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“Ho portato i miei bimbi a giocare nella pineta bruciata”. Dai più piccoli una lezione di vita e di ambiente

Una pagina di diario che racconta una giornata diversa: nella pineta di Campomarino andata distrutta dal fuoco due bimbi giocano spensierati. “È un segnale di ripresa, bisogna ripartire dalle nuove generazioni”

Si dice che dopo essere caduti dalla bicicletta, il modo migliore per ripartire sia tornare in sella e tornare a pedalare, guardando avanti e stringendo forte il manubrio. Un po’ come in sella al motorino o in auto dopo un incidente, o sul cavallo dopo una caduta. Bisogna ripartire, proprio da lì, da quello che potrebbe essere un evento traumatico per tornare ad essere più forti, a non avere paura e a ritrovare quel rapporto anche umano e di fiducia. Ed è un po’ lo stesso con i luoghi del cuore, quelli che frequenti da bambino, accompagnato dalla famiglia, dove sai che troverai sempre la tua dimensione. Ma come fare se quel posto nel giro di pochi attimi sparisce? Cancellato dalla terra, davanti ai tuoi occhi e davanti a te che ce la metti tutta per salvarlo, ma non ci riesci?

Bimbi nella pineta

Fai un po’ come con la bicicletta, torni in sella. E torni lì, nel luogo del cuore e della quotidianità. Perché le belle e sane abitudini non possono finire così, per colpa di altri. É da lì che bisogna ricominciare, da ciò che è stato per renderlo anche ciò che sarà. Perché anche una strage può insegnare qualcosa, qualcosa come il rispetto, l’educazione.

Perciò quando la tua pineta del cuore brucia in poche ore, in un caldissimo pomeriggio di una domenica di agosto, é da lì che si deve ricominciare, ripartire, tornare a riflettere e anche ad imparare, con una vera e propria lezione di vita e di rispetto verso il mondo, perché non deve finire solo come un fatto di cronaca entrato negli Annali del 2021, l’anno del vaccino contro il Covid, delle restrizione e del Green Pass e dell’incendio alla Pineta di Campomarino distrutta dal rogo. Deve essere anche il momento della riflessione, che smuove le coscienze e fa riflettere su quanto sia fragile la natura, su quanto la mano dell’uomo può fare.

E come fare a spiegare a due bimbi, fratello e sorella nel cuore degli anni, che nel luogo del cuore non potranno tornare perché quel posto colorato con i colori vivaci della natura ora é tutto grigio, tetro e con un odore acre del fumo ad avvolgere l’ambiente? Non si può, perché solo le immagini viste con i propri occhi possono spiegarlo, perciò l’unica scelta é tornarci.
Tornare lì, in mezzo alla pineta ormai distrutta, dove l’odore del legno non c’è più, ma il verde delle chiome ha lasciato il posto al grigio della cenere e al nero dei tizzoni. Dove entrandoci sembra di essere finiti in una foto in bianco e nero degli anni 50. Una foto molto diversa, però, da quella – in bianco e nero – che immortalava un gruppo di persone nel momento in cui si piantavano centinaia di alberi, con la pazienza di chi conosce il mondo della natura.

Bimbi nella pineta

Ora, 70 anni dopo, di quel lavoro portato avanti con fatica e impegno da Pasquale Chimisso, Felice Vaccaro, Natale Silvestri, Vincenzo Pietropaolo e Vittorio, per citare solo alcuni degli uomini che hanno messo a dimora i pini, non resta più nulla. Ma nonostante tutto, un padre ha scelto comunque di portare i suoi figli proprio lì, dove spesso si trovavano a giocare durante le vacanze estive, immersi tra gli alberi e a pochi passi dal mare. In quell’angolo di paradiso che lasciava portare la mente alla Sardegna o alle caraibiche spiagge bianche dall’altra parte del mondo, i suoi bambini sono tornati.

Bimbi nella pineta

Qualcuno potrà pensare che sarà stato un errore, che in mezzo alla cenere e all’odore di bruciato non si deve andare, ma questa è stata una scelta che ha inseguito il cuore. “Per me – rivela questo padre – era importante farlo, ho sentito che era l’unico gesto che in questo momento potevo fare. Per me e sopratutto per i miei figli, perché questa deve anche essere una lezione di vita, devono imparare il rispetto, verso la natura, verso ciò che abbiamo, devono capire che bisogna fare attenzione, che basta un niente per distruggere tutto e mettere in pericolo le persone”.

I bambini insegnano e anche questa volta sono stati un passo avanti rispetto agli adulti: dopo l’iniziale stupore, paura, smarrimento in quel luogo diventato  quasi irriconoscibile ai loro occhi, la spensieratezza e la leggerezza dei più piccoli ha vinto su tutto. “Si sono messi a giocare, con quello che hanno trovato lì – aggiunge ancora il padre – c’era anche qualche gioco che si è salvato dal fuoco e dalle fiamme. Lo hanno preso e hanno giocato”.

In questa pagina di diario che dona un tocco di colore leggero e dopo le pagine grigie e nere dei giorni scorsi, c’è scritto tanto, c’è scritto molto di più di un gioco nella cenere. “C’è scritto che esiste un pensiero positivo, che dobbiamo lasciare alle nuove generazioni e che dobbiamo proteggere. La pineta era un regalo che ci era stato donato, ora vederli giocare é stato un segnale, per ripartire, per fare attenzione, per tornare a piantare qualcosa proprio lì”.

Forse non sarà una pineta, forse sarà un nuovo angolo verde, ma dovrà esserci e dovrà essere protetto dalle nuove generazioni.

Pineta bruciata campomarino