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La pandemia nell’anno della vetrina sul NYT. “L’estate 2020? Si cerca il turismo al sicuro. E il distanziamento sociale ci favorisce”

La crisi che ha colpito il settore turistico potrebbe essere una chance da sfruttare per la nostra regione, ma bisogna cambiare passo. Parola di Angelo Presenza, Professore di Management del Turismo e di Creazione d’Impresa presso il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi del Molise

A gennaio di quest’anno milioni di persone hanno letto sul sito del New York Times un elogio al Molise. Una terra da scoprire, una delle mete imperdibili del 2020. Poche settimane dopo l’imprevedibile ha travolto tutto e tutti, persino quel mondo del turismo che cresceva senza sosta e che oggi è come un’auto di grossa cilindrata con le ganasce alle gomme.

Per analizzare il periodo che il settore sta vivendo e ampliare l’orizzonte su come si potrà ripartire, Primonumero.it ha scelto di far parlare un esperto del settore, il professore dell’Unimol Angelo Presenza. Titolare della cattedra di Management del Turismo e di Creazione d’Impresa presso il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi del Molise, nonché termolese che vive il Molise tutti i giorni e quindi ne conosce peculiarità e meraviglie, ma anche storture e arretratezze. Da rimarcare che l’intervista è stata realizzata prima della pubblicazione delle Linee Guida dell’Inail su Ristorazione e balneazione e dell’intesa fra Governo e Regioni.

angelo presenza prof unimol

 

Professor Presenza, fino a pochi mesi fa il turismo era uno dei settori più in crescita e andare in vacanza era prassi per molti. Oggi ci sono invece strutture ricettive che non hanno prenotazioni nemmeno per i mesi di luglio e agosto. È la più grande crisi vissuta dal settore?

“Fino all’esplosione dell’emergenza Coronavirus, paradossalmente, il tema nel nostro Paese, su cui abbiamo persino costruito il Piano Nazionale Strategico del Turismo 2017-2022, era governare la tumultuosa crescita dei flussi turistici mondiali con milioni di turisti provenienti con sempre maggior intensità dai cosiddetti mercati emergenti. I temi principali riguardavano come organizzare l’offerta turistica delle grandi città per gestire il sovraffollamento e la distribuzione dei flussi nel resto dell’Italia.

Si aggiunga che diverse indagini condotte nel 2019 – come ad esempio il sondaggio effettuato in 97 nazioni da TravelSupermarket – rilevavano come l’Italia fosse la meta più desiderata e ambita in tutto il mondo. Oppure i risultati della ricerca condotta dalla società FourTourism che ci raccontavano come il 37% della popolazione globale sceglierebbe il Belpaese per una vacanza all’estero. Tale interesse è confermato anche da Google che dice che siamo il Paese più ricercato sul web.

La beffa è che il turismo italiano stava registrando una forte espansione e per il 2020 si prevedeva un incremento degli arrivi con segno positivo del 3,1% rispetto al 2019.

Da questa situazione di grande crescita degli investimenti e di fiducia nel futuro siamo passati alla grave crisi che ha investito il turismo, di certo tra i settori che più di tutti sta subendo le conseguenze di questa pandemia. Se il ritorno graduale alla normalità sarà per alcuni settori dell’economia più veloce, è facile immaginare che per il turismo i tempi saranno più lunghi e ciò soprattutto per l’assenza del turismo internazionale per un periodo che ancora non è possibile quantificare. Qualche data la troviamo leggendo le news che arrivano dai vari mercati di riferimento: per esempio, se guardiamo a come si stanno comportando le compagnie aree statunitensi si evince che dovremmo iniziare a rivedere i primi voli dall’America per l’Italia non prima di ottobre”.

 

Questo cosa potrebbe comportare?

“La conseguenza è una crisi strutturale senza precedenti che gioco forza dovrà essere affrontata con interventi straordinari se l’obiettivo è proteggere un asset economico primario per l’Italia pari non solo al 13% del Pil ma anche a 4,2 milioni di occupati e che, senza esagerare, in un recente articolo de IlSole24ore è stato definito come il petrolio d’Italia.

A complicare la situazione si aggiunga che non ci sono ancora regole chiare su dove si potrà andare e con quali modalità. E con la stagione estiva ormai alle porte, questa grande confusione non facilita di certo la ripartenza.

