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‘Nel nostro fuoco’, la presentazione del libro con l’autrice è ricca di spunti

Nella serata di venerdì 6 settembre è stato presentato presso il Lido Tricheco il libro “Nel nostro fuoco”, Hacca Edizioni, di Maura Chiulli, scrittrice ma non solo, come vedremo. Moderazione ed intervista affidate a Patrizia Angelozzi. Il tutto sotto lo sguardo attento e soddisfatto di Daniela Battista, presidente dell’associazione culturale “Casa del libro”, promotrice ed organizzatrice dell’evento, alla quale va il merito dell’intuizione che ha avuto nel portare a Termoli un’artista così particolare, inusuale e dirompente.

presentazione libro Maura Chiulli

Che ci saremmo trovati di fronte ad una personalità non comune era parso chiarissimo già soltanto leggendo alcuni stralci del libro ad analizzando diverse recensioni ma di certo non si poteva immaginare, anche considerando la grande curiosità destata da quelle notizie, una donna dalla così straordinaria poliedricità. Mangiafuoco (proprio così), appassionata ed impegnata in body art e cresciuta praticando anche danza, questa trentottenne pescarese, originale ed elegante, ha stupito tutti per le emozioni genuine palesate nel descrivere la sua opera e nel descriversi e per la facilità nell’esprimersi e rapportarsi con l’ottimo pubblico presente. Splendido il suo italiano, al tempo stesso ineccepibile e naturale nonché sovente poetico. D’altra parte la Poesia è un importante pilastro della società, “soprattutto la poesia di cui sono capaci i bambini”.

Insomma l’evento ha svelato una “penna” della quale sentiremo sicuramente parlare ancora molto, peraltro già insignita di alcuni premi importanti,  ed una storia bellissima, assai attuale sotto diversi punti di vista, in un’opera di grande qualità, accattivante e piena zeppa non solo di spunti di riflessione, ma di vere e proprie lezioni di vita.
Maura Chiulli ha detto ed illustrato così tante cose che riportarle, anzi anche solo elencarle, renderebbe questo già lungo commento chilometrico ed improponibile. Un conto poi è ascoltare in loco, altro è leggere un inventario (lungi da noi), per cui ci limiteremo a riflettere su alcuni dei punti più significativi.

Partiamo dalla storia che questo libro dipinge più di quanto la narri. Già, perché forse Maura non ancora lo sa ma è anche pittrice. Dipinge quando scrive, ancor più dipinge quando parla, sospinta anche da una mimica gentile e nel contempo netta ed eloquente. “Nel nostro fuoco” racconta di tre protagonisti “nati tutti insieme” nella mente della scrittrice. Tre protagonisti, una famiglia. Tommaso, uomo da sempre imballato nelle regole, per nulla introspettivo, osiamo dire quasi ‘disattivato’ dalle paranoie indotte dai genitori ed autocondannato ad una solitudine maniacale piena solo di una meticolosa ripetitività, in un isolamento dalla vita vera e dalle sofferenze che forgiano. Un uomo la cui esistenza sarebbe poi stata presa a scossoni dalla conoscenza di Elena, ‘donna drago’, come l’autrice, libera, forte come cento donne, talmente potente da scardinare la solitudine autoinflitta di Tommaso.
È la nascita di un Amore con la A che però dovrà affrontare una prova difficile e dolorosa: l’arrivo di una “figlia speciale” , Nina, diversa da tutti gli altri bimbi, che non parla, non potrà mai farlo e che frantuma le loro aspettative.

