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Più di 800 dosi consegnate al gruppo Neuromed e usate anche per tecnici e cameraman. Chi doveva controllare?

Luca Petrangelo è l’amministratore delegato di un bel po’ di società con sede tra Venafro e Pozzilli. Giovane, spigliato, aperto. “Sì, ho fatto il vaccino e l’ho chiesto anche per tutti i miei dipendenti. Era una possibilità prevista dalle disposizioni nazionali, e quando è arrivato il nostro turno lo abbiamo fatto”. Lui e tutti quelli che lavorano alla Multimed, alla Innomed Srl, alla Sesag, alla Se.Ma. Società diverse, per settori e mansioni: dalla cooperazione sociale alla programmazione, dalla informatica alla manutenzione al sostegno aziendale. Che cosa hanno in comune? Gravitano nel vasto universo del gruppo Neuromed, l’Istituto di Ricerca e Cura dell’Europarlamentare Aldo Patriciello, il patron della sanità privata con cliniche anche in Campania e nel Lazio, l’uomo dei record elettorali e delle 100mila preferenze.

A gennaio scorso, durante la programmazione della fase n. 1 delle vaccinazioni, la direzione sanitaria Neuromed ha fatto una ricognizione del personale delle varie aziende e sotto-aziende del gruppo, chiedendo una verifica della disponibilità interna a sottoporsi a vaccinazione. Quasi tutti hanno risposto positivamente, e d’altronde di questi tempi – negazionisti e no vax esclusi, sempre più risicati – chi non vorrebbe la garanzia di non sviluppare la covid 19?
“Lei non lo avrebbe fatto?” domanda Luca Petrangelo, che non ha niente da nascondere. Io sì, l’avrei fatto. Se non altro per non vivere con il terrore addosso ogni volta – e col lavoro che faccio succede sistematicamente – che metto piede in ospedale o incontro, anche se a distanza e con mascherina, un malato da intervistare, del quale raccogliere la storia. Lo avrei fatto, e lo farò quando arriverà il mio turno. Per ora non si può. Il turno, per i dipendenti delle società di Luca, è arrivato prima. E il vaccino (AstraZeneca) è toccato anche ai colleghi di TVI, che dipende dal grande network Multimed, proprietaria delle frequenze. Giornalisti, cameraman, tecnici, impaginatori. “Il personale di Tvi (la televisione di Isernia, ndr) frequenta per ragioni di lavoro la clinica, doveva essere messo al riparo dai rischi”. Beh, anch’io (come decine e decine di giornalisti molisani) frequento gli ospedali per ragioni di lavoro. La differenza è che la mia azienda non è un satellite della galassia Neuromed, il colosso della famiglia Patriciello.

Ma la domanda è un’altra: se la mia azienda chiedesse X dosi di vaccino per i propri dipendenti, me compresa, chi gliele darebbe? È una domanda facile, con una risposta sicura: nessuno. Non ora, perlomeno. Non la Asrem o la Regione Molise, che hanno accolto la richiesta presentata dalla Direzione sanitaria Neuromed nel gennaio scorso, integrata nelle scorse settimane man mano che si presentava la “necessità” di allargare il piano vaccinale interno.
Dalla iniziale cifra di circa 400 dosi, si è passati alle oltre 800 dosi – una per ogni dipendente che ha dato disponibilità – assegnate all’Istituto di Ricerca di Pozzilli, che le ha utilizzate per garantire una copertura immunologica a tutto il personale. Quello sanitario, inizialmente. Poi quello amministrativo, a cascata. Una copertura che ha raggiunto fino all’ultimo tecnico, piastrellista, idraulico, informatico che a vario titolo orbita nell’universo Neuromed. Anche se col Neuromed, va da sé, ha poco a nulla a che spartire.

