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Enzo Calvitti, 66 anni, di Mafalda: è molisano uno dei 7 ex brigatisti arrestati in Francia

Calvitti è nato a Mafalda 66 anni fa. Deve scontare 18 anni, 7 mesi e 25 giorni di reclusione, oltre alla misura di sicurezza della libertà vigilata per 4 anni, per i reati di associazione sovversiva, banda armata, associazione con finalità di terrorismo, ricettazione di armi. E’ uno dei sette ex membri delle Brigate Rosse arrestati in Francia su richiesta dell’Italia

Calvitti Enzo br

C’è un molisano tra i 7 ex terroristi arrestati in Francia. Enzo Calvitti, il cui volto fotografato qualche decennio fa è oggi su tutti i giornali, è nato infatti a Mafalda 66 anni fa ed è cresciuto in Molise, dove ha frequentato le scuole prima di spostarsi nel nord Italia.

Il blitz è stato messo a segno dalla polizia antiterrorismo francese, grazie al lavoro di cooperazione dello Scip italiano, l’organismo interforze che nei mesi scorsi ha lavorato alla rilocalizzazione dei “ricercati” italiani protetti dalla cosiddetta “dottrina Mitterand”. Protezione durata fino al provvedimento di fermo odierno, quando è stato eseguito il mandato di cattura europeo che pendeva su ciascuno dei terroristi, fin dagli anni Novanta.

Sono sette gli arrestati – appartenenti alle Brigate Rosse, a Nuclei armati di contropotere territoriale e a Lotta Continua – condannati per episodi di terrorismo. Tra i reati omicidi di giudici e di appartenenti alle forze di polizia, sequestri di esponenti politici, uccisioni di dirigenti d’azienda. L’elenco dei reati di cui sono accusati – scrive Bianconi sul Corsera – “è lungo e riporta alla luce alcuni dei momenti più bui degli anni di piombo”.

Oltre a Calvitti ci sono Marina PetrellaGiovanni Alimonti, Enzo CalvittiRoberta CappelliGiorgio PietrostefaniSergio Tornaghi, Narciso Manenti. Ancora in fuga Raffaele Ventura, Maurizio Di Marzio e Luigi Bergamin.

Calvitti è nato a Mafalda il 17 febbraio 1955, appartenente alle Br, deve scontare 18 anni, 7 mesi e 25 giorni e 4 anni di libertà vigilata per i reati di associazione sovversiva, banda armata, associazione con finalità di terrorismo, ricettazione di armi. La sentenza della Corte d’appello di Roma è diventata esecutiva nel settembre 1992.

Finisce così la protezione della Francia per i terroristi rossi: Parigi ha autorizzato l’operazione della polizia italiana, la svolta è arrivata dopo un incontro tra la ministra Cartabia e il suo collega francese. L’Eliseo ha dato l’annuncio: “La dottrina francese è: asilo agli ex brigatisti ma non per i reati di sangue”.

La decisione di trasmettere alla giustizia i dieci nomi (sulle 200 persone che l’Italia da anni reclama dalla Francia) è stata presa dal presidente Emmanuel Macron e “si inserisce rigorosamente – ha rimarcato l’Eliseo – nella dottrina francese di concedere asilo agli ex brigatisti ad eccezione che per i reati di sangue”.

Il dossier francese che li riguarda era chiamato “Ombre rosse” e l’operazione che vede impegnate la Direzione centrale dell’Antiterrorismo italiano e dell’Antiterrorismo francese. Gli arrestati saranno presentati entro 48 ore davanti alla procura generale della Corte di Appello di Parigi e un giudice deciderà se applicare la misura della detenzione o quella della libertà vigilata per il tempo necessario a esaminare le richieste di estradizione dall’Italia.

“Il governo esprime soddisfazione per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta” sono state le parole del presidente del Consiglio Mario Draghi. “La memoria di quegli atti barbarici è viva nella coscienza degli italiani. A nome mio e del governo, rinnovo la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime”.