I locali pubblici – bar e ristoranti in primis – dovranno riorganizzarsi: per esempio, nei locali non potranno esserci più di 4 persone ogni 10 metri quadrati, mentre nei ristoranti dovrà essere garantita la distanza di almeno 1 metro tra il dorso di due sedie vicine. Per gli stabilimenti balneari, la linea nazionale che sembra prevalere è quella di demandare alle regioni le regole cosicché si susseguono freneticamente i vari incontri tra queste e le varie associazioni di categoria. Tra divieto di assembramento, distanza obbligatoria, sanificazione assidua, Maurizio Rustignoli, presidente della Fiba, federazione dei balneari Confesercenti, stima un calo delle presenze del 40 per cento”.

 

C’è speranza di salvare parte della stagione?

“L’obiettivo, comunque, è lavorare per non compromettere completamente la stagione estiva che vale la pena ricordare è la quota predominante del turismo italiano e che da lavoro a 25 mila persone. Di certo saranno vacanze insolite quelle dell’estate 2020 anche se, come affermano tutti gli esperti, acqua e sabbia non sono veicoli di contagio. Così tra le principali ipotesi che circolano leggiamo: uno spazio di 10 metri quadrati intorno all’ombrellone, lettini e sdraio sanificati a ogni cambio persona, tunnel igienizzanti ed erogatori lungo le pedane per spruzzare disinfettanti, giochi per i bambini e attrezzature sportive sanificate ripetutamente, la prenotazione obbligatoria di ombrelloni, sdraio e lettini per scongiurare il sovraffollamento. Rimane il problema di come gestire le spiagge libere con l’ipotesi che i tratti più estesi saranno controllati direttamente dai comuni. Ma come e con quali risorse?”

 

Si fa ancora fatica a capire quanto profondamente il virus potrebbe mutare i nostri comportamenti in campo turistico. Quali fattori influenzeranno maggiormente le scelte del turista?

“Nonostante il Covid-19 sia ad oggi tutt’altro che sconfitto, le prime rilevazioni ci dicono che c’è voglia di tornare a viaggiare. Un sondaggio commissionato da Confturismo-Confcommercio rileva come la metà degli intervistati ha risposto di avere intenzione di fare una vacanza appena l’emergenza sanitaria sarà terminata. Ma a quali condizioni? Nonostante non sia ancora possibile delineare scenari certi, di sicuro almeno nel breve periodo la sicurezza sarà al centro dei pensieri del turista. Quindi, sia la scelta della destinazione che dell’hotel sarà notevolmente influenzata dalle informazioni a nostra disposizione su temi quali per esempio l’applicazione di misure di sicurezza sanitaria e la vicinanza a presidi sanitari efficienti, l’esistenza di piani di emergenza per una maggiore sensazione di sicurezza, la presenza di spazi ampi capaci di salvaguardare il distanziamento sociale, la possibilità di eseguire pagamenti e azioni ‘contactless’ tale per cui crescerà la richiesta di servizi che consentono di registrarsi, effettuare il check-in e pagare tramite soluzioni digitali e quindi con una notevole diminuzione del contante”.

 

Cambierà quindi anche il modo di comportarsi di chi viaggia.

“L’imperativo per il turista post-covid19 sarà ‘non fare a meno di gadget tecnologici’. Ecco che in valigia assieme a mascherina, igienizzanti e termometro ci saranno anche aggeggi futuristici come il CleanseBot (https://youtu.be/fToeMylIils) – un piccolo robot dotato di un sistema in grado di sanificare e disinfettare tutte le superfici e di una luce UV-C in grado di prevenire la diffusione di virus nell’aria, oppure ‘Labby Light’ (www.elettronicain.it/wp-content/uploads/Braccialetto.jpg) – un braccialetto ‘anti-Covid’ che avviserà i cittadini quando non rispettano la distanza di sicurezza di un metro da altri utenti e in grado di ricostruire i contatti di un utente.

La tecnologia sarà sempre più pervasiva nella vita di ognuno di noi e quindi anche nella fase di ricerca d’informazioni di viaggio. Ecco che, dopo due mesi di quarantena, ormai esperti nell’uso di video, streaming, le scelte dei viaggiatori e le loro aspettative saranno definitivamente influenzate dalle esperienze virtuali. Dunque, un avvertimento per tutti gli operatori turistici: monitorate l’online sentiment (estrazione e analisi delle opinioni che gli utenti esprimono nel web) e costruite una comunicazione efficace, aggiornata e veritiera in linea con il profilo di turista che si sta iniziando a delineare.”

