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Quando la politica tocca il fondo

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di Michele D’Anselmo 

 

Il difficile rapporto tra comportamento etico e convenienza politica

 

Nell’ultimo consiglio comunale, alcuni consiglieri di minoranza hanno ritenuto opportuno informare la cittadinanza circa “una farsa o commedia all’italiana nella quale si inseriscono anche le discutibili dimissioni, per motivi personali, dell’ex Assessore al Bilancio, protocollate guarda caso nelle ore successive alla notifica del Ricorso al TAR”.

Certamente si riferiscono alla concomitanza di due eventi che hanno colpito la mia persona nella giornata del 16 dicembre: la diagnosi di un tumore e l’annuncio di una notifica pochi minuti dopo, mentre uscivo dal centro diagnostico. Credo sia facilmente comprensibile il caos del mio stato d’animo a quella notizia e non mi riferisco certamente alla seconda: un tumore ti cambia la vita, una notifica del TAR molto meno! In conseguenza di ciò nello stesso pomeriggio incontravo il sindaco per informarlo del cambio di prospettiva che determinava l’accaduto, con conseguenti dimissioni dall’incarico assessorile formalizzate il mattino seguente. In seguito rendevo edotti delle ragioni della mia decisione anche gli altri consiglieri, trovando in verità solidarietà e comprensione.

Alla luce dei fatti sono rimasto basito nell’ascoltare e poi leggere le dichiarazioni di 4 esponenti della minoranza che hanno parlato di “farsa” e di “discutibili dimissioni per motivi personali… protocollate guarda caso nelle ore successive alla notifica”.

In ciò non si riconoscono i segni di una critica al ruolo svolto, bensì si palesano aspetti che attengono all’agire proprio della persona umana, con tutto il sentire che la stessa mette in gioco nei momenti salienti della propria esistenza, quando si operano scelte difficili o si affronta, per esempio,la morte di un genitore, di un figlio, si perde il lavoro o ci si separa dal proprio coniuge od ancora quando gli viene diagnosticato appunto un male. Sono convinto che questi episodi segnino profondamente le persone e che il rispetto che gli altri debbano mostrare in questi casi afferisce al cosiddetto rispetto della dignità umana.

Ma in cosa consiste la “dignità umana”e su cosa si fonda questo valore che costituisce l’orizzonte etico più alto e valido, a cui è giunta la coscienza moderna, da essere oggi universalmente riconosciuto, almeno a livello teorico, come il fondamento su cui poggiano tutti i diritti e i doveri?

La dignità dell’essere umano è un principio etico, per il quale la persona umana non deve mai essere trattata solo come un mezzo, ma come un “fine in sé” ha enunciato Kant. L’essere umano è, dunque, degno perché “è fine in sé stesso”, con il conseguente divieto assoluto di ogni sua strumentalizzazione. Da tale principio il filosofo del diritto Scalpelli ha tratto due ulteriori principi, cioè il “principio di tolleranza” (rispetto della libertà dell’altro) e il “principio del non danneggiare l’altro” (rispetto dell’integrità dell’altro). Se la dignità è tutto ciò, ne consegue che essa richiede rispetto ed il rispetto, inteso come tutela della dignità, diventa un diritto civile del soggetto umano, che ne è titolare, ma, nel contempo, si pone anche come un dovere giuridico, in base al quale ogni soggetto umano deve trattare l’altro in modo che ognuno possa conservare la propria dignità, con la precisazione che detto dovere di tutela della dignità di ogni essere umano è un dovere più forte degli altri doveri.

Sul punto, si può concludere che la dignità umana è un valore, un principio etico, un diritto e un dovere giuridico e che questi sono così strettamente connessi tra loro e all’essere umano da dedursi che dignità umana, essere umano e persona umana sono tra loro indissolubilmente legati.
Ritornando al nostro caso, diventa evidente, alla luce dei principi esposti, che l’azione dei consiglieri abbia negato al sottoscritto il riconoscimento delle caratteristiche proprie della persona e cioè la capacità di un atto di razionalità, autocoscienza e libertà, tendendo a fornire un’altra motivazione, strumentale all’agire politico (insinuazione) in quanto proprio “verità politica”, non certo verità della persona che ha vissuto i fatti e maturato la decisione.

Philip Pettit, professore di Politica e valori umani a Princeton, a questo proposito afferma che “vi sarà sempre un governante o un parlamento che violeranno principi etici per convenienza politica (meglio: per convenienza di bottega, alias di partito), ma nessuno si sognerà di dire che ciò non comporti un danno al sistema democratico, così come nessuno potrà sostenere che la ‘verità politica’ in quel caso corrisponda alla ‘verità’”.

Questo ci porta dritti ad un’altra questione: quella del difficile rapporto tra comportamento etico e politica, una questione così dibattuta da qualche tempo che si assiste a tutto un fiorire di codici etici in seno alle più svariate organizzazioni. La caratteristica più saliente di questi codici è quella di anteporre, proprio nel pieno rispetto della sua maggior forza, la dignità della persona agli altri valori etici come onestà, lealtà, diligenza, trasparenza, correttezza e imparzialità che devono qualificare l’operato di chi gestisce la cosa pubblica. Un esempio su tutti il nuovo codice etico dell’associazione dei comuni italiani A.N.C.I. che al primo articolo dei principi generali riporta: “Centralità della persona – ANCI riconosce e promuove l’inviolabilità e il rispetto della dignità umana …”.

Purtroppo è opinione diffusa che il politico di successo, quello che alla fine riesce ad affermare le politiche che gli premono, debba essere astuto e senza scrupoli. Forse altrettanto diffusa è l’opinione che i principi che regolano le scelte politiche siano e debbano essere ben diversi dai principi che stanno alla base dell’etica. Certi principi morali invece sono fondamentali anche per l’agire politico e, senza questi principi, l’agire politico perde il vero significato.

Chissà se anche a Guglionesi, da un’eventuale adesione ad un codice etico, la politica locale non riesca a fare quel salto di qualità, rispetto e civiltà che le permetta di essere vero esempio verso tutti i cittadini. Parlare di etica, infatti non vuol dire solamente approcciare ad una conversazione “alta”, perché ancora oggi ci sono casi in cui il senso comune sembra aver pacificamente accettato che il politico possa comportarsi in modo difforme dalla morale comune e che ciò che è illecito in morale possa essere considerato e apprezzato come lecito in politica. Ma la politica non può ubbidire a un codice di regole differente ed in parte incompatibile con il codice di condotta morale: occorre che esista sempre una base comune di regole condivise dalla quale partire per poter poi sviluppare azioni e programmi.
Il codice, però, non deve diventare un’arma da usare politicamente contro qualcuno, altrimenti avremmo perso una buona opportunità e ceduto esclusivamente all’interesse di parte e ai personalismi.

Infine per quanto attiene alle stesse deleghe ri-conferitemi da consigliere, ho l’ardire di pensare che esse riflettano solo l’agire di un sindaco che, di fronte alla improvvisa decisione, non voleva perdere quel pizzico di competenza che, con stima ed affetto, mi attribuisce; tuttavia condivido le difficoltà che ne potrebbero derivare in termini di stress, e proprio per il dubbio di operare una scelta tra queste e la rinuncia al mandato degli elettori che le deleghe, soprattutto quella al Bilancio, non sono state ancora accettate ed ho chiesto al sindaco qualche giorno di riflessione.

Ho la presunzione di credere che non di farsa o commedia trattasi, piuttosto di un piccolo dramma umano cui la vita spesso ci mette di fronte ed in cui, sono sicuro, molti lettori si riconosceranno.

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