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Perché siete codardi?

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    di don Mario Colavita

    barca tiberiade

    «Perché siete codardi? Non avete ancora fede?» (Marco 4,40). Una sorta di grande commento di Gesù su quanto accaduto quella sera sulla barca nel lago di Tiberiade. Parole che suonano duramente, in particolare l’accusa, non semplice da comprendere, di mancanza di fede.

    Le tensioni della prima chiesa sono riflesse nel brano del vangelo di Marco. Resistenze e paure camminavano e crescevano nella prima comunità cristiana, molti non capivano il messaggio di Gesù di aprirsi al mondo per portare la salvezza. Per i discepoli la salvezza è confinata al solo Israele, esclusiva di un solo popolo.

    Il vangelo di Marco è il vangelo dell’universalità e dell’apertura ai popoli che accolgono il messaggio di Gesù.

    La barca rappresenta la Chiesa, la comunità unita, paurosa e dubbiosa. La tempesta ci dice della prova, tempo della verifica di una fede che è cresciuta poco e si è sviluppata di auto gratificazioni.

    Il Gesù di Marco nella barca è diverso perché sembra che non gli importi della paura dei discepoli, dorme a poppa mentre la compagnia im-barca acqua. Lo svegliano, il verbo è quello della risurrezione, e gli dicono: «maestro non ti importa che siamo perduti?» (Marco 4,38).

    Interessante domanda, più che un dubbio è una richiesta di aiuto immediato: Maestro fai qualcosa, stiamo affondando in questo mare di paura e di incertezze.

    Oggi alcuni pastori e laici avveduti potrebbero vedere in questa scena la situazione della Chiesa. Im-barca acqua, sembra che affondi, è scossa ancora da situazioni incresciose, ma soprattutto il calo di fede di attenzione al suo Maestro che le dà il colpo mortale.

    La cosa più spaventosa oggi, nella Chiesa, è la domanda di fede sia sparita dall’orizzonte della vita quotidiana.

    Il credere oggi sembra non più necessario per vivere, è accantonato in un angolo scuro della casa della nostra vita, ogni tanto in occasioni di cui non possiamo fare a meno, svegliamo questo nostro senso di fede con il rischio di usarlo per addormentare la coscienza.

    La domanda dei discepoli, allora, si fa drammatica per una situazione apparentemente morta o quasi.

    Il vangelo è e rimane parola di speranza e di incoraggiamento per un futuro dove Dio è e rimane l’Emmanuele, il Dio con noi.

    Il seguito della scena del vangelo di Marco è pieno di speranza. Gesù si sveglia (sempre il verbo della risurrezione) minaccia vento e mare e ritorna una grande calma sul lago.

    Da qui la domanda a noi discepoli: Perché avete paura? non avete ancora fede?

    Cosa possiamo rispondere? Si, abbiamo paura, perché non sappiamo ancora bene chi tu sia, abbiamo paura perché ancora ci fidiamo di Te, abbiamo paura perché siamo dei codardi, dei vili, dei vigliacchi pronti a scappare alle prime avvisaglie se qualcosa non va secondo i nostri piani.

    Il vangelo di oggi non ci mortifica, ma ci aiuta a domandarci circa il nostro credere, il senso che diamo alla vita della fede e alla fede nella vita.

    Codardi lo siamo un po’ tutti, il termine evoca coloro che sono messi alla fine, in coda pronti a scappare se si mette male.

    I discepoli anche se sono dei codardi, pronti a fuggire e a mollare, oggi sono chiamati a domandarsi quanto Cristo Gesù può sanare e rendere buona la vita, al punto tale da rimanere su questa barca sino alla fine.

    Signore non ci abbandonare, non dormire spesso, svegliati alle nostre invocazioni, abbi pietà delle nostre paure, se puoi risvegliaci dal sonno delle nostre individualità, aprici al senso di una fede adulta e matura pronti a rendere ragione della speranza che tu hai seminato nei nostri cuori.

     

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