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Il caso Montelongo, da Covid free alla strage: 7 morti in 5 settimane. “Tutto partito da un funerale”

Il contagio diffuso da una bambina a fine gennaio. Poi l'inferno ha travolto la piccola comunità, 300 abitanti: 4 morti covid in un mese, altri 3 archiviati come "infarti" ma probabilmente collegati al virus. Nel periodo peggiore i positivi accertati erano 20, ma molti fra i congiunti e i contatti stretti non hanno fatto il tampone.

Un nevischio gelato sfarina sulla piazza deserta. Un’anziana esce da un portone stringendosi addosso il cappotto nero, a testa bassa infila un vicolo. Nessuno in giro, bar chiusi e strade vuote. Solo i manifesti funebri attaccati sulla bacheca in ferro, freschi di stampa e ancora immacolati sotto le raffiche bagnate, raccontano l’alternanza tra vita e morte in questo paesino da 300 anime, dove il virus è arrivato di colpo, compiendo una strage in poco più di un mese.

Montelongo

Montelongo, 600 metri sul livello del mare, lontano dalle rotte abituali e dalle arterie principali. Niente scuola, nemmeno la materna. I bambini e gli adolescenti frequentano gli istituti di Montorio nei Frentani, Santa Croce di Magliano e Larino. Ed è da una bambina della scuola elementare che sarebbe partita l’ondata di covid che ha schiacciato 7 esistenze in una manciata di settimane.

Il condizionale è un principio di cautela al quale non si può derogare perché nessuno ha la certezza, né qui né negli uffici campobassani dove si costruisce la banca dati dei malati molisani, del numero preciso. Una vera e propria ricostruzione epidemiologica in questo comune, dove il piccolo cimitero sembra ispirato all’antologia di Spoon River con le corone di fiori ancora freschi e le lapidi provvisorie, non c’è mai stata.

Montelongo

A oggi, secondo il dato ufficiale fornito dalla Asrem, il numero dei contagiati è di 8 persone, che su una popolazione di 300 residenti vuol dire comunque una incidenza significativa. Fino a qualche giorno fa, precisa il sindaco Nicolino Macchiagodena, “i positivi erano una ventina”.

“E dire che eravamo Covid free, un comune senza casi – racconta –. Poi, a fine gennaio, c’è stato un funerale”.

Ed è cambiato tutto, è arrivato uno tsunami invisibile attraverso una piccolina di pochi anni che, si ipotizza, ha contagiato diversi nuclei familiari. All’epoca il Molise era in zona gialla e i funerali venivano celebrati, pur con le restrizioni numeriche che non sono mai venute meno. Ma il clima era diverso, la paura che ha assediato il Molise travolgendo ogni certezza era ancora lontana. Così, per consolare i parenti del defunto, decine e decine di persone sono entrate nella stessa abitazione. “Nei nostri comuni il culto dei morti è fondamentale e le visite a casa fanno parte del rituale di vicinanza a chi resta” aggiunge il sindaco, che ammette la batosta straziante, la mazzata arrivata tra capo e collo su una comunità che era priva di casi e che nel momento peggiore ha registrato 20 positivi certi, senza considerare tutte quelle persone collegate a casi di positività che non sono state sottoposte a tampone molecolare.

Montelongo

Come un maleficio tra le lacrime di dolore e gli abbracci consolatori il virus, spinto dalla variante ad alta trasmissibilità, si è insinuato sotto le mascherine laddove sono state usate, è passato attraverso i pianti e i baci e le carezze. Due settimane dopo Montelongo si è ritrovata a spartire la quotidianità con il male, col nemico fino ad allora tenuto a bada, a vivere la stagione dei funerali senza condoglianze e senza abbracci.

Montelongo

4 decessi covid in ospedale, l’ultimo quello di una donna di 73 anni che era stata ricoverata a Roma. Tra i primi la morte di Cenzo Pannunzio, che il 18 febbraio è spirato in un pronto soccorso, dopo la corsa disperata del 118, anticipando di meno di un mese la moglie, la professoressa Concetta Terzano la cui storia ha colpito profondamente l’opinione pubblica. Scampata al crollo della Jovine, sopravvissuta a un terremoto che ha cancellato una intera generazione, 19 anni dopo è stata strappata alla vita dal coronavirus, come anche il marito e altri parenti.

Scampata al crollo della Jovine, si arrende al covid la prof Terzano. Altro decesso fuori regione

“Perché qui a Montelongo – spiega un medico originario del posto – si è imparentati tutti, e questo sicuramente ha favorito il propagarsi del virus così come gli esiti drammatici della malattia”. 4 decessi ufficiali ma altri 3 in casa, archiviati come infarti ma sui quali esiste più di un dubbio. “Io stesso ho chiesto di procedere a tampone molecolare per poter avere la sicurezza che non c’entrasse il covid – dice ancora il sindaco Macchiagodena -. Ma gli esami necroscopici dopo la morte non sono stati fatti”.

Montelongo

Nessuno è disposto a parlarne. C’è una sottile e diffusa indisposizione verso il racconto di quello che è accaduto, forse un modo ancestrale per esorcizzare l’inferno. Ma le storie parlano una lingua molto più schietta. Come quella della zia della bimba suo malgrado fonte di contagio in occasione del funerale. Aveva 71 anni e ogni giorno, cascasse il mondo, faceva una passeggiata di un chilometro e mezzo. Ogni giorno, con qualsiasi tempo e in qualsiasi stagione. Anche il giorno prima della sua morte. Non sapeva di essere positiva, come tanti altri che si erano accontentati dello screening dal quale non era emerso nessun caso di positività. Ma i test rapidi sono affidabili fino a un certo punto, e spesso – come ormai sappiamo – non riescono nemmeno a individuare la variante. Non sapeva di essere positiva, e non potrà saperlo mai. L’avevano vista fare la sua solita passeggiata, poi i parametri sono precipitati di colpo. E il pomeriggio successivo non c’era più.

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