 

Sta emergendo l’idea che gli italiani faranno vacanze rimanendo in Italia. Sarà così? È una questione di mezzo di trasporto, di denaro o si deve anche ad altri fattori?

“Secondo il sondaggio di Confturismo-Confcommercio l’83% degli italiani intervistati che faranno viaggi dichiara che resterà nel Belpaese. Si prevede però una riduzione della permanenza media e della durata delle vacanze poiché in molti casi si disporrà di meno giorni di ferie.

Ricerche recenti (si veda tra gli altri https://pasqualestroia.com/) rilevano come il numero d’italiani che iniziano a sognare e a pianificare le vacanze estive sia in costante aumento. Il ‘turismo di prossimità’ – quello naturalistico e dei borghi – sembrerebbe in prospettiva il più gettonato in quanto rappresenta l’alternativa ideale ai luoghi superaffollati e permette di mantenere il distanziamento fra le persone in modo più naturale e senza troppi sforzi. Questo trend, se confermato, vedrà crescere il numero di viaggiatori che si orienteranno al godimento del territorio in tutte le sue forme, dal paesaggio all’ambiente, all’escursionismo, alla cultura e all’enogastronomia, alla mobilità dolce dei cammini e del cicloturismo. Sembra, inoltre, che il tormentone dell’estate 2020 sarà turismo ‘al sicuro’ tanto che sono quadruplicate le ricerche di case in affitto con piscina e raddoppiate quelle per case con giardino (secondo i dati di Casa.it)”.

 

Grandi gruppi figli della sharing economy stanno avendo difficoltà enormi, come testimoniano i licenziamenti ad Airbnb. Ma chi ci rimetterà di più, i turisti o chi affitta appartamenti?

“Diversi commentatori hanno introdotto il concetto di resilienza applicato al turismo inteso come capacità del settore di reagire velocemente agli shock. In tal senso, il caso di Airbnb è emblematico. Parliamo di un’impresa che ha avuto una crescita esponenziale e che negli anni ha saputo modificare e ampliare il proprio modello di business investendo in innovazione e ricerca con spasmodica attenzione ai mutamenti del mercato. Infatti, se pensiamo a come si presentava solo pochi anni fa e cosa è diventata oggi, notiamo subito importanti cambiamenti che hanno modificato radicalmente il mondo dei viaggi.

Questa premessa mi serve per introdurre un tema a me molto caro, ovvero la necessità per le imprese turistiche – siano esse grandi gruppi internazionali o piccole realtà come un B&B o una trattoria – di investire con convinzione in formazione e innovazione. Solo così si potranno trovare risposte alle nuove ed enormi sfide che una crisi di siffatta dimensione sta producendo.

Il coronavirus ha senza dubbio messo in discussione il modello su cui si basa Airbnb. Ad oggi è troppo presto per dire se le persone saranno ancora disponibili ad andare a casa di sconosciuti oppure se il turismo frenetico e affollato delle grandi città per weekend mordi e fuggi a cui ci eravamo ormai abituati sarà ancora il modello dominante. Di sicuro, Airbnb non rimarrà inerte a subire la crisi. Le ultime notizie ci dicono ad esempio che la piattaforma sta pianificando una ripartenza costruita intorno a nuove offerte e, soprattutto, basata sulla valorizzazione e promozione di località secondarie e meno affollate e su residenze isolate, magari in campagna. Intanto, sta sperimentando nuovi servizi che confermano ancora una volta la capacità di quest’azienda di sperimentare nuove traiettorie di sviluppo”.

 

Questa crisi tocca di più le grandi strutture ricettive o le piccole imprese?

“È una crisi globale che investe tutti gli operatori del settore indistintamente. La limitazione dei movimenti ha provocato un crollo verticale che significa quasi 90 milioni di presenze in meno nelle strutture ricettive turistiche. Non bisogna, poi, dimenticare che l’industria turistica genera un indotto eccezionale. Si pensi che 100 euro di transazioni nel turismo generano ulteriori 86 in altri settori collegati tra cui, solo per citarne alcuni, ristoranti, musei, parchi divertimento ma anche pubblici esercizi, shopping, trasporti locali, agricoltura, terziario avanzato, ecc.

