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Maggioranza a pezzi: Mazzuto ‘costretto’ alle dimissioni. Toma senza numeri e contestato: “Buffone” foto

L’assessore esterno della Lega rimette le deleghe a Lavoro e Sociale su pressione della maggioranza che lo avrebbe probabilmente sfiduciato in aula. Dopo il documento letto dal presidente, il voto si è invece concluso con un pareggio: 10 sì e 10 no. Ora il governatore può confermare Mazzuto o scegliere un sostituto, ma l’impressione è che non abbia più la forza per governare, tanto che il consiglio odierno si è concluso in appena 5 minuti nonostante le emergenze da affrontare. Contestazione fuori da palazzo D’Aimmo, arrivano polizia e carabinieri

L’assessore al Sociale e al Lavoro della Regione Molise Luigi Mazzuto ha rimesso le deleghe nelle mani del governatore Donato Toma dopo che quest’ultimo aveva capito che la mozione di sfiducia lo avrebbe affossato. È stato un pomeriggio convulso in consiglio regionale e ancor più movimentato fuori da via IV Novembre, a Campobasso, dove una delegazione di ex lavoratori della Ittierre ha fortemente contestato sia il governatore che l’assessore dimissionario a forza di grida e fischi. È stato necessario l’intervento della forza pubblica ma questo dimostra ancora una volta come la maggioranza non abbia da tempo la capacità e i numeri per governare una regione che vive un momento drammatico per vari motivi.

Era fissata a oggi pomeriggio 5 luglio infatti l’ennesima mozione di sfiducia presentata nei confronti dell’assessore più discusso di questi 16 mesi di governo Toma. Programmato alle 14, il consiglio è slittato di un paio d’ore. Perché nel frattempo il governatore ha fissato una riunione di maggioranza nella quale ha capito che stavolta per Mazzuto non ci sarebbe stato scampo.

Troppe le frizioni nella maggioranza, dove lo scontro interno alla Lega di qualche mese fa avrà anche portato all’espulsione dal partito di Aida Romagnuolo e Filomena Calenda, ma ha finito per logorare proprio il coordinatore regionale del Carroccio. Contro di lui infatti non ci sono soltanto le due elette in quota Lega e defenestrate direttamente da Salvini, ma anche una buona fetta del centrodestra.

Andrea Di Lucente ha più volte mostrato di non apprezzare l’operato di Mazzuto, ma i si dice indicano anche in Antonio Tedeschi, Armandino D’Egidio e persino il presidente Salvatore Micone personaggi per niente contenti di averlo in Giunta. Senza contare che al momento delle mozioni di sfiducia finora Massimiliano Scarabeo non si era presentato, forse proprio per non votare contro la sua coalizione.

Insomma alla resa dei conti Toma ha capito di non avere i numeri dalla sua parte e ha praticamente chiesto a Mazzuto di presentargli delle dimissioni camuffate da remissione delle deleghe. In aula il presidente ha letto un breve documento nel quale ha fatto sapere dell’atto appena compiuto dall’assessore e ha assicurato che farà una verifica con la Lega, perché quel posto spetterebbe al Carroccio. Un confronto sia in Molise che a Roma, a quanto pare.

Secondo molti però potrebbe semplicemente prendere tempo per poi confermare la propria fiducia al coordinatore regionale dei salviniani, punto di riferimento del ministro dell’Interno nella nostra regione.

Ma così facendo poco cambierebbe a livello di numeri. La maggioranza Toma appare più sfilacciata che mai e praticamente immobile. Prova ne è il fatto che il consiglio di oggi, convocato su numerosi punti, è stato aggiornato al 16 luglio pochi secondi dopo il voto sulla mozione che si è tenuto lo stesso su richiesta delle minoranze. Rassicurati dalle dimissioni, i consiglieri di maggioranza hanno comunque votato in blocco fissando 10 a 10 i voti, respingendo così la mozione.

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Ma poco cambia. Con emergenze che si sommano una dopo l’altra e lavoratori che reclamano come quelli della ex Ittierre fuori da palazzo D’Aimmo, il presidente Micone ha rinviato tutto a metà luglio, fra più di dieci giorni, come se le emergenze del lavoro, del sociale, delle continue crisi idriche e della sanità (si doveva discutere del Punto Nascite di Termoli, ma evidentemente poco importa a chi ci governa) potessero aspettare.

