Cacciatore 70enne caricato da un cinghiale finisce in ospedale: salvo per miracolo foto

L’episodio è avvenuto a metà novembre nelle campagne non lontano dalle sponde del Trigno. Il cacciatore di Montenero è stato operato e ricoverato per circa dieci giorni in ospedale

Poteva finire molto peggio ed è fortunato a poter raccontare come è andata il 70enne cacciatore di Montenero di Bisaccia che venerdì 16 novembre ha seriamente rischiato di morire dilaniato da un cinghiale. È successo nelle campagne fra l’Abruzzo e il Molise, dalle parti delle sponde del fiume Trigno fra Montenero e San Salvo, dove il pensionato si era diretto per dare la caccia alle lepri.

Non era preparato infatti per affrontare un ungulato, tant’è che quando ha sentito un rumore e un movimento dietro un cespuglio, inizialmente non ha capito cosa fosse. Quindi ha visto un cinghiale non troppo grande che andava via e ha pensato non ci fosse pericolo, tanto che si è avvicinato. Ma da poco distante è sbucato un altro esemplare, probabilmente un maschio che correva dietro a una femmina.

Capito il pericolo, il 70enne ha imbracciato il fucile e fatto fuoco contro l’animale. Ma le cartucce usate per sparare alle lepri sono molto meno potenti di quelle per gli ungulati e il colpo non è bastato per abbatterlo. L’esemplare maschio, ben più grande di quello visto pochi secondi prima, lo ha caricato. La forza del cinghiale lo ha fatto crollare a terra. L’animale lo ha colpito con i canini che spuntano dal grugno, detti anche zanne, lacerandogli profondamente una gamba. Per fortuna dopo averlo tramortito è fuggito via.

A quel punto il cacciatore è riuscito a rimettersi in piedi a fatica, per la brutta ferita riportata, ed è arrivato fino alla macchina che era parcheggiata poco distante. Quindi ha chiesto aiuto ed è stato trasportato in ospedale. Al San Timoteo di Termoli, vista la ferita profonda, è stato subito ricoverato nel reparto di Chirurgia per essere sottoposto a un intervento al fine di ricucirgli la gamba. La sua degenza in ospedale è durata una decina di giorni, prima di poter tornare a casa assistito dai familiari.

L’episodio riporta d’attualità il pericolo che scaturisce dalla folta presenza di questi esemplari, sia nelle campagne che a ridosso dei centri abitati, oltre che nei boschi. Un pericolo che vale per i cacciatori, ma come si è visto in questi anni, anche per automobilisti e semplici cittadini.