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13enne si accascia a terra sullo scuolabus, l’autista gli rimette in moto il cuore: “Non sono un eroe, ho fatto solo il mio dovere”

Antonio Silvestri, da 25 anni autista di scuolabus a Ferrazzano, ha praticato una manovra salvavita su un ragazzo delle scuole medie finito in arresto cardiaco mentre era a bordo del mezzo. "Sapevo come fare il massaggio cardiaco perché il giorno prima che iniziasse l'anno scolastico avevo preso parte a un corso su indicazione della ditta per la quale lavoro. La prevenzione è importante".

antonio silvestri

Non è abituato al clamore che la sua persona ha suscitato da quando, due giorni fa, ha salvato la vita a un 13enne sullo scuolabus.

Antonio Silvestri, 63 anni di Ferrazzano, di cui 25 passati trasportando gli studenti da casa a scuola e viceversa, non vuole passare per eroe “perché – dice – ho fatto solo quello che andava fatto, il mio dovere”.

Sabato mattina la sua manovra salvavita, appresa durante un corso seguito prima che ricominciasse l’anno scolastico, ha strappato dalla morte uno studente delle scuole medie. Erano quasi le 8 del mattino quando il 13enne, come ogni giorno, è salito a bordo dello scuolabus di Antonio.

“Ero quasi arrivato alla fermata successiva, a circa 200 metri da casa sua, quando l’ho visto faccia a terra. Ho accostato, gli ho abbassato la mascherina e l’ho sdraiato delicatamente a terra al centro del corridoio dello scuolabus. Non respirava già più, non rispondeva, non apriva gli occhi, insomma era completamente incosciente”.

E cosa ha fatto a quel punto?

“Gli ho praticato un massaggio cardiaco, non so quanto tempo è passato, sono stati attimi molto concitati, c’erano tutti gli altri compagni a bordo, ma sono stati in gamba, gli ho detto di stare tranquilli e al loro posto e non si sono spaventati. Dopo due, forse tre minuti, ha riaperto lentamente gli occhi ma era confuso. Mi ha detto: Che succede? Dove mi trovo?”.

E dopo?

“Dopo è stato portato in ospedale, per fortuna c’erano anche i genitori in strada perché, come ho detto, il malore si è verificato a poche centinaia di metri da casa sua e gli amici li hanno subito avvisati. Una volta arrivati i soccorsi ho rimesso in moto il pulmino per terminare il giro: dovevo portare i ragazzi a scuola ma mi sono raccomandato di avere al più presto sue notizie”.

E come sta?

“Bene, è già a casa, ci siamo sentiti ieri. Mi ha detto che a Napoli, dove è stato ricoverato, gli hanno detto che il suo cuore si era fermato e che io l’avevo fatto ripartire. Ma non l’ho salvato io, è stata la mano del Padreterno ad aiutarlo”.

Lei è troppo modesto Antonio, se non avesse saputo praticargli la manovra salvavita le cose sarebbero potute andare molto diversamente…

“Forse, ma per fortuna martedì 14 (il giorno prima all’apertura delle scuole, ndr) avevo seguito coi miei colleghi autisti un corso. Io li frequento sempre e la ditta per la quale lavoro (è dipendente della società di autotrasporti Moffa, ndr) ce li fa fare. Anzi, se posso approfittarne, voi giornalisti dovete far passare questo messaggio: la prevenzione è importante. Glielo dico perché anche martedì scorso c’era, tra noi, chi reputava il corso una perdita di tempo dicendo che, poi, tanto non succede mai. Beh, io spero davvero che non capiti mai più una cosa del genere, ma sapere cosa fare in certi momenti è fondamentale”.

 

Alla fine di questa intervista Antonio è tornato nella sua campagna: ogni giorno, dopo aver accompagnato gli studenti a scuola, si dedica al suo orto a due passi da Ferrazzano.

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