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Sempre meno aziende chiuse, Molise in testa per calo di fallimenti. Ma le liquidazioni sono un campanello d’allarme

Il miglior dato percentuale (-22,9%) rispetto al 2017 è quello fatto segnare dalla nostra regione secondo l’Osservatorio fallimenti, procedure e chiusure di imprese. Ma altre cifre invitano alla cautela

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È un dato che sorprende, in un quadro economico e occupazionale sempre fosco e per niente tendente all’ottimismo, quello dell’Osservatorio fallimenti, procedure e chiusure di imprese sul Molise. Secondo i dati Cerved infatti, la nostra regione è quella che dal 2017 al 2018 ha fatto segnare un calo più netto dei fallimenti delle imprese, addirittura -22,9 per cento. Questa diminuzione si inserisce in una decrescita del numero di aziende che chiudono in tutta Italia, ma preoccupa il numero delle liquidazioni.

Dati estremamente eterogenei quelli forniti dall’Osservatorio fallimenti, procedure e chiusure di imprese. Oltre al -22,9% del Molise, infatti, si registra infatti il -20,3% in Puglia o il -18,5% in Emilia, ma al tempo stesso un preoccupante +17% in Umbria o un sostanziale pareggio in Sicilia.

“Fallimenti ancora in calo nel 2018 per il quarto anno consecutivo, ma a ritmi più blandi in alcuni settori (addirittura in crescita nella moda) – riferisce Cerved Group, primario operatore in Italia nella gestione del rischio di credito e nella fornitura di soluzioni commerciali e marketing per le aziende -, e chiusure ai minimi dal 2005 (90.000), benché nell’ultimo trimestre abbiano ripreso ad aumentare le liquidazioni volontarie (37.000, + 6,3% rispetto allo stesso periodo del 2017), in particolare nell’industria, nei servizi e nel Nord Italia”.

Sebbene il quadro appaia positivo, non c’è da stare allegri. “Si comincia a percepire un’inversione di tendenza, dunque, nelle principali evidenze dell’ultimo Osservatorio sui fallimenti, procedure e chiusure di imprese di Cerved. Un Osservatorio relativo al quarto trimestre 2018 ma che fa il punto sull’intero anno”.

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Questi i dati generali: “Le aziende uscite dal mercato a seguito di una procedura concorsuale o di una liquidazione volontaria nel 2018 sono state 90.000, -1,3% rispetto al 2017 (91.573). Il fallimento invece ha riguardato 11.277 imprese, il 7% in meno rispetto al 2017 e il minimo toccato dopo il picco del 2014 (15.694). Tuttavia, non si può non notare la forte frenata nell’industria (-3% contro il -18,6% registrato l’anno precedente) e nelle costruzioni (-6,2% contro -16,4%), così come il segno positivo ricomparso nelle regioni in cui il calo si è interrotto: + 17% in Umbria, +7,1% in Sardegna, +3,5% in  Calabria, + 0% in Sicilia.

“La brusca frenata dell’economia italiana non ha finora prodotto effetti significativi sui fallimenti e sulle altre procedure concorsuali, ma ha generato un’impennata delle liquidazioni volontarie (+6,3% nell’ultima parte dell’anno) – commenta Valerio Momoni, Direttore Marketing e Sviluppo del business di Cerved -, un segnale di aspettative meno positive da parte di chi rischia il capitale nell’attività d’impresa. Ci aspettiamo da questa crisi impatti meno violenti sul numero di default rispetto al recente passato, grazie a un sistema di imprese che ha rafforzato i fondamentali economico-finanziari”.

Andando nello specifico, emerge che nel Mezzogiorno sono fallite 2.937 aziende, in calo dell’8,6% rispetto alle 3.213 del 2017. Gli andamenti risultano però piuttosto eterogenei: in forte miglioramento Campania, Puglia e Molise (rispettivamente -15,3%, -20,3% e -22,9%), calo più contenuto in Basilicata (-2%), tendenze in peggioramento o stabili in Sardegna (+7,1%), Calabria +3,5%) e Sicilia (+0%). In Molise i fallimenti sono passati da 48 nel 2017 a 37 dell’anno da poco concluso.

