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Scuole sicure, mappatura e indagini sismiche finite. L’Ateneo: “Avviato un processo virtuoso”

Con la consegna delle indagini di vulnerabilità dell'istituto comprensivo D'Ovidio, si è conclusa l'operazione di ricognizione del patrimonio scolastico svolta in tre anni dall'equipe guidata dal professore Carlo Callari: "Abbiamo realizzato un'esperienza unica nel Paese riuscendo a mettere in moto un piano di riqualificazione dell'edilizia scolastica di Campobasso"

La consegna delle indagini antisismiche sull’istituto comprensivo ‘D’Ovidio’ è di qualche giorno fa. In Municipio è arrivata la documentazione elaborata dall’equipe dei tecnici dell’Università del Molise guidata dal professore Carlo Callari. L’edificio di piazza della Repubblica e quello di via Gorizia, costruiti negli anni Sessanta, “hanno bisogno di interventi, ma sicuramente non sono gli istituti nelle peggiori condizioni rispetto ad altri che abbiamo analizzato”, riferisce il professore a Primonumero. Il primo ospita le medie ‘Francesco D’Ovidio’, nel secondo sono stati trasferiti gli alunni della ‘Enrico D’Ovidio’ di via Roma, storico palazzo costruito agli inizi del ‘900 chiuso all’attività didattica un paio di anni fa, proprio quando ne vennero evidenziate le criticità dal punto di vista sismico.

L’analisi del gruppo di lavoro dell’Ateneo si è concentrata sul corpo aule, mentre non ha riguardato le palestre.

“Si tratta di strutture in muratura che – ha aggiunto il docente – sono state interessate nel 2011, nel 2012 e nel 2016 da interventi (sono stati posizionati dei tiranti) che hanno migliorato la sicurezza della scuola che dunque non si può inserire nella fascia degli istituti con le maggiori criticità”. Al Comune quindi è stato suggerito di effettuare dei lavori – ad esempio, aggiungere delle catene nella struttura – per rendere la D’Ovidio ancora più sicura: “Sicuramente tra le scuole analizzate è una delle scuole meno insicure, ma questo non vuol dire che non sia necessari alcuni interventi. Lavori che non sono particolarmente impegnativi nè dal punto di vista economico nè sono particolarmente incisivi sulle attività didattiche”. Insomma, “non siamo ai livelli della ‘Montini’ e degli asili di via Jezza e di via Tiberio”.

Quasi tre anni dopo, dunque, si chiude un cerchio. Una città sismica come Campobasso è più consapevole dello ‘stato di salute’ degli edifici scolastici grazie allo studio commissionato nell’autunno del 2016 dall’amministrazione Battista. Non c’è dubbio, sono stati tre anni difficili: per i genitori degli alunni, preoccupati per la vita dei propri figli; per il sindaco Antonio Battista, accusato dalle opposizioni e dagli stessi genitori. Ma anche per l’equipe dell’Università e per la stampa, ‘colpevole’ di fare terrorismo mediatico.

Se tra i cittadini ora c’è una maggiore sensibilità sul tema è grazie agli studi di vulnerabilità dell’Ateneo che hanno ‘scoperchiato’ un mondo e risvegliato le coscienze che forse di erano assopite circa 10 anni dopo la strage dei bambini di San Giuliano di Puglia. E questo ha fatto da pungola alla politica e consentito di avviare finalmente dopo anni l’iter per la costruzione di nuove scuole.  Per quattro di queste ci sono già i progetti: sedi che verranno realizzate a Mascione, Vazzieri, al Cep e in via Berlinguer. E questo probabilmente rende il capoluogo molisano un esempio per tutta Italia.

Carlo Callari a Unomattina

Perchè se da una parte “abbiamo messo in evidenza le criticità in cui versano le scuole”, dall’altro lato “il bilancio si può considerare molto positivo”, la chiosa del professore Callari. “A mio parere – ma questa impressione è condivisa anche da chi ha lavorato con me – alla fine l’effetto positivo c’è stato: molte di quelle scuole in cui abbiamo evidenziato criticità serie sono state chiuse. Per alcune di queste sono stati presentati i progetti, avviato l’iter per la ricostruzione. Qualcuna è stata demolita (la scuola di Mascione, ndr). E di questo va dato onore all’amministrazione comunale che ha avviato questi studi che hanno consentito di avviare un piano di riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico comunale”.

E ancora: “Nonostante le tante difficoltà e qualche fraintendimento,  credo che però poi alla fine si è arrivati a contribuire – noi tecnici l’amministrazione e la stampa – a dare un’impronta netta rispetto a quello che avviene in tanti altri Comuni, soprattutto al Sud Italia. Credo che abbiamo svolto un servizio per la collettività, oltre ad avviare un processo virtuoso e a realizzare una esperienza positiva e unica nel Paese”.