A gettone di presenza intascato tutti a casa, mentre il Pd commenta con amarezza ma soddisfazione per il risultato politico: “Prima le dimissioni di De Matteis che, come da noi scoperto, era stato nominato in violazione della legge Madia. Poi la crisi vera. Toma sfiduciato due volte: dalla sua maggioranza, poiché ha chiesto di fare quadrato su Mazzuto e ha ottenuto un niet.

E poi si autosfiducia dicendo che la posizione la decide la Lega. Che significa? Che non ha il timone su nulla, né sulla sua maggioranza, né sulla scelta che ne conseguirà, visto che dovrà attendere le indicazioni che arrivarono da Pontida. La nostra mozione di sfiducia non passa, ma non importa, poiché il vaso è scoperchiato. Incapacità politica e amministrativa” ha scritto Micaela Fanelli.

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Il M5S da parte sua ha pubblicato subito dopo un video su Facebook in cui chiaramente demolisce una maggioranza già a brandelli: “Non riusciamo a portare in aula i problemi dei molisani” hanno ribadito i consiglieri pentastellati.

Oggi il MoVimento 5 Stelle si era presentato in Consiglio con 31 atti già iscritti all’ordine del giorno e con un atto da iscrivere: quello sul punto nascita del San Timoteo di Termoli. In aula c’erano anche gli ex lavoratori di Zuccherificio e Ittierre che attendevano risposte, molte delle quali contenute nella nostra interrogazione sul bando per lavori di pubblica utilità. Un bando bluff divenuto un bando fantasma, ora scomparso nel nulla. Invece ci hanno impedito di parlare di qualsiasi cosa” hanno affermato in una nota i consiglieri pentastellati.

“È impensabile e imbarazzante dover mettere in secondo piano i problemi, la disperazione dei cittadini per inettitudine politica o, peggio, per vuoti giochi di potere. In questo modo il Consiglio regionale diventa inutile. Il Molise è fermo e la Giunta è avvitata su sé stessa, non presenta proposte di legge, non ha idee, non ha concretezza, vivacchia tra un mal di pancia e l’altro. Solo due giorni fa i dati Istat hanno confermato il pauroso spopolamento in atto. Ebbene, il governatore e la sua maggioranza non stanno facendo altro che accompagnare fuori regione migliaia di cittadini.

Oggi, però, l’amministrazione Toma è giunta al capolinea; tutto ciò che succederà d’ora in poi sarà un lento trascinarsi verso la fine della legislatura che è plausibile pensare sarà abbastanza breve. I cittadini che lo sperano sono sempre di più. Il governatore ne prenda atto e ponga fine a questo stillicidio politico e amministrativo”.

Completamente differente, e non potrebbe essere altrimenti, la versione fornita da Toma. “Oggi i consiglieri di centrodestra hanno sottoscritto un documento in cui ribadiscono di far parte tutti assieme della maggioranza che sostiene il presidente Donato Toma. Un atto di fiducia incondizionata, che fa chiarezza sulle tante congetture fatte in relazione alla tenuta del Governo regionale.

L’assessore Mazzuto, inoltre, mi ha fatto pervenire una nota con la quale rimette il suo ruolo nelle mani del presidente della Giunta. Come anticipato in Consiglio, mi riservo ogni decisione, dopo che mi sarò confrontato con le forze politiche locali e romane di centrodestra“.

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Come se non bastasse, al pomeriggio nero di Toma e Mazzuto si sono aggiunti i lavoratori ex Ittierre che chiedevano risposte al governatore e all’assessore al Lavoro e sono stati praticamente ignorati. All’uscita del presidente le grida ‘Buffone!’ sono state sentite chiaramente fra i buu e i fischi ed è stato necessario l’arrivo di polizia e carabinieri. Mazzuto invece ha ingloriosamente deciso di andare via da un’uscita secondaria. Un epilogo triste per una Regione che appare all’abbandono.