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Castelmauro, i contatori Geiger rilevano radioattività, ma i fusti non si trovano. Potrebbero essere stati spostati foto

Si cercano i bidoni tossici seppelliti nelle campagne tra Castelmauro e Guardialfiera dal fisico nucleare Quintino De Notariis, morto a Cuba nel 2007. Il mezzo escavatore ha eseguito cinque buche profonde 2 metri e mezzo ma dei fusti nessuna traccia, malgrado le apparecchiature continuino a rilevare radiazioni di tipo gamma in quell’area, in contrada Bosco Nazario. Tracce di movimentazione sotto la terra indicano che potrebbero essere stati spostati. Gli accertamenti del dipartimento radioattività dell’Arpa andranno avanti.

L’escavatore solleva strati di terra secca uno a uno, con una delicatezza che sembra stridere rispetto ai denti gialli della pala meccanica. Cinque buche, profonde ognuna 2 metri e mezzo. Dalle 9 del mattino a mezzogiorno si scava in contrada Bosco Nazario, Castelmauro, il paese dei fusti radioattivi, noto alle cronache nazionali come la piccola Chernobyl. Qui per 25 anni almeno duemila bidoni altamente pericolosi sono rimasti in uno scantinato nel cuore del centro abitato a prendere polvere e umidità, continuando a sprigionare isotopi radioattivi prima che, nel 2009, intervenisse una costosissima bonifica ambientale a spese dello Stato.

Castelmauro fusti scavi de Notaris

Ecco alcune immagini in esclusiva che Primonumero.it possiede nel suo archivio riferite a quel periodo

Ma le indagini dell’epoca, per le quali in paese era arrivato pure l’Esercito, avevano scoperto tracce anomale di radioattività anche in una campagna della zona. Si tratta della terra di proprietà della famiglia De Notariis a ridosso della strada provinciale Nazario, sul versante che guarda verso Guardialfiera.

Ed è qui che oggi 23 giugno si sono recati i tecnici del dipartimento Radioattività dell’Arpa Molise, con la Protezione Civile, il sindaco Flavio Boccardo e la ditta individuata per l’intervento. Tra le 9 e mezzogiorno sono andate avanti le operazioni di scavo e misurazione con geiger e spettrometri, che non hanno portato ad alcun risultato. “Qui sotto non c’è nulla, ed è meglio così per tutti” sintetizza il primo cittadino, tirando un sospiro di sollievo al termine dei lavori, mentre il sole picchia duro e costringe i presenti a tergersi il sudore.

Scongiurato un nuovo scandalo ambientale per il paese che ha dato i natali al fisico nucleare Quintino De Notariis, morto a Cuba nel novembre 2007 e rientrato nella sua terra in una bara che riposa (con scetticismo di molti) in una cappella gentilizia del paese. Una morte che ha lasciato in eredità alla famiglia una discarica nucleare della quale tutti i parenti si sono disfatti, finita nelle mani dello Stato che ha proceduto a una bonifica milionaria, spedendo poi le scorie in Germania.

Ma oltre a quei fusti seppelliti in cantina ce ne potrebbero essere altri sepolti sottoterra, ancora prima che il palazzo signorile venisse riempito di materiale come il cobalto 60, l’americio 241, il carbonio 14 e il fosforo 32. Radioisotopi pericolosi con tempi di decadenza da brividi, anche fino a 5000 anni. Il sospetto che il controverso fisico nucleare possa aver interrato (o fatto interrare a qualcuno di sua fiducia) altri fusti radioattivi nelle terre di famiglia, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, oggi non è stato confermato. La terra riportata in superficie dall’escavatore in ben cinque distinti punti, coincidenti con le maggiori anomalie di raggi gamma delle misurazioni, non ha tracce di bidoni né di altri rifiuti speciali. “Eravamo pronti a una bonifica ad ampio raggio ma è meglio che sia andata così” aggiunge il sindaco Flavio Boccardo, rimasto l’intera mattinata coi tecnici dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente.

Il dubbio però che i fusti siano stati inizialmente seppelliti qua, a due passi dalla falda acquifera e sulla dorsale proiettata verso il lago di Guardialfiera e quindi la diga del Liscione, che rifornisce di acqua potabile l’intero Basso Molise, resta. E sono due gli elementi cruciali delle indagini ambientali che si concretizzano solo oggi, a dieci anni di distanza dalle prime misurazioni, nell’Italia degli inghippi burocratici e delle lungaggini delle carte bollate che rallentano anche il diritto alla salute pubblica. Il primo è che i contatori continuano a rilevare la presenza di isotopi, seppure “in maniera decisamente inferiore a quanto succedeva dieci anni, con i primi controlli” spiega il responsabile dell’Arpam che coordina i lavori. E che aggiunge: “Il vecchio lavabo all’interno della casa ormai diroccata, per esempio, continua a segnalare la presenza di raggi gamma”, che attestano cioè le radiazioni elettromagnetiche prodotte dal decadimento dei nuclei atomici. Come è possibile? Che c’è là sotto?

“Nulla, per ora” chiarisce l’Arpam “Ma non è possibile escludere che i fusti siano stati spostati altrove”, lasciando una sorta di “scia” che, visti i tempi di decadimento di questi elementi, è ancora chiaramente percepita dalle strumentazioni. E a supporto di questa ipotesi c’è la particolarità, riscontrata dal titolare della ditta cui è stato affidato lo scavo, che in alcuni punti il terreno presenta movimentazioni sospette, “come se qualcuno avesse spostato le zolle e movimentato il terreno in profondità”. Non è possibile stabilire quando questo possa essere accaduto: potrebbe essere stato pochi anni fa ma anche decenni.

I fusti, ammesso che lì sotto ci fossero davvero fusti che Quintino De Notariis ha nascosto alla vista senza depotenziarli della loro carica nociva per la popolazione e l’ambiente, potrebbero essere stati portati da un’altra parte.