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50 infermieri e 80 operatori socio sanitari negli ospedali: ultime assunzioni con contratto per 6 mesi. “Ma non dimentichiamo i precari storici”

Si concluderanno presumibilmente oggi le assunzioni di infermieri ed Oss per gli ospedali molisani. Avranno un contratto a Partita Iva per 6 mesi, con nessuna possibilità di vedersi poi confermato l'impiego. Ma tra i precari vanno annoverati anche circa 100 infermieri che ancora stanno attendendo un contratto a tempo indeterminato dopo anni di lavoro

Prosegue, ed è quasi arrivato al termine, il reclutamento di operatori sanitari per mettere ‘in forze’ le strutture ospedaliere molisane, in primis il Cardarelli, hub molisano anche per l’emergenza coronavirus.

L’avviso pubblico dell’Asrem per medici, infermieri ed Oss è di qualche settimana fa ma oggi, probabilmente, si concluderanno le assunzioni – con relativo contratto – di infermieri ed operatori socio-sanitari.

Non li chiameremo soldati di una guerra, perché la metafora in questione è tutt’altro che bene augurante e in ogni caso non rispondente alla realtà. Sono lavoratori, assunti a tempo determinato con contratti libero-professionali, e dunque precari, con nessuna possibilità di vedersi a fine emergenza inseriti in maniera stabile nell’organico Asrem. Precari, che vanno ad aggiungersi ad altri precari ‘storici’: poco meno di 100 – ci spiega il Segretario della Fials Termoli-Larino Gianluigi Angelucci – che lavorano da anni e aspettano ancora di essere stabilizzati. “Va benissimo la procedura attuata dall’Asrem per assumere in emergenza questi operatori, era l’unico modo possibile per averli in tempi rapidi”. Ma fatto questo – spiegano in sostanza dal Sindacato Infermieri – bisogna procedere alla stabilizzazione di chi da anni ha un contratto a tempo determinato, e procedere all’immissione di nuovo personale ‘giovane’, con un bando concorsuale vero e proprio. Nessuna polemica sulla procedura attuata dalla Asrem in questa occasione emergenziale, insomma, ma i problemi del comparto in Molise vanno oltre l’emergenza.

Tornando alla procedura ‘extra’, questi i numeri: il bando per infermieri prevedeva 50 assunzioni, di questi professionisti ne sono stati contattati 129 (come da graduatoria) e fino a ieri 21 aprile ne erano stati contrattualizzati e assunti 31. 70 complessivamente hanno rinunciato. Oggi si procederà – ci conferma il Direttore Generale dell’Asrem Oreste Florenzano – a stipulare il contratto per gli ultimi 19 che porteranno il totale a 50.

Il bando per Oss – figura a cavallo tra sociale e sanitario – metteva in calendario l’assunzione di 80 di questi professionisti. A che punto siamo? Sempre Florenzano ci spiega che “sono stati da noi chiamati 114, di questi 58 hanno rinunciato. Finora ne sono stati assunti 45, oggi dovremo assumere altri 11 e poi chiameremo altri per arrivare a 80”.

Nel bando oltre a queste figure si prevedeva l’implementazione di personale medico e “ne sono stati assunti circa 25 tra neospecializzati, specializzandi, specializzati e un ex pensionato”. Quest’ultimo è andato ad Agnone.

Molti di loro hanno preso – e prenderanno – servizio nell’ospedale Cardarelli di Campobasso, il più ‘sollecitato’ dall’emergenza sanitaria. Che come abbiamo visto sta andando in sofferenza anche per le altre patologie.

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Dei 31 infermieri già assunti 27 sono andati al nosocomio di Campobasso, 1 in quello di Termoli e 3 al SS. Rosario di Venafro.

Quanto agli operatori socio sanitari, 30 sono andati a Campobasso, 5 a Termoli e 8 a Venafro, dove il trasferimento degli anziani della casa di riposo ‘Tavola Osca’ di Agnone ha reso necessario nuovo personale.

Loro, e gli altri che con tutta probabilità oggi verranno assunti, avranno un contratto a Partita Iva per 6 mesi, tanto che durerà (si prevede) l’emergenza Covid19.

E poi ci sono i medici specializzati della continuità assistenziale, gli U.S.C.A. (unità sanitaria di continuità assistenziale). Per loro si è già provveduto all’assunzione e sono state individuate ed attrezzate le sedi dove opereranno. Una per ognuno dei Distretti sanitari di Termoli, Campobasso e Isernia: le loro sedi saranno rispettivamente a Larino, Bojano e Venafro. Saranno qui i loro quartieri generali, perché poi il loro compito sarà fornire assistenza medica a chi è infettato ma è a domicilio, non necessitando di cure ospedaliere. Per loro l’Azienda sanitaria regionale ha già provveduto – precisa il dottor Florenzano – alla formazione e alla fornitura di Dpi e attrezzature. Presto dunque saranno attivi.

Un ruolo centrale nella cosiddetta ‘Fase 2’, il loro, che servirà soprattutto ad alleggerire il lavoro delle strutture – e degli operatori – delle strutture sanitarie che già ora, e già prima dell’emergenza Covid, erano al collasso.