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Lucia, da Palata alla morte nel Tevere. La sua rivincita nel libro della figlia Maria Grazia: “Vorrei farle dedicare la biblioteca”

“Splendi come vita” é il romanzo di Maria Grazia Calandrone dedicato alla sua madre adottiva e alla madre naturale, Lucia Galante, nata a Palata e morta nel Tevere nel 1965. “Questa é la sua rivincita, mi piacerebbe che il suo paese le dedicasse la biblioteca”.

Se la vita è fatta di rivincite allora Maria Grazia è la prova vivente. Perché la sua vita aveva preso una piega diversa nel 1965, ma poi per lei è arrivata la svolta. Una svolta inaspettata che le ha dato la felicità. E adesso è arrivato il momento di avere quella rivincita e di condividerla con sua madre. Quella ‘vera’, quella che l’ha messa al mondo, ma che troppo presto ha scelto di andare via proprio da questo mondo. Ma quel riscatto non potrebbe esistere senza la sua mamma adottiva.

Proprio a loro, alle sue due mamme, Maria Grazia ha dedicato il suo ultimo romanzo: “Splendi come vita”. Ma per capirlo e per capire la sua storia che ha come protagonisti lei e i suoi genitori, adottivi e naturali, bisogna tornare indietro nel tempo perché la sua storia si mescola al tempo e ai luoghi, prendendo il via in Molise e precisamente a Palata. Dove, nel piccolo borgo immerso nelle campagne molisane, sua madre si sposa ma non per amore con Luigi per i confini territoriali e per allargare il possedimento, poi nel 1965 nasce Maria Grazia, che diventa orfana quando sua madre Lucia e il suo compagno Giuseppe si suicidano nel Tevere gettandosi nel fiume della capitale a causa del loro amore che in quel tempo non è permesso visto che entrambi sono sposati. E’ il tempo del matrimonio e dei figli nati dal matrimonio, ma non è tempo di divorzio, né di amori extraconiugali, come quello tra Lucia e Giuseppe che preferiscono morire. “Sono stati coraggiosi – racconta ora Maria Grazia – perché potevano tradire e basta, invece hanno confessato“.

Da quel giorno Maria Grazia diventa su tutti i giornali del Paese la bambina che non ha più nessuno, abbandonata a solo otto mesi. Ma è a quel punto che entra in scena Consolazione, detta Ione che diventa la sua madre adottiva insieme a suo padre Giacomo, “lui mi ha vista e ha deciso che voleva adottarmi. Da quel momento divento loro figlia”.

“Mia madre – ha raccontato Maria Grazia Calandrone in tv in una trasmissione televisiva del pomeriggio di Rai Uno – mi ha detto di essere stata adottato quando avevo quattro anni. Poi grazie alla mia insegnante del ginnasio, la prof Paola Moretti, ho scoperto la mia famiglia d’origine: lei mi ha aiutato e sono andata a conoscere mia nonna Amelia. Quando mi ha vista avevo 18 anni, mi ha portata davanti alla cassapanca e mi ha fatto vedere il corredo ricamato a mano, mi ha detto: Sapevo che saresti tornata“.

La vita di Maria Grazia è costellata di storie, episodi, incontri, viaggi, il suo lavoro di scrittrice, presentatrice radiofonica, ma soprattutto dalla scrittura e dalle poesie. “La poesia la devo a mia madre adottiva – ha raccontato ancora – mentre in questo libro racconto il suo rapporto con lei attraverso un romanzo. Si apre con il trafiletto del giornale che racconta della morte nel Tevere, racconto in prima persona e dico Sono figlia di Lucia, poi narro la storia della rivelazione. Il libro ha questo titolo perché quando ho visto l’esistenza di mia madre, l’ho vista splendere, come splendono le esistenze e come tutti noi splendiamo spesso senza saperlo“.

Maria Grazia calandrone

Il suo libro inoltre è nella rosa dei candidati al Premio Strega, uno dei più prestigiosi nella categoria della scrittura. “Mi ha contattato Franco Buffoni e mi ha proposto la candidatura, non avevo nessuno motivo per dire no. Sono ben lieta di far parte per il momento della prima fase”.

La sua è una rivincita, un risarcimento che è soprattutto una gioia. Ancora più grande quando, qualche settimana fa, dopo la sua partecipazione televisiva per raccontare la sua storia e presentare il suo romanzo, ha ricevuto la telefonata della sindaca di Palata, Maria Di Lena che l’ha invitata ufficialmente in paese in estate. “Appena sarà possibile – racconta ancora Maria Grazia al telefono durante una piacevole chiacchierata dalla sua casa di Roma – tornerò volentieri a Palata, dove vado quando posso per incontrare la famiglia. Mi fa molto piacere questa telefonata e questo invito, mi piacerebbe poi che il paese dedicasse a mia madre una via, una piazza, o meglio ancora, la biblioteca perché mia madre è stata esempio di coraggio, lotta alla libertà, una eroina visto che ha lottato per amore, perché possa essere di esempio per chi ha il coraggio, per chi ha lottato ma anche per chi vive un amore infelice“.