Contrabbando di carburante, l’oro nero dei clan: le rotte dal Nord Europa e i sospetti sulle pompe bianche

La Procura di Campobasso ha alzato l'asticella dei controlli in materia di reati fiscali. Sotto tiro soprattutto il traffico illegale di prodotti petroliferi che è tra le maggiori cause di evasione ai danni delle casse dello Stato

Il sequestro di beni per un valore di 13 milioni di euro eseguito nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza va ad integrarsi a quello di 4 milioni di euro portato a segno qualche giorno prima. A darne conferma è la procura di Campobasso e in una nota per ribadire l’attenzione dell’autorità giudiziaria rispetto anche a reati di natura fiscale.

Traffico illecito di carburanti per frodare lo Stato: sequestro record di denaro e case di lusso

I sequestri dei beni sono stati effettuati a carico di una società che si occupa di prodotti petroliferi. Il provvedimento emesso dal palazzo di giustizia di viale Elena segue una complessa attività investigativa svolta dalla Guardia di finanza nell’ambito dei prodotti energetici.

Quindi sono stati sequestrati terreni per un valore di 65 mila euro, fabbricati per 330mila euro, quote di diverse società per un valore complessivo di oltre 100mila euro, infine diversi automezzi.

L’Unione petrolifera ha stimato che il “business” dell’oro nero vale 3 miliardi di litri l’anno, cioè il 10 per cento del totale dei consumi in Italia. E l’evasione fiscale, tra accise ed Iva, supera addirittura i 4 miliardi di euro.

A fare le spese del business sporco, oltre alle casse dello Stato sono i commercianti onesti ma anche i clienti che spesso si ritrovano nel serbatoio strane miscele oltre che all’inevitabile sovraccarico fiscale dovuto all’evasione.

I mix di miscele arrivano perlopiù dal Brennero e dalla Slovenia, sotto forma di oli vegetali; poi ci sono le colonnine che vengono taroccate nel conteggio dei litri erogati per questo particolarmente attenzionate sono le cosiddette “pompe bianche”, quelle stazioni di servizio senza logo che praticano sconti a volte considerevoli per un mercato dove l’importo dell’accisa è superiore al costo stesso di produzione ed il margine di guadagno al litro per il singolo operatore si aggira al di sotto del 10 per cento.

Un mercato parallelo che negli ultimi due anni è frequentemente  al centro di importanti attività di indagine della guardia di finanza un po’ in tutto il Paese. Accertamenti che come in Molise in occasione del recente sequestro preventivo di 13 milioni di euro, si snodano tra dichiarazioni omesse o fraudolente, illecita importazione e commercializzazione di prodotti petroliferi, miscele “farlocche” trasportate in totale evasione d’accisa.

Formalmente, per giustificare il loro transito in Italia, i carichi vengono indirizzati a società estere, in realtà, sono smerciati nel Belpaese.

Gli accertamenti coordinati dalla Procura di Campobasso hanno permesso di rilevare un sistema fraudolento finalizzato al contrabbando di prodotti energetici mediante l’utilizzo di società e soggetti interposti utilizzati per mascherare la eeale dinamica dei rapporti economici e commerciali anche attraverso documenti fiscali fittizi per operazioni inesistenti.