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L’arbitro di Campobasso-Juve: “Il vostro tifo stupì pure i bianconeri. Certe emozioni neanche in serie A”

Giudice di gara nella storica partita contro i Campioni d’Italia, Sergio Coppetelli è tutt’oggi legato al Molise. Tiene vivo il ricordo di quella giornata ma il suo legame con il Campobasso ebbe inizio nel match contro la Paganese per la promozione in B del Lupo (31esima giornata - 9 maggio 1982 - e vittoria rossoblù 0-1) e dice: “Annullai un gol su segnalazione dell’assistente ma alla rete di Biondi ebbi anche io un sussulto”. Coppetelli trovò di nuovo la squadra di Molinari in occasione del suo personale debutto in serie B durante la prima di campionato contro il Pescara. E anche allora ratificò la vittoria rossoblù con il risultato finale di 2 a 0

13 febbraio 1985: Campobasso – Juventus. Giornata che segnò per sempre la storia del calcio locale: il gol di Ugolotti al 38esimo, la vittoria contro i Campioni d’Italia, l’esplosione dei 40mila tifosi al Selvapiana. E fu subito favola.

Il fischio leggendario di quella rete che timbrò la conquista del risultato da parte dei rossoblù apparteneva al giudice di gara Sergio Coppetelli.

sergio coppetelli arbitro

Nato a Roma, componente della sezione Aia di Tivoli (della quale è stato il primo arbitro ad arrivare in massima serie) è sempre stato un professionista rigoroso e autorevole.

Nella vita di Sergio Coppetelli il fil rouge che lo lega al Molise era qualcosa di predestinato che a tutt’oggi lo tiene unito alla nostra regione: suo figlio vive e lavora in provincia di Isernia e qui ormai ha la sua famiglia.

Coppetelli sembra scelto dall’esistenza del Campobasso perché la sua è una storia che ha quasi dell’incredibile.

Il primo incontro con i rossoblù il 9 maggio 1982, mancano tre giornate alla fine del campionato e dietro l’angolo c’è la promozione in serie B per la squadra del presidentissimo Antonio Molinari. E’ Coppetelli che arbitra la gara contro la Paganese: finisce 0-1 per i molisani.

11 settembre 1983: Coppetelli debutta in serie B con una prima di campionato che nel rettangolo di gioco vede Campobasso-Pescara. Anche in quella occasione il suo fischio suggella la fine del match a favore dei molisani: 2-0.

Due anni dopo, ancora Coppetelli, foriero di un’altra vittoria, questa volta è quella contro la Juve.

Il nome di Sergio Coppetelli (e a questo punto lo avranno pensato in molti) diventa l’asso nella manica del destino rossoblù.

Divisa nera, alto, imponente, distinto, è lui il direttore di gara in campo al nuovo stadio di contrada Selvapiana. La competizione è di quelle che resteranno nelle memorie storiche del calcio: il Campobasso contro i Campioni d’Italia.

Da quel giorno sono trascorsi quasi 36 anni. E abbiamo raggiunto al telefono, nella sua casa di Roma, proprio Sergio Coppetelli. Abbiamo scoperto che il punto di vista di quest’arbitro del calcio italiano è uno di quei racconti che accappona la pelle. Un inedito che catalizza attenzione e stimola emozioni incessanti.

Di lui molti a Campobasso rammentano tuttora l’eleganza in campo e l’autorevolezza, frutto di una competenza che si evince anche dalla carriera che lo riguarda e che ha poi arricchito su campi importanti e in competizioni prestigiose.

sergio coppetelli arbitro

Dotato di savoirfaire fuori dal comune, risponde alle nostre domande con aplomb e garbo a tratti disarmante.

Ma soprattutto racconta il suo legame con Campobasso facendo rivivere a chi ascolta ogni istante di quel match, quasi fosse appena concluso.

Le parole di Coppetelli trasudano entusiasmo, consentono di percepire l’adrenalina di quel calcio e riescono a descrivere finanche il freddo di quei giorni in contraddizione con il calore di uno stadio stracolmo di tifosi.

Per uno strano scherzo del destino – esordisce – il mio legame con Campobasso è qualcosa che ha profondamente segnato la mia professione ma anche la mia sfera personale, perché oggi in Molise mio figlio ha una famiglia e lavora in provincia di Isernia. Ma la storia d’amore con il Campobasso per me è iniziata alla terzultima partita di campionato di serie C1 contro la Paganese, match che non dimenticherò mai”.

Perché?

“Perché annullai un gol del Campobasso su segnalazione dell’assistente. Francamente avevo dei dubbi su quella scelta ma non essendo in una posizione ottimale per la valutazione dell’azione e quindi della rete dovetti inevitabilmente affidarmi all’indicazione da bordo campo. A togliere le castagne dal fuoco ci pensò poco dopo un gol di Guido Biondi e, mi creda, avrei voluto strappargli la maglia: fu il gol della liberazione e della consacrazione”.

Il Lupo quell’anno avanza e lascia la serie C1. A settembre del 1983 c’è il suo personale esordio in serie B. Quali squadre diresse in quella prima di campionato?

“Pensi un po’ – sorride Coppetelli– il mio primo match in serie B fu Campobasso-Pescara. E anche in quella occasione, nuova vittoria del capoluogo molisano: risultato finale 2-0”.

