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Riciclaggio e reati fiscali, arrestato il rallista del Molise. 7 società nel mirino, sequestri per 1,5 milioni foto

Mario Testa, 56 anni di Cercemaggiore, ex pilota di rally e impegnato nel mondo delle associazioni sportive, finisce ai domiciliari nell'ambito della inchiesta condotta da Polizia di Stato, polizia Postale e Guardia di Finanza che ha sgominato un’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, all’intestazione fittizia di beni ed alla commissione di reati tributari, oltre ad usura ed estorsione. Tra gli indagati anche un parente dell'imprenditore molisano e un suo presunto sodale residente in Molise.

Dall’alba di oggi gli agenti della squadra mobile e della sezione polizia postale di Frosinone, insieme ai militari del Comando provinciale della guardia di finanza di Frosinone, coordinati dalla procura della Repubblica di Frosinone, stanno eseguendo diverse misure cautelari per l’ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, all’intestazione fittizia di beni ed alla commissione di reati tributari, oltre ad usura ed estorsione.

Il raggio d’azione tra Frosinone, Pescara, Campobasso e Benevento.

Nel sodalizio criminale, tra i nomi destinatari della misura cautelare agli arresti domiciliari figura anche quello di Mario Testa.

 Mario Testa, 56 anni, di Cercemaggiore  è conosciuto in Molise e non solo per le sue attività in ambito di società sportive, in modo particolare nel mondo del rally, disciplina che lo ha visto anche pilota in passato. Da questa mattina si trova agli arresti domiciliari, confinato nella sua abitazione. Mentre altri due – i presunti boss dell’organizzazione – si trovano in carcere.

Per 23 dei 31 indagati – residenti in numerose regioni italiane – è scattato il divieto temporaneo di ricoprire uffici direttivi. Fra loro un uomo residente a Cercemaggiore anche lui, considerato dagli inquirenti un sodale di Testa.

Nella stessa inchiesta è coinvolto anche un parente di Mario Testa, con una posizione ancora tutta da chiarire.

Reati di natura fiscale e trasferimenti fraudolenti di valore al centro dell’attività di indagine, che ha permesso di individuare sette società che emettevano false fatture per operazioni inesistenti. Tra queste c’è una società con sede legale a Campobasso, a carico della quale è scattato il sequestro. Si tratta della Consulting Managment Service Srl. Ma c’è anche un’altra che come seconda sede aveva il capoluogo molisano, la My Way Consulting.

Oltre un milione e mezzo di euro la somma complessivamente sequestrata nell’ambito del lavoro degli inquirenti, che hanno smascherato un sofisticato sistema di riciclaggio tra le città monitorate per mesi dalla polizia.

L’operazione è nata da una serie di segnalazioni dell’Ufficio Antifrode di Poste Italiane che hanno offerto lo spunto alla squadra mobile ed alla polizia postale per iniziare questa complessa attività investigativa, che ha visto anche la partecipazione della guardia di finanza con l’impiego del

nucleo di polizia economico-finanziaria di Frosinone e della tenenza di Arce, interessati per le specifiche competenze in materia tributaria, che ha permesso di ricostruire le dinamiche economico- fiscali dell’attività illecita.

E’ stato possibile ricostruire la struttura dell’organizzazione criminale, composta da un commercialista ciociaro, imprenditori e legali rappresentanti di società del Centro e Nord Italia, e varie “teste di legno”, delineando chiaramente i ruoli di ognuno.

L’attenzione degli investigatori è stata rivolta all’analisi del flusso finanziario di due conti correnti postali che nell’arco di dieci mesi hanno visto una movimentazione di circa due milioni di euro, a seguito di una serie di bonifici effettuati da numerose società dislocate su tutto il territorio nazionale. In particolare, gli appartenenti al sodalizio criminale mediante la costituzione di società “cartiere” create ad hoc, attraverso le quali si producevano fatture false per giustificare le ingenti movimentazioni di denaro, hanno distratto grosse somme che venivano poi prelevate in contanti presso alcuni uffici postali delle province di Frosinone e Roma, per poi rientrare nella disponibilità dei promotori del sodalizio attraverso appositi corrieri.

In questo modo si consentiva alle società reali di stornare dagli utili le somme di denaro corrispondenti ai pagamenti delle fatture emesse dalla “cartiera”. Un complesso sistema di riciclaggio del denaro, sostengono gli inquirenti, che grazie a un articolato sistema di “sponsorizzazioni” per eventi, anche sportivi, produceva fatture inesistenti evadendo le imposte relative e consentendo l’alimentazione di fondi neri di denaro liquido con bonifici che tornavano indietro. Il ruolo di Mario Testa, nonché la sua posizione nella piramide dell’inchiesta denominata Waterfall, cioè cascata, è al vaglio degli investigatori che si sono avvalsi di intercettazioni ambientali e telefoniche.

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