Ovviamente, all’interno del macro settore del turismo avremo comparti che riusciranno a reagire più agilmente e altri che soffriranno maggiormente o che addirittura segneranno purtroppo la morte di molte imprese. Molto dipenderà da diversi fattori quali, ad esempio, quanto durerà questa crisi, la capacità di attingere a riserve proprie, la solidità dei bilanci delle imprese, oltre che la capacità di incidere positivamente delle diverse politiche pubbliche statali e regionali che iniziamo a intravedere proprio in questi giorni”.

 

Quanto sarà difficile risollevarsi?

“È evidente, comunque, che risalire la china sarà dura per tutti. Leggendo i dati forniti dalla società di rating Cevid emerge che gli alberghi risultano il settore più colpito con cali nel 2020 nell’ordine del 37,5% nello scenario base e del 73,3% nello scenario pessimistico. Non se la passano meglio le agenzie di viaggio e la ristorazione solo per citare qualche altra categoria.

Nella sterminata galassia di operatori di cui si compone l’industria turistica esiste un fattore comune: la dimensione medio-piccola che si traduce nella presenza di circa il 90% di ditte individuali e società di persone. Se da un lato le PMI hanno da sempre caratterizzato l’ospitalità italiana con i tratti distintivi dell’accoglienza ‘Made in Italy’, dall’altro oggi più che mai i dati evidenziano come il cosiddetto ‘nanismo imprenditoriale’ enfatizza diverse debolezze del comparto, tra cui un’estrema parcellizzazione dell’offerta, un’elevata difficoltà di accesso al credito e in generale limitate competenze di management”.

 

Che suggerimento si sente di dare agli operatori turistici o se venisse da lei qualcuno che fino a gennaio intendeva investire nel turismo e oggi è tentato di abbandonare l’idea?

“Sicuramente di considerare il 2020 come un anno in cui bisogna trovare la forza di sopravvivere e di focalizzarsi su quattro obiettivi: applicazione di misure di sicurezza sanitaria, rassicurazione degli ospiti con una comunicazione moderna che aiuti il cliente a ricordarsi che l’azienda esiste e gli è vicina, realizzazione di proposte specifiche per il mercato italiano presumibilmente sensibile alla variabile prezzi e, soprattutto, gestione dei costi.

Demoskopika stima che oltre 40mila imprese rischiano di fallire a causa della perdita di solidità finanziaria, con una contrazione del fatturato di almeno dieci miliardi di euro mettendo a rischio 184mila posti di lavoro. Mi sento di aggiungere però che il comparto italiano del turismo era già azzoppato da mali atavici già prima dell’arrivo del Covid19, in primis servizi in gran parte obsoleti, incapacità di fare sistema, scarsa educazione manageriale. La crisi che stiamo vivendo ha inevitabilmente aggiunto maggiore instabilità e criticità a una situazione già problematica”.

 

Come si reagisce?

“Sarà, dunque, necessario essere consapevoli che né i vari stanziamenti pubblici a fondo perduto o a tassi agevolati né i bonus vacanza potranno essere soluzioni definitive per la ripresa del settore che, invece, richiede interventi non più procrastinabili per ripensare l’intero sistema imprenditoriale ma anche pubblico. In questo nuovo scenario tutto da costruire, sono convinto però che mentre molti vecchi modelli di business saranno naturalmente destinati a scomparire, si affermeranno nuove imprese e servizi che segneranno la rinascita del turismo. Ovviamente, le tecnologie e il digitale saranno i grandi protagonisti. Nei giorni scorsi ho seguito con molta attenzione ‘Hack For Travel’, una maratona online per trovare soluzioni, idee e strategie innovative per uscire dalla crisi causata dal Covid-19 ma anche per guardare oltre. L’evento ha visto numerosi iscritti, 48 ore di lavoro ininterrotto, decine di migliaia di visualizzazioni, centinaia di messaggi sui social e altrettanti commenti. A chiusura dei lavori sono stati ben 74 i progetti presentati a dimostrazione della vivacità, entusiasmo e professionalità che animano questo settore. Penso che questo esperimento debba rappresentare il modus operandi per liberare le energie e la creatività che l’industria turistica ha nel proprio DNA”.