Vaccini a tutti i dipendenti delle aziende di Aldo Patriciello, anche giornalisti e grafici della tv di Isernia

 

Le indicazioni ministeriali indicano, nella prima fase della campagna vaccini, queste categorie prioritarie: operatori sanitari e socio-sanitari, lavoratori dei servizi integrati che operano in ospedale, medici di base, pediatri, personale Adi dipendente dalla Asrem e personale dei distretti socio-sanitari. Chi doveva controllare e verificare il rispetto delle disposizioni? Nessuno, a quanto pare.
Incredibile ma vero, perché il Molise funziona così. D’altronde la cabina di regia che eroga materialmente i vaccini, cioè “apre” il magazzino, costituita dai vertici della struttura commissariale, dai vertici Asrem, da responsabili della farmacia e della prevenzione insieme con la direzione della salute della Regione Molise, altro non ha visto se non una richiesta inoltrata dal Neuromed, Istituto che – va ricordato – in questo momento è impegnato a dare man forte nella lotta contro il virus agli ospedali (pubblici) al collasso, e che ha messo a disposizione 12 posti letto nella clinica di Pozzilli.

“Abbiamo chiesto agli Istituti privati accreditati della regione Molise chi volesse vaccinarsi, visto che il vaccino non è obbligatorio, e di farci avere una lista dei componenti delle loro strutture che volevano il vaccino” chiarisce a Primonumero Michele Colitti, il direttore dell’ufficio regionale Prevenzione. Sottintendendo che per componenti delle loro strutture si intendono persone con diritto a essere vaccinate come da disposizioni ministeriali, appunto. “Gli ospedali non si reggono solo sui chirurghi o sugli infermieri, ma su tutte quelle persone che in base a quanto stabilito dal Piano Arcuri hanno diritto all’immunità in via prioritaria”. Giusto. Cosa c’entrino gli informatici, gli impaginatori, gli imbianchini e gli esperti di finanza aziendale non è (ancora) chiaro.

In ogni caso Asrem e Regione dicono di aver dato per scontato che le 800 dosi servissero per vaccinare persone rientranti nelle categorie indicate, i cui nomi – chiaramente protetti da privacy – sono conservati negli archivi della direzione della Salute. Michele Colitti, pur partecipando alla cabina di regia e pur frequentando sistematicamente la Asrem e di conseguenza anche strutture ospedaliere, non è vaccinato. “Non è arrivato il mio turno, probabilmente potrò farlo con i medici veterinari”. Lolita Gallo, il direttore generale della Salute che, ormai non è più un mistero, ha purtroppo contratto la malattia e sta lottando a casa continuando perfino a lavorare in smart working nonostante la malattia, esempio encomiabile di senso del dovere, non è vaccinata nemmeno lei.

Colitti alza le mani. “Non possiamo sapere a chi sia finito questo vaccino, ma dobbiamo presumere che sia stato utilizzato in maniera opportuna e adeguata”. I vaccini vengono gestiti dalle Aziende Sanitarie regionali che sono tenute anche a dare, laddove richiesto, quantitativi alle strutture sanitarie private convenzionate che, nella somministrazione dei vaccini pubblici cioè acquistati dallo Stato con i nostri soldi, sono tenute, così come le strutture pubbliche, a rispettare le disposizioni statali. È andata così?

Antonio Sorbo, ex sindaco di Venafro, ha più di un dubbio in merito, come ha scritto in un post intitolato Vaccini Furbi, che sviluppa una riflessione sulla notizia di primonumero.it. “Non mi risulta che tra le categorie da vaccinare prioritariamente rientrino giornalisti e tecnici di televisioni private”.

“Ci sono due livelli da cui aspettarsi questo chiarimento – prosegue Sorbo -. Uno è quello nazionale attraverso il Governo e il ministero della salute che possono chiedere all’Asrem di rendere conto dell’uso dei vaccini in Molise. L’altro, molto più pregnante e incisivo, è quello regionale perché l’Asrem dipende ed è sotto il controllo della Regione che infatti, attraverso il suo presidente, ha nominato anche il direttore generale. È a Campobasso che dovrebbero battere un colpo ma, detto tra noi, non mi aspetto nulla”.

L’inamovibilità del Molise d’altronde è leggendaria, anche se l’interesse della stampa nazionale attorno a questa strana faccenda potrebbe dare uno scossone agli organi inquirenti oltre che ai controllori nelle Istituzioni. Difficile fare ipotesi. Per ora assistiamo alle legittime (e disperate) rivendicazioni delle associazioni che tutelano i disabili, i diabetici, i cardiopatici, gli assistenti alla poltrona dei dentisti, i farmacisti non titolari e in generale le persone fragili. (monica vignale)

15 associazioni diffidano Regione e Asrem: “Subito i vaccini a disabili e persone fragili”

 

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