Rapine, droga e violenza, il writer “Pensa” condannato a 24 anni di carcere. Il complice ne prende 6

Terminata l'udienza con rito abbreviato a carico del 25enne e del 19 enne arrestati l'anno scorso dalla squadra mobile. Tredici i capi d'imputazione per Michele Di Bartolomeo, alias 'Pensa'. I legali di Maselli, gli avvocati Fazio e Di Lena, hanno già annunciato che impugneranno la sentenza

Michele Di Bartolomeo, il giovane 25enne di Campobasso denominato “Pensa” – perché questa era la sua firma sui muri della città – è stato condannato a 24 anni di carcere.

A suo carico tredici capi di imputazione che hanno indotto il giudice D’Agnone a ricorrere all’applicazione del concorso materiale dei reati. Vale a dire che per ogni reato ha applicato una pena. Quindi per “Pensa” la somma dei reati commessi è arrivata a 23 anni e nove mesi di reclusione.

Arrestati l’8 marzo di un anno fa dagli uomini della squadra mobile di Campobasso, tramite l’operazione compiuta dagli uomini di Raffaele Iasi (con i carabinieri del Norm) che portò all’esecuzione di sei misure cautelari: quattro ai domiciliari, due in carcere. Otto persone indagate, quattordici perquisizioni eseguite in tutto il centro urbano del capoluogo.

‘Pensa’, l’ispiratore del nome dell’inchiesta, ha 25 anni ma era più volte finito nei guai per l’indole violenta, le rapine e lo spaccio.

Il secondo imputato, condannato oggi 6 luglio a cinque anni e otto mesi di carcere, è Andrea Maselli che di anni ne ha soltanto 19. Due anni e otto mesi la sua pensa solo per rapina e lesioni. E tre anni per due episodi di spaccio. Ma gli avvocati Fazio e Di Lena hanno annunciato che impugneranno la sentenza.

Mano pesante dei giudici a carico dell’imbrattatore seriale dei muri di Campobasso che si diceva pronto a conquistare una buona fetta di spaccio a Campobasso. Le strategie che aveva messo in piedi per farlo erano quelle della sue serie tv preferita: “Romanzo Criminale”.

Quindi le rapine violente compiute per refurtiva da reinvestire nell’acquisto di cocaina (che avrebbe fruttato almeno tre volte di più). Le botte e i pestaggi ai consumatori che non pagavano per tempo la droga acquistata. Le minacce alla polizia di cui sentivano il fiato sul collo. Anche il furto di uno scooter ad un agente della Mobile. I viaggi a Lucera per comprare la “polvere bianca”. C’è tutto nel fascicolo che i giudici hanno dovuto valutare e attenzionare: le estorsioni, la ricettazione, la detenzione di armi atte ad offendere, lo spaccio, la violenza.

La Squadra mobile a casa del padre di Michele Di Bartolomeo trovò, nascosti in un muro creato ad hoc, 90mila euro che “Pensa” aveva chiesto al genitore di occultare. Denaro, presumibilmente, guadagno dello spaccio.

L’inchiesta è stata delicata e complessa a conferma dello sconcertante scenario criminale che giovani poco più che ventenni avevano organizzato sicuri di potere “conquistare…Campobasso”.