Quantcast

Donne che si dimettono dal lavoro, in Molise situazione preoccupante

“La pandemia ha focalizzato l’attenzione giustamente sull’aspetto sanitario, ma oggi è doveroso valutare le conseguenze soprattutto sul lavoro. Resta alto, in una situazione aggravata dal Covid-19 e dalle conseguenze sulla vita quotidiana, il numero di donne costrette a lasciare il lavoro perché diventano mamme o devono farsi carico di genitori anziani o di familiari disabili e dei figli anche contemporaneamente”.

Inizia così la nota della Consigliera di parità delle Province di Campobasso e Isernia Giuditta Lembo che rifacendosi agli ultimi dati rilevati dall’Ispettorato nazionale del lavoro relativi all’anno 2020 fotografa la situazione del Molise riguardo alle dimissioni dal lavoro delle donne che definisce “assai preoccupante”.

Le donne che hanno volontariamente lasciato il lavoro durante il 2020 sono state in totale 523 su 574, di cui 32 straniere, 418 di età compresa tra i 29 e i 44 anni con una media di un figlio a carico e una anzianità di servizio prevalentemente non superiore a tre anni (339 su 574), rispetto ad un totale di dimissioni volontarie maschili di 51.

Il settore con prevalenza di dimissioni volontarie è quello terziario (424 donne sul tot. di 574) seguito dall’industria (51 dimissioni sul tot. di 574). La qualifica professionale relativa: operaia (283 su 574) e impiegata (266 su 574).

“La maggior parte di queste donne (377 su 574) usufruivano di un part time – spiega Giuditta Lembo – e la quasi totalità di esse si è vista negata la richiesta di flessibilità oraria e dichiarano di non aver ricevuto nessun incentivo durante gli anni di lavoro. Il motivo ricorrente che le ha indotte a lasciare il lavoro è la insufficienza di servizi presenti nella nostra regione. Ma non meno importante è la rilevazione dell’Istat e dell’Inps su un gap poco attenzionato come quello pensionistico, legato al lavoro, che dimostra come le donne sono a più alto rischio di povertà degli uomini. Infatti, la rilevazione dimostra come purtroppo si è dilatato ulteriormente il gender gap tra le pensioni, nonché l’esistenza del divario che riflette la minore e più complicata partecipazione delle donne nel mercato del lavoro, le differenze salariali, le discriminazioni e gli ostacoli nella carriera, il maggior numero di storie contributive brevi e frammentate per le donne”.

Le pensionate sono più numerose dei pensionati (8,8 contro 7,2), ma in media percepiscono cifre inferiori (salvo eccezioni). Il solco tra gli importi destinati alle ex lavoratrici e quelli erogati agli ex lavoratori è molto più profondo. “Però sembra – continua la Lembo – che questi temi facciano poca notizia! Nel 2020 le donne pensionate hanno percepito in media 1.033 euro, 1.498 euro gli uomini con uno scarto di 465 euro (il 31,0%, in meno per le donne, ossia quasi un terzo in meno). I numeri così sintetizzati si riferiscono alle pensioni di vecchiaia – compresi i prepensionamenti per il fondo pensione dei lavoratori dipendenti e gli assegni sociali – e alle pensioni anticipate, alle pensioni di invalidità e a quelle di reversibilità di tutte le gestioni. Nel primo semestre 2021 il gender gap pensionistico è salito ulteriormente a 498 euro al mese. Le cause del divario tra pensioni di uomini e donne riflettono, in pieno la discriminazione che le donne subiscono nel mondo del lavoro! Differenziali salariali, segregazione occupazionale e frammentazione delle carriere sono gli elementi principali che incidono sulle maggiori difficoltà di accesso al sistema pensionistico e sulle più basse prestazioni pensionistiche. Si intrecciano più variabili, legati ai percorsi lavorativi individuali e alle situazioni personali e familiari, oltre ad altri fattori insiti nel nostro sistema, che condizionano fortemente la fruizione delle pensioni e l’entità delle somme erogate”.

“Non si tratta solo di aspetti connessi al riflesso della condizione lavorativa femminile – continua Giuditta Lembo – ma anche di elementi strutturali. Infatti, alcuni studiosi hanno evidenziato che ad esempio le tabelle con i coefficienti per calcolare la ricongiunzione dei contribuiti sono diverse per uomini e donne e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Consigliera di Parità Provincia Campobasso e Isernia risalgono a quasi 60 anni fa! E ‘grave che ancora oggi sia sottovalutato il lavoro domestico e di cura che grava ancora in prevalenza sulle spalle delle donne, nonostante qualcosa stia lentamente cambiando, tali situazioni non sono sufficientemente considerate ai fini pensionistici. Occorre un maggiore sforzo sicuramente – conclude la Consigliera Lembo – tenendo ben presente il Pilastro sociale europeo e l’obiettivo dell’Agenda 2030 sulla parità di genere. La battaglia di fondo della parità di genere è una battaglia ancora da vincere in ogni parte del mondo, il forte desiderio è che i residui della cultura di un tempo da qui a non molto possiamo metterli alle spalle. Il mio invito è di riflettere su questi numeri drammatici e valutare finalmente la realizzazione di interventi urgenti e improcrastinabili volti a favorire il lavoro delle donne e dei giovani attraverso il coinvolgimento di tutti gli stakeholder del territorio che hanno contezza di questi dati in base ai quali si può capire come intervenire in modo utile e incisivo”.