Come già accennato, gli spunti offerti da Maura Chiulli sono numerosissimi. Andiamo a commentare alcune delle sue dichiarazioni.
“È una storia intensa che mi è costato molto scrivere”. Da un lato la perdita del padre, con conseguente inevitabile percorso di sofferenza, dall’altro, trattandosi del “romanzo dell’età adulta, il mio romanzo”, il consolidamento del dialogo, interiore, con il proprio Io e l’affinamento, la crescita del rapporto con quel fuoco che non è metafora ma energia, luce, forza vitale hanno comportato quel “costo”.
Infatti: “la morte di mio padre mi ha portata ad accedere definitivamente all’età adulta e messa nella condizione di misurarmi con il mondo senza rete né protezione. Poi però ho capito che quella rete c’era ancora, perché mia madre, come tutte le madri, ha continuato a tesserla. Le madri tessono continuamente la tela per noi. “Il tema della donna trascinatrice, perno della famiglia e della vita stessa, vive in Maura non già come tratto di femminismo ma solidamente poggiato su consapevolezze maturate proprio grazie alla libertà, vissuta fin da giovanissima. Un confronto con se stessa sempre pieno e schietto.

“Tommaso è il protagonista maschile, un uomo che vive da solo, che ha scelto la solitudine per proteggersi dalla vita che lo aveva colpito un sacco di volte e lui, stanco, aveva deciso di vivere in solitudine il resto della sua esistenza”. Fino a quando però si è imbattuto in una donna diversa da tutte le altre, libera ed aperta alla vita, incontrata per strada mentre si esibiva in uno dei suoi spettacoli col fuoco e non ha potuto resistere alla magia della sua fiamma.

“Questa donna in qualche modo lo ha stregato perché gli ha raccontato che si poteva stare al mondo anche da persone libere e condividendo la propria esistenza con gli altri senza farsi troppo male.

Da questo amore straordinario però verrà al mondo una figlia altrettanto straordinaria. Nascerà Nina, una bambina che non parla e non parlerà mai. Saranno i suoi silenzi ad imporre a Tommaso e ad Elena di riscrivere le proprie esistenze e di riscrivere soprattutto i propri alfabeti emotivi. Un percorso lunghissimo e doloroso. Quando ho scritto Nel nostro fuoco mi chiedevo una cosa su tutte le altre: quanto gli adulti che siamo diventati lo dobbiamo ai bambini che siamo stati?”
Storie diverse di genitorialità, quelle di Tommaso ed Elena.
“Lui papà difettoso, distante dalla disabilità di sua figlia, dalla bambina che dovrebbe amare e dalle quale fugge lontanissimo, convinto che la soluzione al dolore si trovi lontano dal dolore.
Lei invece resta perché è stata una bambina diversa da Tommaso, il quale non ha mai conosciuto la carezza di sua madre e suo padre, non ha conosciuto l’autorizzazione al sogno e la spensieratezza, perché ha dovuto sempre obbedire alle aspettative dei suoi genitori e quella carezza non è arrivata mai, nemmeno quando si è dimostrato perfetto. Lei invece è stata una bambina libera anche di sbagliare”.

Ed ecco il tratto autobiografico che Maura dichiara esistere in Elena: “Ho avuto la possibilità di sperimentare la libertà, l’errore, la scelta e la responsabilità. Elena spiegherà per prima a Tommaso che la libertà non è fare quello che ci pare ma implica un’enorme presa in carico di se stessi. Questo sarà il segreto svelato a Tommaso, il quale in un primo momento sfugge alle difficoltà, al dolore di questa casa muta, senza parole. Elena, la donna abbandonata a se stessa con una figlia che non parla e non parlerà mai e con necessità diverse da tutti gli altri bambini, non va mai a ripescare Tommaso dal suo abisso perché sa che “in fondo in fondo dentro di noi si nasconde la nostra verità”. È un percorso che lui deve fare da solo e allora egli si dibatte domandandosi come si può amare una bimba così imperfetta.”.
Come andrà a finire? Come si evolverà Tommaso?
Basta così, per saperlo bisogna leggere questo bellissimo libro.
A proposito di condivisione: attenzione al titolo, perché Maura dice “Nel nostro fuoco”, non “Nel mio fuoco”. A buon intenditor…