 

Questo stato di cose può essere un altro freno per il turismo del Molise o invece è una chance da sfruttare? Posti isolati e borghi spopolati potrebbero essere un vantaggio in tempi di distanziamento fisico?

“Se ripensiamo agli scenari raccontati nelle righe precedenti, verrebbe da dire che il Molise si candida a diventare la prossima capitale italiana del turismo. Secondo l’indagine di Demoskopica si evince addirittura che per il Molise le vacanze all’italiana potrebbero persino compensare il probabile crollo dei turisti stranieri se non addirittura superare la soglia massima di compensazione. Infatti, il basso numero di contagiati e dei decessi per Covid19, la bassa densità demografica che facilita il distanziamento sociale, la possibilità di vivere un territorio che seppur piccolo muta il suo paesaggio dalla costa alle montagne in poco tempo e regala scenari incantevoli, tra laghi, boschi e castelli che rispondono pienamente ai desideri del turista post-Coronavirus sono solo alcune delle opportunità che la regione potrebbe sfruttare”.

 

Tutto bello, ma…?

“Tuttavia, è proprio il caso di ricordare il vecchio proverbio che dice “aiutati che il ciel t’aiuta”, che per il Molise significa attivare un cambio di mentalità a tutti i livelli dell’amministrazione pubblica e dell’imprenditorialità, ma anche a livello di cittadini.

Come molti altri, in questi due mesi di lockdown, ho trascorso del tempo sui vari social a vedere foto e video che spesso raccontavano delle bellezze del Molise. Nonostante penso di poter dire di conoscere abbastanza la mia regione, non nego di aver scoperto luoghi e paesaggi unici e incantevoli. Ecco, prima di tutto dovremmo tutti noi molisani iniziare ad apprezzare di più le risorse del nostro territorio, a conoscerle e prendercene più cura.

Non si può più prescindere da un’adeguata strategia di comunicazione. Non riesco proprio a comprendere come possa essere possibile che il Molise oggi non venga raccontato sui vari canali web e social. Se per caso vi ritroviate per sbaglio sulla pagina Facebook ufficiale del turismo della Regione, non cercate aggiornamenti perché l’ultimo post risale al 23 gennaio 2020 (sic!)”.

 

Cosa suggerisce?

“In questo periodo ho sentito diverse proposte per difendere il turismo molisano da questa grave crisi. Per quanto mi riguarda, io penso invece che un’azione veramente efficace non può più prescindere da una strategia seria, articolata e di lungo periodo. Per esempio, non è più procrastinabile l’emanazione di una legge quadro regionale sul turismo che al primo articolo contenga finalmente la riforma dell’organizzazione regionale del turismo con l’abrogazione dei vari enti di promozione agonizzanti da anni e l’istituzione di un soggetto unico di gestione che, dotato di effettive capacità manageriali e un approccio innovativo, sappia sfruttare al meglio le sinergie tra operatori pubblici e privati.

Mi piace chiudere con una speranza: guardare al futuro e trasformare le minacce in opportunità. Con questa visione positiva e costruttiva mi piacerebbe che i diversi attori che sono coinvolti a vario titolo nel turismo molisano avviassero un confronto serrato e scevro da condizionamenti per sviluppare assieme le soluzioni. In questo confronto, ovviamente ritengo che l’Università dovrà mettere a disposizione tutte le sue forze migliori. Penso, infatti, che avere a Termoli una sede dell’Unimol dove ci sono corsi di laurea e centri di ricerca sul turismo sia un’opportunità per l’intero territorio e che, quindi, sia arrivato il momento di investire convintamente nella formazione e nella ricerca, unica via maestra per un’industria turistica proiettata verso le nuove sfide che ci attendono”.

 

Angelo Presenza è Professore di Management del Turismo e di Creazione d’Impresa presso il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi del Molise. Con una lunga attività di ricerca principalmente sui temi del management e del marketing delle destinazioni turistiche e delle imprese del turismo, ha più di sessanta pubblicazioni scientifiche sulle principali riviste internazionali e nazionali di settore oltre che diversi libri tra cui: Angelo Presenza, Roberto Formato (2018), Management della destinazione turistica. Attori, strategie e indicatori di performance. Ha collaborazioni di docenza con diverse università e istituti di formazione tra cui l’Accademia Niko Romito, scuola di Alta formazione e Specializzazione professionale leader nel mondo della ristorazione e della cucina italiana.