Affetta da Alzheimer, muore in ospedale per una polmonite. Famiglia denuncia: “Senza rispetto per la vita del paziente”

Il ricovero della 79enne si era reso necessario a causa di una polmonite ma i familiari hanno denunciato: “Non chiedevamo il miracolo perché sapevamo il quadro clinico della mamma, ma morire senza un macchinario, senza un tentativo di recuperarla, senza alcuna forma di rispetto, è spregevole. Aggiunge dolore ad altro dolore”

Mamma e nonna di 79 anni, affetta da Alzheimer, accudita dai figli. In ospedale era arrivata alcuni giorni fa, non per la malattia che era entrata a far parte della sua vita bensì per una polmonite.

Dopo due giorni al pronto soccorso, il trasferimento nel reparto di Otorino perché in quello di Medicina non c’era posto. Cinque giorni difficili, “sotto alcuni aspetti infernali” perché questa famiglia, sette figli che a turno hanno accudito amorevolmente la loro mamma, e nipoti altrettanto premurosi, alla fine ha dovuto fare i conti con un decesso inatteso. “Almeno non lo immaginavamo così come è avvenuto” racconta una delle figlie che ha assistito impotente alla morte della madre.

“Ognuno di noi farebbe a meno dell’ospedale, ancor più le persone anziane. Quindi partiamo dal presupposto che se si arriva all’urgenza di chiedere un intervento ospedaliero è perché non si sa più come fare e che fare”. Inizia così il racconto, disperato e affranto, di questa figlia. Che non si dà pace e che è arrivata finanche a sentirsi in colpa “perché forse avrei dovuto fare di più” pur avendo fatto, lei e i fratelli, ben oltre l’immaginabile.

“Quando al trasferimento in reparto le hanno tolto il saturimetro (strumento che consente di misurare e monitorare il grado di saturazione di ossigeno dell’emoglobina presente nel sangue e contemporaneamente anche la frequenza cardiaca) le abbiamo applicato quello che avevamo noi a casa – racconta Letizia, una delle nipoti – perché era impensabile che una donna anziana con delle crisi respiratorie causate da una polmonite fosse privata di un controllo costante. Ma i medici ci hanno detto che stavano applicando il protocollo previsto”.

“Poi però quando le gambe sono diventate violacee e fredde e abbiamo chiesto aiuto in reparto, l’infermiera ci ha risposto di coprirla perché era sicuramente per il  freddo”.

I parenti sono amareggiati: “Mai un controllo con un macchinario dal momento in cui è stata trasferita in reparto. Quando è morta non c’era un medico né un infermiere. Siamo state costrette a correre in lungo e in largo per i corridoi cercando qualcuno che facesse fronte ad un attacco respiratorio. E’ spregevole”.

E ancora: “Quando il personale medico è entrato nella stanza ne è uscito solo per comunicarci il decesso della mamma e della nonna”.

E la famiglia ha reagito. Lo ha fatto chiedendo l’intervento della polizia e lo ha fatto urlando pubblicamente quanta mancanza di rispetto per il paziente e per la vita umana hanno avvertito in questi giorni di degenza in ospedale a Campobasso.

“Nessuno di noi era qui per chiedere il miracolo, ma un medico non può stabilire a priori la morte di un paziente: finché c’è vita, se sei medico, combatti per salvarla, perché è il tuo compito, lo giuri quando inizi ad indossare quel camice. Scegli una missione, non una professione. Per la nostra mamma non hanno lottato”.

Sostengono, i familiari, che se l’avessero vista morire sotto le mani di un massaggio cardiaco, di una cura amorevole, di un riguardo dovuto e di un’attenzione legittima nei confronti di chi soffre, “forse oggi affronteremmo in modo diverso la situazione”.

Questa famiglia è distrutta dal dolore della perdita ma ancor più dalla consapevolezza di aver chiesto cure che ritiene non siano mai state offerte nella forma adeguata. Hanno chiamato la polizia, raccontato l’accaduto, nei prossimi giorni adotteranno le azioni legali utili ad evitare “che quella che noi riteniamo sia stata negligenza, disamore e mancanza di empatia col dolore e la sofferenza di un qualunque malato, non colpisca più nessuno. Che sia una persona giovane o una persona anziana. La vita è sacra e va custodita”.