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Deposito crollato, dopo la demolizione a tempo record si torna alla normalità. Strade riaperte fotogallery

A 24 ore dall'inizio della demolizione dell'ex deposito Enel di via Gazzani, collassato una settimana fa, il manufatto non esiste più. Dalle 18 di oggi anche la circolazione sarà ripristinata con la riapertura al traffico delle strade interdette da sabato scorso.

Hanno lavorato quasi ininterrottamente per 24 ore. Anche di notte. E intorno alle 11 di questa mattina, 2 febbraio, l’ex deposito Enel di via Gazzani è stato buttato giù completamente, quasi polverizzato, ridotto ad un cumulo di macerie e pezzi di ferro.

Foto varie

L’avvio delle operazioni è iniziato ieri mattina – 1 febbraio – dopo l’ordinanza firmata dal primo cittadino a tutela della pubblica incolumità: troppo pericoloso mantenere il manufatto in quelle condizioni, reso ancora più precario dalle condizioni atmosferiche.

L’abbattimento del vecchio capannone, la cui copertura ha ceduto esattamente una settimana fa richiedendo la chiusura delle strade che circondano la struttura e di parte dell’anello che ruota attorno all’ex Romagnoli, ha spinto il sindaco Antonio Battista e l’assessore alla mobilità Francesco De Bernardo a riaprire la traffico le vie interdette. Dalle 18 di oggi, dunque, si torna alla normalità dopo sette giorni di disagi e traffico impazzito. Anche su viale Elena e via Albino si tornerà a circolare con il consueto senso di marcia.

Già in mattinata è stato riaperto alla circolazione dei pedoni il tratto tra l’inizio di via Monsignor Bologna e l’incrocio con via Gazzani, ripuliti dai detriti con gli appositi mezzi meccanici. Anche se una parte dei parcheggi sarà ancora off limits e una rete continuerà a delimitare la zona per evitare pericoli, tornano a sperare i commercianti della zona che stavano pensando ad una class action: dopo il crollo e la chiusura di via Gazzani nei loro negozi sono ‘spariti’ i clienti.

Questa mattina, intanto, gli escavatori della ditta Di Biase hanno terminato il loro lavoro di demolizione del fabbricato costruito negli anni Trenta e crollato alle 15 e 20 del 26 gennaio scorso. Esattamente una settimana dopo quel manufatto non esiste più. Al suo posto oggi c’è una enorme area di detriti e pezzi di cemento che hanno invaso una parte della parcheggio del vecchio stadio Romagnoli e che saranno presto portati via.

L’impatto visivo è sconvolgente e tanti campobassani sono incuriositi dai lavori osservando il cantiere. In tanti stanno raggiungendo l’area piena di macerie per scattare una foto storica, ricordando al tempo stesso quando l’ex deposito accoglieva i pullman della Sam. C’è chi commenta con un pizzico di amarezza e dispiacere la vicenda, che ha fatto discutere parecchio i campobassani. “Peccato, se fosse stato salvaguardato, si poteva evitare la demolizione di questo antico edificio”, sottolinea qualcuno.

Sul manufatto si pronuncerà anche il Consiglio di Stato: il 7 febbraio è in programma l’udienza sul contenzioso tra la famiglia proprietaria – i Di Biase, noti costruttori della città – e la Soprintendenza che aveva posto il vincolo sullo stabile considerato un esempio di archeologia industriale e deposito per le truppe canadesi durante la seconda guerra mondiale. L’ente ha provato fino all’ultimo ad opporsi al progetto di demolizione e fedele ricostruzione presentato dai proprietari. Lo ha fatto perfino qualche ora prima dell’inizio delle operazioni di abbattimento, quando il capannone era collassato e c’erano rischi per la sicurezza della cittadinanza.