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Edilizia molisana, la crisi continua: 1500 aziende chiuse e 5mila posti di lavoro persi dal 2008

Molti degli 8mila lavoratori edili molisani parteciperanno allo sciopero generale del 15 marzo prossimo. Con loro anche Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil: “Chiediamo un tavolo di lavoro permanente e un adeguato piano di investimenti per rilanciare il settore”.

Il laccio della crisi stringe ancora forte il respiro dell’edilizia. Una depressione intensa, che strangola realtà imprenditoriali quanto intere famiglie; un’emergenza viva anche in Molise.

Dal 2008, anno di battesimo del crollo mondiale dell’economia, la nostra regione ha visto chiudere infatti 1500 imprese e più di 5mila posti di lavoro persi (7mila, se consideriamo le circa 2mila unità negli impianti fissi). Una situazione di profondo squilibrio, capace di generare disperazione oltre che malcontento diffuso.

Ecco perché allo sciopero generale nazionale in programma il 15 marzo prossimo a Roma, in piazza del Popolo, ci saranno anche le sigle sindacali molisane Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil.

Il comparto delle costruzioni – dal settore dell’edilizia a quelli del cemento, del legno, laterizi e lapidei – chiederà a gran voce prospettive migliori, affinché torni protagonista “la voglia di futuro, la voglia di scommettere, attraverso il lavoro, su un Paese più giusto e moderno”.

Questa mattina, 12 marzo, i rappresentanti dei lavoratori di settore hanno spiegato in conferenza stampa le ragioni dell’adesione all’iniziativa e tutte le criticità di un comparto produttivo in ginocchio ormai da tanti, troppi anni: “Stiamo parlando di una crisi più che decennale – ha detto Massimiliano Rapone, responsabile Filca Cisl- che dal 2008 ha portato alla perdita di oltre 5mila posti di lavoro e alla chiusura di circa 1500 imprese, nel nostro territorio.

Noi chiediamo, al governo nazionale come alla Regione Molise, un tavolo di lavoro permanente sull’edilizia, dove confrontarci su proposte concrete e fattibili, dove dibattere per far riaprire i cantieri e sbloccare le grandi opere. Per il rilancio dell’economia serve infatti anche una discussione sul nuovo codice appalti, che deve consentire di sburocratizzare la macchina amministrativa, smaltendo l’accesso alle opere pubbliche senza perder tempo in lungaggini di sorta; siamo in uno stato di emergenza e non si può temporeggiare, non possiamo permettercelo. Abbiamo bisogno di programmare grandi e piccole opere: ci sono scuole da mettere in sicurezza, c’è un territorio martoriato da frane e resta l’esigenza di infrastrutture in grado di collegare il territorio in maniera efficiente, rendendolo attrattivo anche per chi viene a investire o ha intenzione di farlo: sono tutti ambiti che potrebbero rilanciare il settore edile e dunque tutta l’economia. Invochiamo inoltre un piano straordinario di investimenti per gli interventi su strade, territori e ponti. Infine – ha chiuso Rapone – soprattutto le piccole e medie imprese hanno difficoltà a lavorare perché spesso non ricevono, o li ricevono troppo tardi, i soldi dalla pubblica amministrazione. Ma le aziende devono avere la liquidità necessaria per ripartire e quindi crediamo necessaria anche la presenza di strumenti che possano garantire pagamenti certi e puntuali in questo senso”.

Intenzioni e concetti rimarcati da Silvio Amicucci (Fillea Cgil): “Il nostro settore è quello che paga più duramente la crisi. C’è stata una caduta verticale delle produzioni e nessun segno di ripresa. Ma bisogna ricordare che il comparto delle costruzioni è il più anticiclico di tutti: se riparte può far risollevare tutta l’economia.

Il problema – continua Amicucci – è che da una recessione tecnica si è passati a una recessione di fatto; ora tocca reagire e bisogna farlo con grande forza. Si parla tanto di Tav, ma ci sono grossi problemi anche in Molise. La nostra regione non sta meglio rispetto al resto del Paese e questo perché c’è una connessione stretta tra la costruzione di infrastrutture e lo sviluppo di un territorio e della sua economia.

Servono quindi politiche mirate, investimenti, lavoro di qualità; scelte da assumere a livello locale e nazionale. Abbiamo risorse europee, il “Patto per il Molise” con un valore finanziario di 740 milioni, 250 dei quali dedicati alle infrastrutture: devono essere immediatamente cantierati, perché non si può aspettare, siamo indietro di dieci anni. Il nostro però non è un destino ineludibile, si può lavorare per cambiarlo. Un altro obiettivo è la lotta al lavoro nero: si deve consentire ai lavoratori la piena sicurezza cui hanno diritto, per contrastare il dumping contrattuale con un sistema che premi la qualità”.

Stessa linea per Roberto D’Aloia, rappresentante Feneal Uil: “Il 15 marzo manifesteremo per chiedere al governo e alla Regione un tavolo permanete sulla crisi edilizia. Del nostro settore se ne parla poco, perché si vede poco: esistono tante piccole imprese sparse sul territorio. Ma non ci sono solo loro. Perché accanto alle aziende e ai lavoratori del comparto edile c’è tutto un indotto, scivolato nelle medesime difficoltà. Ecco quindi che quando parliamo dei circa 7mila posti di lavoro persi, in realtà arriviamo a toccare quota 10mila se consideriamo anche tale indotto, ammontante circa al 27% del sistema in termini numerici. Quella di piazza del Popolo non sarà dunque una manifestazione contro un colore politico: rivendicheremo il diritto di rappresentanza dei lavoratori edili, semplicemente, e chiederemo un piano serio di investimento. In questo modo non si rilancerebbe solo il settore edile bensì l’intera economia nazionale, perché quando si investe in edilizia si investe sul territorio. Serve continuità da questo punto di vista, certo, mentre invece oggi tante aziende chiudono proprio perché non hanno avuto soldi da enti pubblici”.