Altro segno del destino: la gara della storia del calcio molisano, Campobasso-Juventus, viene assegnata a lei. Che ricordo ha di quella giornata?

“Quei giorni ero influenzato e quando mi comunicarono che avrei dovuto arbitrare a Campobasso la sfida contro la Juventus, seguivo quotidianamente il servizio meteorologico perché avevo paura di non farcela fisicamente visto il pieno inverno e la rigidità delle temperature”.

Infatti nevicò…

“Sì, ma la sera prima io ero già a Campobasso e dormivo all’hotel Roxy dove fra l’altro era ospite anche la Juventus. Sempre quella sera andai a cena da un mio amico che abitava proprio all’altezza di Selvapiana e da lì vidi lo stadio, decine di persone che erano al lavoro per le rifiniture, altre impegnate ad asfaltare la strada, tutti all’opera per poter terminare gli interventi in tempo. Il  giorno dopo, quando mi svegliai, non avevo una linea di febbre né altro che potesse pregiudicare in qualunque modo la mia possibilità di arbitrare. Ne fui felice”.

Perché fu felice di scendere in campo?

Perché le emozioni di quella giornata anche per uno come me che ha esercitato in competizioni di livello superiore, saranno impossibili da dimenticare. E’ qualcosa che ti rimane dentro. Vedere la Juventus a Campobasso era già di per sé un fatto straordinario ma poi, quella cornice del Selvapiana piena di tifosi, persone appollaiate ovunque e quel sostegno, quel calore, io credo di non averlo più rincontrato”.

Trentottesimo minuto: rete di Ugolotti. Il vantaggio e poi la vittoria. Ma lei se lo aspettava che quel Campobasso vincesse contro la gloriosa Juventus?

Me lo aspettavo, perché il Campobasso ha messo dentro qualcosa in più”.

Cosa?

Quello che distingue un eroe. Un eroe non è un uomo estremamente coraggioso ma è colui che fiuta e trova l’attimo per compiere il gesto impossibile, e quindi diventa eroe. Il Campobasso era un’ottima squadra. Ricordo giocatori entusiasti e competenti, abituati al terreno di gioco che era al limite della praticabilità perché il campo era pesantissimo, ma soprattutto ricordo che aveva il dodicesimo uomo in campo: un pubblico indimenticabile. Ci fu una cornice di incitamento impressionante”.

Ma la Juventus si impegnò abbastanza?

“Dire proprio di sì. Parliamo di una squadra che è stata sul pezzo, la partita se la sono giocata. I bianconeri non erano certamente venuti a Campobasso per fare una vacanza”.

Azzardo a chiederle – rispetto alle competizioni di gran lunga superiori che poi lei ha arbitrato, in campi di tutt’altro spessore e con squadre blasonate – se i colori rossoblù le hanno lasciato qualcosa di introvabile?

Di gare importanti ne ho fatte tante ma quando ripenso a Campobasso-Juventus avverto ancora una sensazione bellissima. Sento tuttora quella partecipazione di pubblico, l’entusiasmo della preparazione, guardi – rafforza Coppetelli – che è stato un momento che ha avvolto tutti, finanche la stessa Juventus. E’ difficile descrivere quello stato emotivo perché stiamo raccontando qualcosa di incomparabile. Le svelo: io ho arbitrato derby come per esempio Juve-Torino, oppure match delicati, immagini Juve-Napoli… insomma ho diretto squadre con motivazioni rilevanti ma Campobasso-Juventus resta una nicchia bella e intoccabile all’interno del mio cuore”.

Oggi il Campobasso sta provando (dopo un lunghissimo periodo di inferno calcistico e societario) a risalire la china e la serie C non sembra impossibile, anzi! Se lei dovesse dare un consiglio per affrontare il futuro?

In questi anni ho seguito le vicissitudini del Campobasso leggendo i giornali e francamente mi dispiace vederlo in serie D. Penso che la forza di questa squadra sia la città stessa e quindi il pubblico. Io l’ho visto contro la Juventus ma non solo. Il vostro pubblico ha una spinta straordinaria. Dunque si dovrebbe iniziare dal coinvolgere tutti, tanto il bambino quanto il pensionato. Il vostro tifo è una delle chiavi di svolta per il successo. Il Campobasso meriterebbe tranquillamente la serie B”.

Tornerebbe a guardare un match del Lupo? In realtà il mio è propriamente un invito…

A Campobasso vengo volentieri perché è pur vero che io vivo di presente e di futuro, ma ricordare le cose belle vale sempre la pena. Quindi appena possibile sarò lì e senza alcuna titubanza. Ma poi, l’ha visto no? La vostra città è nel mio destino”.

Già, Campobasso da sempre fa parte della sorte di Sergio Coppetelli: la partita in serie C contro la Paganese, il suo esordio come arbitro di serie B, il match contro la Juve, suo figlio che in Molise lavora e ha una famiglia che gli ha dato tre splendidi nipoti dei quali amorevolmente dice: “Chissà che Sergio, Filippo o Andrea non seguano le orme del nonno. E magari in Molise”.

Coincidenze? Difficile stabilirlo. Ma al di là di tutto, un fatto è certo dottor Coppetelli, qui – pronti ad abbracciarla – c’è Campobasso e ci sono i tifosi di quella curva che lei ha saputo accendere mettendo il sigillo su quello storico gol contro la Juve. E non solo quello.