Una città in agonia: negozi chiusi e centro sempre più deserto. “Bisognerebbe riaprire il corso” fotogallery

Il nostro 'viaggio' al centro di Campobasso dove moltissimi negozi hanno chiuso o stanno per farlo. In una città sempre più spopolata chi sopravvive si ingegna per resistere: "Offerte e sconti ai clienti storici. Purtroppo gli esercizi commerciali chiudono per una serie di motivi: la crisi economica, l'ingombrante presenza dei centri commerciali e la diffusione del commercio on line. Probabilmente la riapertura di corso Vittorio Emanuele al traffico potrebbe risollevare gli affari". Il lento declino del capoluogo potrebbe subire un'accelerata nel caso in cui il Molise perdesse l'autonomia e sparissero le varie sedi delle istituzioni regionali.

Non si passeggia più nel salotto ottocentesco di Campobasso, corso Vittorio Emanuele. Non si fanno più acquisti nei negozi del centro che aprono e si arrendono dopo qualche mese di resistenza. Ma chiudono anche i negozi storici: la profumeria Brienza di piazza Pepe, ad esempio, ha abbassato le serrande.

Saracinesche chiuse, vetri coperti con fogli di vecchi quotidiani da cui si possono intravedere le stanze impolverate che fino a poco tempo fa ospitavano gli scaffali su cui la merce era esposta.

La “concorrenza sleale dei cinesi, oltre che dei centri commerciali dove i campobassani preferiscono fare gli acquisti”, dice qualche esercente. “Chi riesce a conservare la clientela storica, è perchè riesce ad innovare o ad offrire sconti e prezzi competitivi”, dicono Isabella e Debora, le giovani commesse dell’unica profumeria presente in corso Vittorio Emanuele. Ha aperto da un anno compiendo una scelta quasi in controtendenza.

“Purtroppo se i costi dei prodotti sono troppo alti, la gente non spende: preferisce i centri commerciali o fare acquisti on line“, la riflessione di Concetta del negozio O’Bag. Nè aiuta il ‘contesto’: “Il centro purtroppo è morto, tanto è vero che tra noi commercianti del centro stavamo pensando di chiedere al Comune di riaprire corso Vittorio Emanuele al traffico perchè in questo modo si invoglia la gente a tornare al centro”. Una proposta rilanciata durante la campagna elettorale dalla candidata leghista Maria Domenica D’Alessandro. Il Movimento 5 Stelle e Roberto Gravina, neo sindaco del capoluogo, hanno un’idea diversa.

Basta spostarsi di qualche metro e lo scenario diventa disastroso. Imbattersi in un negozio aperto è raro tra via Marconi, piazza Prefettura e via Ferrari. La via della movida, ad esempio, sembra che viva solo di notte, con i suoi bar e i pub frequentati da giovanissimi. Di giorno il deserto: gran parte degli esercenti ha preferito mollare tutto.

“Purtroppo con la crisi economica le persone non spendono più, non fanno acquisti. Preferiscono comprare più capi a poco prezzo e non privilegiare la qualità del prodotto. E così i negozi non vendono più”, racconta Daniela, commessa in un negozio del centro.

Chi non ha ancora chiuso, è in affanno e sta per farlo. “Svuota tutto, liquidazione totale”. Cartelli numerosi tanto quanto i ‘vendesi’ e gli ‘affittasi’ che compaiono sui balconi delle abitazioni di una città in cui paradossalmente si continuano a costruire palazzi enormi. La gran parte di quegli appartamenti, poi, resterà invenduta.

Perchè nel capoluogo molisano non si resta nemmeno più a vivere. “Mi laureo, poi vado via. Qui non c’è più futuro, non c’è lavoro, non c’è niente”.

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Campobasso cupa come Gotham City, svuotata delle sue forze migliori. Dove chi resta lo fa per amore della terra e della famiglia, per un inossidabile senso di ostinatezza, o forse per pigrizia.

Strana la storia di Campobasso: una città viva e attrattiva, che negli anni Novanta ha vissuto una seconda giovinezza grazie agli studenti iscritti all’Università, molti di fuori regione. Invece negli ultimi anni è scivolata in un lento ma inesorabile declino. Lo dicono i numeri, innanzitutto: la popolazione è scesa sotto i 49mila abitanti. “Scenderà presto a 40mila”, profetizzò qualche tempo fa l’ex consigliere comunale Michele Ambrosio. Certo, c’è chi si è spostato di qualche chilometro preferendo trasferirsi a Ferrazzano, Ripalimosani, Campodipietra, Oratino e Mirabello.

Altri sono andati via definitivamente, in cerca di migliori opportunità, di pari passo con la desertificazione dell’intero Molise, regione di circa 316mila abitanti che potrebbe perdere la sua autonomia. Sono gli stessi molisani a guardare favorevolmente al ritorno con l’Abruzzo (come è emerso dal sondaggio lanciato da Primonumero). E se questo avvenisse, sarebbe un colpo mortale per Campobasso che perderebbe il titolo di ‘reginetta’ della politica molisana grazie alle varie sedi dell’amministrazione regionale sparse sul territorio: palazzo Vitale (che ospita la Regione Molise), palazzo D’Aimmo (sede del Consiglio regionale), palazzo Santoro (sede di vari uffici regionali) e tanti altri edifici non avrebbero più senso senza la loro funzione istituzionale e legislativa. Se questo avvenisse, sarebbe un colpo mortale per Campobasso.