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Una delegazione molisana alla manifestazione nazionale contro le grandi opere foto

C’era anche un pezzetto di Molise, ieri sabato 23 marzo, nella marea umana che ha invaso Roma per la grande manifestazione nazionale per il clima e contro le grandi opere inutili e dannose: più di 150mila persone da tutta Italia in uno splendido pomeriggio di primavera, a sfilare per la loro terre e per il pianeta.

“Da Termoli, Guglionesi, Montecilfone, Campobasso e Isernia – spiegano – ci siamo ritrovati con i nostri striscioni in mezzo ad una umanità colorata, rumorosa, allegra ma determinata nel gridare che nessuno di noi ha paura, e che difenderemo il diritto all’autodeterminazione dei territori. Solo 30 persone, ma sono più che sufficienti a svegliare le coscienze; e abbiamo portato la voce di questa piccolissima regione  a farsi ascoltare tra le tante grandi vertenze aperte da una politica violenta e predatoria, che sta mettendo a rischio la sopravvivenza stessa della terra.

C’eravamo tutti: No Tav, No Triv, No Mose, No Tap, No Muos, No Ilva, No Snam, No Grandi Navi, Mamme contro i Pfas, Forum dell’Acqua e centinaia di altri: tutti i visi e le forze territoriali che da  anni scrivono la storia bella di questo paese, mettendo insieme dal basso realtà ed emergenze. E se le sigle per necessità di sintesi cominciano con un No, sappiamo ormai tutti che dietro quel no ci sono dei Sì concreti e costruttivi, e proposte pronte a farsi carico di quel cambiamento globale verso la giustizia sociale e climatica che abbiamo ormai pochissimo tempo per attuare”.

Diamo fastidio – aggiungono – perché diciamo che questo modello, che considera territori e ambiente unicamente come risorse da sfruttare, va fermato subito, dato che è lo stesso modello liberista che fa arricchire pochi e impoverire molti; che spinge alle migrazioni, che produce guerre, che istituzionalizza precariato, sfruttamento e tensione sociale. Che continua a fondarsi sui combustibili fossili, contro i quali il 15 marzo due milioni di giovani sono scesi in corteo.

Ma tra bande di strada, balli, bandiere e striscioni “quello che la piazza di ieri a Roma ha dimostrato è che siamo tutti parte di un grande movimento unitario, nel quale nessuno lotta per difendere solo il proprio piccolo cortiletto Non c’erano sentimenti egoistici, ieri, mentre per ore il corteo immenso si snodava da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni, e la lotta di uno è diventata lotta di tutti, nella quale il gasdotto Chieti-Larino, il bosco di Corundoli, il tunnel di Termoli e le trivelle erano responsabilità assunta da tutti, tanto quanto la Tav.

Il nostro cortile è il mondo, perché difendere il territorio chiedendo di essere ascoltati significa difendere il pianeta – dicono ancora – dovunque si alzi una voce in lotta. Ed è bello sapere che la grande partecipazione dei comitati No Trivelle e No Gasdotti dell’Italia centrale e meridionale, quasi un terzo del corteo, è nata ed ha cominciato ad organizzarsi nell’assemblea interregionale di Termoli il 2 febbraio scorso”