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Chi sceglie di donare e chi di togliere la vita

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Domenica delle Palme

Questo è il mio sangue che è versato per molti (Mc 14,18-31).

Mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

 

Ci sono dei racconti, come la Passione di Gesù, che assumono un significato universale, non solo perché, per chi crede, ha salvato l’umanità dal peccato ma perché mette in scena in modo sublime tutto il meglio e il peggio dell’umanità stessa e diventa uno specchio per rileggere tutte le situazioni umane.

Non è perciò fuori luogo rileggere questo tempo della pandemia come un tempo in cui si ripete la Passione di Cristo, quando ci sono alcuni che scelgono di donare se stessi, di mettere in gioco la propria vita pur di servire l’uomo sofferente, come ha fatto Gesù che ha in anticipo letto la propria morte come un dono d’amore: il sangue versato per noi ci dice fino a che punto si spinge l’amore di Dio. E’ quello che hanno fatto e continuano a fare i tanti che danno tutto se stessi  per alleviare anche in minima parte le sofferenze di chi, magari anche per superficialità o colpa, oppure in modo del tutto inconsapevole, ha incrociato il covid, un virus subdolo perché sembra essere innocuo e per tanti lo è, per fortuna, ma che interrompe la vita e i progetti e i sogni di tanti che avrebbero avuto ancora molti anni davanti a sé.

Allo stesso tempo ci sono quelli che se ne infischiano del danno che possono arrecare anche a se stessi ma certamente agli altri, magari più deboli fisicamente semplicemente per continuare a compiere inutili e vuoti gesti di divertimento e svago quotidiano. Ci sono, è vero, tanti che sono molto giovani e che sembrano i più incuranti delle regole basilari di prudenza, ma sono lo specchio di adulti che hanno insegnato a impostare la vita sulla ricerca egoistica dei propri interessi, come un qualsiasi Giuda che ha quantificato la vita di un uomo (e che Uomo!) per dei miseri trenta denari, o come Pietro che ha preferito voltarsi da un’altra parte, ritenendo lo scopo prioritario della sua vita semplicemente il pensare a se stesso.

La Passione di Cristo ha attraversato i secoli perché è la passione dell’umanità che in ogni tempo si divide in chi sceglie di donare e chi sceglie di togliere la vita. Il dramma è che molto spesso la scelta peggiore, che lo sappia o no, la fa proprio chi è più vicino.

 

Don Michele Tartaglia

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