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Pochi infermieri negli ospedali molisani, ne mancano 600. “Senza di loro, i morti aumentano” foto

Nei presidi ospedalieri del Molise mancano gli infermieri: ce ne sono 600 in meno rispetto alle naturali esigenze del territorio. È questo il quadro che emerge da una ricerca del Fnopi, Federazione Nazionale delle Professioni Infermieristiche. In tutta Italia ne mancano circa 53mila creando situazioni di sovraffollamento di pazienti: i pochi professionisti rimasti, infatti, devono occuparsi di più pazienti contemporaneamente creando lunghe attese fuori dai pronto soccorso o nei reparti e minando la qualità del servizio offerto.

Ogni infermiere, in media, dovrebbe assistere 11 pazienti. Una situazione che si aggrava nel periodo estivo, soprattutto in regioni, come la nostra, in cui il tasso della popolazione cresce fino a raddoppiare. In questi casi il numero pro capite di cui occuparsi sale a 17-18 persone, aumentando anche il tasso di mortalità che raggiunge la soglia media del 30-35%.

Una situazione intollerabile che richiede un intervento urgente a tutela dei cittadini e della categoria degli infermieri che segnalano, quotidianamente, le condizioni di disagio che vivono: “Abbiamo chiesto un tavolo di confronto al Ministro della Salute Giulia Grillo per parlare delle carenze del personale – si legge nella nota della Fnopi -. Il Ministro ha preso l’impegno di creare un tavolo tecnico per cercare soluzioni condivise con proposte relative alla creazione di strutture a bassa intensità, l’istituzione della figura di infermiere di famiglia e di comunità e l’intramoenia aziendale”.

Se a livello nazionale c’è stata la volontà di comprendere le radici del problema per tentare di risolvere, in ambito regionale si rema sul versante opposto:L’Ordine di Campobasso ed Isernia ha chiesto un incontro urgente con il Presidente della Regione Molise sin dal suo primo giorno di insediamento – scrive Mariacristina Magnocavallo Presidente Opi Campobasso-Isernia -. A tutt’oggi, la rappresentanza professionale non è ancora stata convocata. Sicuramente le problematiche da affrontare sono innumerevoli, ma crediamo che anche la salute dei cittadini e degli operatori sanitari sia altrettanto importante”.

I problemi del Molise sono legati principalmente al precariato del personale infermieristico, con situazioni che non prevedono stabilizzazioni o mobilità interregionale e che, invece, favoriscono la migrazione di professionisti in Paesi Europei. “Da noi mancano 600 infermieri – continua Magnocavallo – Carenza evidenziata dalla Asrem nei primi giorni di luglio 2018. A questi si aggiungono i professionisti che andranno in pensione”.

Va ricordato infatti che la carenza nasce dall’ormai annoso problema del blocco del turnover, cioè lo stop alle assunzioni di nuovo personale a causa del debito accumulato negli anni passati dalla Regione in tema di sanità e quindi al piano di rientro di questo debito, che fra i vari tagli ha portato proprio alla mancata possibilità di assumere nuovo personale, a fronte di pensionamenti che chiaramente riducono il numero di infermieri, oltre che di medici.

In quest’ottica cresce il “rischio che l’infermiere non si renda conto delle complicanze a cui il paziente va incontro – ha affermato ancora la Presidente – Ipotizzando quindi che si riesca ad avere un rapporto di 1 infermiere per 6 pazienti e nello staff fosse presente almeno il 60% di infermieri, potrebbero essere evitate 3.500 morti l’anno”. Un dato che, bisogna rimarcarlo, è inteso a livello mondiale.

Ma quella molisana è una sanità già provata dalla chiusura di presidi ospedalieri, interi reparti serrati e professionisti, spesso senza un contratto di continuità lavorativa e costretti a fare la spola tra due o più comuni per lavorare, prodigandosi per garantire la maggiore sicurezza possibile anche nelle attuali condizioni di carenza, che si trova a dover fare i conti con le carenze a livello assistenziale.

Negli ospedali molisani i problemi sono ben visibili a chiunque metta piede in qualche reparto o ambulatorio. Attese infinite anche per esami di routine, pazienti spesso abbandonati a se stessi, personale che non ce la fa fisicamente a garantire un’assistenza adeguata.

Visti i numeri esigui ed il precariato degli infermieri “non si può pretendere di ottenere qualità nell’assistenza infermieristica con un numero esiguo e precario di infermieri – conclude il comunicato -, Non si può pretendere di migliorare la qualità delle cure infermieristiche continuando ad aspettare sentenze o fantomatici ricorsi, gli infermieri (ma soprattutto i cittadini) sono stanchi di aspettare e l’attesa continua a generare disaffezione alla professione e demotivazione nello svolgimento della propria attività lavorativa come non si può esigere il consenso dei cittadini, sempre più consapevoli e giustamente esigenti nel chiedere il rispetto dei propri diritti, sulla quantità e qualità delle prestazioni assistenziali ricevute se continuerà a persistere tale situazione. Invito pertanto a verificare e segnalare le presenze del personale infermieristico nelle varie unità operative dei presidi ospedalieri e sul territorio perché è solo in questo modo che ci si può rendere conto come il paziente da una parte e l’infermiere dall’altra vivono una stessa (anche se diversa) situazione di indignitosa insicurezza”.