Ma quali settori vanno meglio e quali invece zoppicano? Ecco la risposta di Cerved. “Analizzando i settori, si vede che i fallimenti sono diminuiti nel 2018 soprattutto nei servizi (6.099 imprese, -8% sul 2017), in particolare nel comparto della distribuzione (-11,6%) e dell’immobiliare (-12,4%), assai meno  nei servizi non finanziari (-2,1%). Significativo anche il -5% nel campo della logistica e dei trasporti”.

In altri settori non va così bene. “Prosegue il calo dei fallimenti anche nelle costruzioni e nell’industria, ma le tendenze risultano in netta frenata: nell’edilizia si passa dai 2.398 del 2017 a 2.250 (-6,2%, contro il -16,4% del 2017), nell’industria da 1.658 a 1.609 (-3%, contro il -18,6%). Da segnalare invece, nell’industria, il ritorno alla crescita dei fallimenti nel comparto moda (+8,3%) dopo una forte discesa nel 2017 (-27%) e in quello della lavorazione dei metalli (+10,6%, era -26% nel 2017)”. Insomma la crisi dell’edilizia di cui proprio ieri si è parlato a Campobasso, è tutt’altro che una sensazione, bensì un fatto reale e drammatico.

Ci sono poi le procedure non fallimentari. Nel 2018 hanno avviato una procedura concorsuale non fallimentare 1.377 aziende (379 nell’ultimo trimestre), in netta diminuzione rispetto alle 1.715 del 2017 (-19,7%). È il minimo dal 2008, influenzato delle domande di concordato preventivo, che dopo un’impennata tra il 2007 e il 2013 hanno visto una brusca inversione di tendenza (solo 491 richieste presentate nel 2018, -78% rispetto al picco di 2.280 del 2013).

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Secondo le stime, nel 2018 hanno avviato una liquidazione volontaria 78.000 società, più o meno come l’anno prima, ma negli ultimi tre mesi la tendenza sembra essersi invertita: ben 37.000 imprenditori hanno deciso di chiudere attività in bonis, in crescita del 6,3% rispetto allo stesso periodo del 2017, in particolare nell’industria, nei servizi e nel Nord Italia.

Il calo delle procedure non fallimentari ha riguardato tutti i settori produttivi, con riduzioni più consistenti nei servizi (-19,7%, da 1.081 a 868, dopo un aumento l’anno precedente del 3,6%) e nelle costruzioni (-23,9%, da 280 a 213, con un’accelerazione rispetto al -12,2% del 2017). Anche nell’industria si osserva un calo a due cifre (-13,2%), ma in netto rallentamento rispetto a quanto osservato tra 2016 e 2017 (-34,3%).

La forte riduzione delle procedure non fallimentari ha riguardato tutta la Penisola: dopo l’aumento del 2017 (+7,8% sul 2016), il numero di casi è tornato a diminuire nel Mezzogiorno, passando da 441 a 349 (-21%).

Infine le liquidazioni. Il numero di ‘vere’ società che chiudono volontariamente risulta in crescita nell’industria, dal minimo del 2017 (3.196) a 3.316 (+5,6%). Nei servizi, in cui si concentrano tre quarti delle liquidazioni volontarie, l’aumento è più contenuto (da 26.516 a 27.194, +2,6%), ma il dato rimane a livelli storicamente elevati. Viceversa, nelle costruzioni continua il calo (4.951 a 4.858, -1,9%).

Anche in questo caso il Molise è una delle regioni con cifre che fanno ben sperare. Il miglioramento si registra infatti in Campania (-14,6%), Basilicata (-4,9%), Molise (-0,9%) e Sicilia (-0,9%).

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