Delibera da Washington: il voto “votato da altri” in videoconferenza e il misterioso “Regolamento Interno”

Chi ha votato al posto di Toma e Cavaliere che dagli Usa hanno partecipato alla videoconferenza, e perché in delibera non c’è scritto? Tutto regolare? Il regolamento “interno” con il quale si difende il Presidente: chi l’ha visto? Intanto avviate le prime richieste di accesso agli atti da parte dell’opposizione, e gli accertamenti delle forze dell’ordine.

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Il presidente Donato Toma sta avanti. “Nel 2019 le Giunte si possono fare a distanza, chi non lo capisce è un animale preistorico”. Ineccepibile: nell’epoca della “dematerializzazione”, come spiega il Governatore in un simpatico video su facebook, che bisogno c’è stare tutti nello stesso luogo fisico, privandosi della sacrosanta libertà di viaggiare in lungo e largo per il pianeta?

Pure il voto, quel diritto-dovere fondamentale, prerogativa dei rappresentanti democraticamente eletti, perfino il voto può essere dato “a distanza”. Perfino una firma può essere apposta dall’altra parte del mondo.

Ma un componente della Giunta regionale del Molise collegato in videoconferenza, come fa a votare? Ci sono solo due possibilità. La prima è che ti colleghi con il sistema remoto tramite Ipad e dai il voto, perché magari stai alle Seychelles e non fai in tempo a tornare per la riunione in via Genova, a Campobasso. La seconda è che ti colleghi in videoconferenza e esprimi il voto “a voce”, cioè dichiari come intendi votare, se favorevole o contrario. In questo caso il segretario verbalizzante dichiara  nero su bianco nell’atto di Giunta di votare “al posto tuo”, specificando di aver seguito le istruzioni che tu gli hai dato.

Ma nella ormai famosa delibera n. 425 non è riportato nulla di tutto ciò, c’è solo un blando riferimento a un non meglio precisato regolamento “interno” davvero complicato da rintracciare nel sito della Regione Molise. Eppure siamo nel 2019, si possono fare le videoconferenze, si dovrebbe poter avere accesso con facilità agli atti. Ma vabbè.

Tornando a Donato Toma e Nicola Cavaliere, che il 31 ottobre scorso erano a Washington quando a Campobasso si sono riuniti il vicepresidente Cotugno e gli assessori Mazzuto e Di Baggio, come hanno votato? Anzi: chi ha votato al posto loro, visto che non esiste nessuna traccia, nessuna scia del voto digitale, che si presume non sia stato dato? E perché nella delibera non c’è scritto nulla, tranne che erano tutti riuniti “nella sede dell’ente”?

Qualche domanda, in questo pastrocchio che lo stesso presidente ha incasinato, sbandierando sistemi avanguardistici e un ipotetico foglio ricognitivo che nessuno è riuscito a reperire, è d’obbligo.

Il fatto è che prima di Halloween 2019 una cosa del genere non era mai successa. Il regolamento dietro il quale il Governatore si è parato le spalle replicando al giornalista de Il Fatto Quotidiano che gli ha chiesto conto della delibera approvata in 2 diversi continenti, è molto vago. L’unico riferimento alle videoconferenze si trova al comma n. 6 dell’articolo 3. “E’ ammessa la partecipazione alla seduta dei componenti della Giunta e del Sottosegretario anche mediante collegamento in videoconferenza o in audioconferenza previo accertamento della loro identità da parte del Segretario, che assicura la continuativa interazione tra tutti i partecipanti nelle fasi di discussione e di votazione. La presenza alla seduta tramite collegamento in videoconferenza o in audioconferenza è attestata nel Foglio Ricognitivo”.

In ogni caso la partecipazione alla Giunta è una cosa, il voto è un altro. Se Toma e Cavaliere hanno dichiarato durante la videoconferenza di voler votare sì alla proposta di nomina del commissario straordinario alla Asrem Virgilia Scafarto sul filo di lana del tempo (i termini erano già scaduti) ci sarebbe dovuta essere menzione nell’atto di Giunta, non solo nel foglio Ricognitivo, peraltro è introvabile, manco fosse il Santo Graal.

Ma nella delibera di Giunta non c’è scritto nulla.

Sulla vicenda, trasformata in una “patata bollente” dalle stesse mezze-verità o mezze-bugie enunciate con un eccesso di disinvoltura dai protagonisti, sia Valerio Fontana del Movimento 5 Stelle che il Partito Democratico stanno per presentare un accesso agli atti.

 

Ma c’è di più: la vicenda raccontata da Primonumero, ripresa e rilanciata da Il Fatto Quotidiano, ha avviato accertamenti specifici da parte delle forze dell’ordine. Sono stati acquisiti documenti, delibere, è stata inoltrata formale richiesta alla segreteria della Giunta per avere tutta la documentazione. Compreso il famoso regolamento fatto nel 2017, in epoca Frattura presidente, ma approvato parecchio tempo dopo, nel maggio 2018. 

L’ultimo articolo di questo misterioso “atto interno” che autorizza i componenti della Giunta Toma a fare le videoconferenze con molta fantasia (e a credere che tutti i molisani abbiano l’anello al naso) recita: “Il presente Regolamento entra in vigore dopo la sua approvazione da parte della Giunta regionale e sarà pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Molise”.

Quel regolamento, all’articolo 3 che il Governatore ha citato, fa riferimento solo alla presenza “attestata nel foglio ricognitivo” tramite videoconferenze o audioconferenza. Ma Toma e Cavaliere, come hanno votato, se hanno votato? 

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