valore retroattivo ma i numeri danno un’indicazione interessante in merito all’attività che forze dell’ordine e autorità giudiziaria saranno chiamati a svolgere rispetto a quanto accaduto fino a pochi mesi addietro.

Perché dal 9 agosto ci sarà un anno di tempo per denunciare le violenze sessuali che saranno punite con pene dai 6 ai 12 anni (oggi la pena minima è 5 anni e la massima 10 anni). Giro di vite per la violenza nei confronti dei minorenni. Per i più piccoli di 14 anni è aggravata e le pene arrivano a toccare di 24 anni.

E’ prevista una riduzione sensibile dei tempi della giustizia. Fatta la denuncia, la procura ha l’obbligo di sentire la persona offesa entro tre giorni e la polizia deve proseguire rapidamente sul fronte investigativo, dando la priorità ai reati elencati nel “Codice Rosso” e riferendo a tamburo battente negli uffici del Pm tutte le informazioni utili.

A questo proposito la nuova legge fornisce strumenti “attivi” per evitare l’avvicinamento dell’aggressore alla parte offesa attraverso mezzi di controllo tecnologici come, ad esempio, il cosiddetto “braccialetto elettronico”. Introdotto l’obbligo di comunicare alla vittima e al suo avvocato la scarcerazione dell’aggressore cui la parte lesa può opporsi.

Giro di vite anche per chi diventa autore dell’ormai tristemente noto “revenge porn”.  L’ex che, per vendetta, diffonde foto e filmati intimi rischia una condanna da 1 a 6 anni e una multa fino a 15 mila euro. Ma l’aspetto più importante è che il reato è esteso anche a chi riceve il materiale e, a sua volta, contribuisce alla sua diffusione. La pena viene aumentata se i fatti sono commessi da una persona che è stata sentimentalmente legata alla vittima e se la diffusione avviene attraverso strumenti informatici o telematici.

Altri nuovi reati sono quelli di violazione del divieto di avvicinamento alla persona offesa laddove esplicitamente stabilito da un giudice e i matrimoni celebrati tramite coercizione, in Italia e all’estero, contro la volontà di uno dei coniugi.
E poi arriva anche il reato specifico di “deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso”. Che significa gli sfregi al volto. Azione giudiziaria necessaria per prevenire i casi di donne rovinate nell’aspetto da getti di acido da parte dei propri persecutori. Questo reato è punito con una pena da 8 a 14 anni.

Infine, la legge impone che, in presenza di processi di separazione, divorzio, affidamento dei figli, in caso di denuncia per violenza domestica quest’ultima venga immediatamente trasmessa al giudice civile eventuali provvedimenti adottati nei confronti del maltrattante.