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Trialometani nell’acqua, bocciata la class action promossa dall’Italia dei Valori. Cittadini condannati

Come si è conclusa la class action sull'acqua inquinata ai trialometani che colpì il basso Molise tra il 2010 e il 2011? Dopo l'ammissione a dibattimento nel 2013, nel novembre del 2015 il tribunale di Roma ha respinto le richieste dei cittadini ricorrenti e li ha condannati a pagare le spese legali.

Come è finita la class action anti trialometani promossa nel 2011 da Italia dei Valori, Federconsumatori, Arco Consumatori e Lega Consumatori? I giudici hanno ritenuto fondate le richieste di risarcimento in relazione ai Comuni di Montenero di Bisaccia e Petacciato?

La risposta è no. La class action, dopo essere stata ammessa nella II sezione del Tribunale di Roma nel maggio del 2013, è stata bocciata dagli stessi giudici romani tre anni più tardi, maggio 2016 con sentenza numero 9381, perché è stata dichiarata l’imprevedibilità dell’evento inquinante. Ossia: i Comuni chiamati in causa, Montenero di Bisaccia e Petacciato, non potevano prevedere l’inquinamento delle acque del Liscione perché causato da un fenomeno naturale. Si conclude così, un po’ in sordina e nel silenzio di una sconfitta, una vicenda che ha coinvolto l’intero basso Molise tra il dicembre del 2010 e l’inizio del 2011. “Purtroppo – dichiara oggi Cristiano Di Pietro – le nostre richieste sono state respinte. Ci aspettavamo un altro esito, non è stato così”.

carpa morta liscione 2010-2011

Correva l’anno 2010 e, nell’ottobre di otto anni fa, a causa della diffusione di un virus, nell’invaso del Liscione si verificò una moria di carpe. A distanza di qualche giorno, Molise Acque convocò una conferenza di servizi, allo scopo di individuare i provvedimenti necessari a scongiurare le conseguenze dannose che avrebbe potuto produrre l’accumulo di numerose carcasse di carpa lungo l’intero perimetro interno della diga. A seguito delle analisi eseguite su diversi campioni d’acqua, si accertò il superamento del valore del trialometano – sostanza sospettata di creare danni epatici, ai reni e al sistema nervoso centrale – che si forma durante la disinfezione mediante la reazione fra cloro e la materia organica contenuta nell’acqua.

Passano i giorni, le settimane ma il valore dei trialometani rimane alto nonostante l’azione di depurazione delle acque. A pagarne le conseguenze sono i cittadini dei comuni di Campomarino, Termoli, Larino, Guglionesi, Montenero di Bisaccia, Petacciato, Ururi, San Martino in Pensilis e Portocannone che si vedono negare l’utilizzo dell’acqua potabile. È il 22 dicembre 2010, e i cittadini basso molisani trascorreranno le festività natalizie con le scorte di acqua minerale comprate in fretta e furia al supermercato e con le taniche riempite dalle autocisterne della Protezione civile.

acqua inquinata botti

Molise Acque, l’ente che gestisce l’oro blu regionale, attribuisce le colpe dei disagi a un mix tanto casuale quanto unico di eventi. “Le cause – dichiarò all’epoca il direttore generale, Giorgio Marone – sono da ricercarsi in fenomeni naturali da riconnettersi alla enorme proliferazione organica all’interno delle acque del Liscione, dovuta sia alla moria di carpe, determinata da un virus che ha colpito solo tali animali, sia ad una eccezionale ed imprevedibile apporto di altre sostanze organiche, concomitante con una ondata di piena del fiume Biferno che ha fatto salire il livello del lago di 10 metri in pochi giorni“.

Spiegazioni che non convinsero però la popolazione, costretta da diversi giorni a fare a meno dell’acqua in casa. Da qui la decisione, guidata dall’allora Italia dei Valori, di realizzare una class action, cioè un’azione legale di massa per chiedere i danni ai responsabili. Da sottolineare come, da allora ad oggi, il problema sia stato risolto solo in parte, visto che la mancanza di acqua corrente o l’inquinamento nelle tubature sono problemi coi quali i basso molisani continuano a fare i conti con troppa frequenza. Nel caso specifico, del forte disagio vengono accusati l’azienda speciale regionale Molise Acque e i Comuni di Petacciato e Montenero di Bisaccia. I cittadini dei due centri costieri sono infatti i capofila dell’azione legale che poi dilagò anche in altri Comuni limitrofi. Circa 12 mila persone firmarono l’adesione alla Class Action versando 5 euro ciascuno.  

acqua in bottiglia

Gli avvocati Antonio Di Pietro e Claudio Belli citarono i due Comuni costieri per inadempimento contrattuale dovuto all’interruzione del servizio idrico nel periodo compreso tra il 28 dicembre del 2010 e il 3 gennaio del 2011. E, in favore di ogni aderente, chiesero il pagamento di 420 euro per danno patrimoniale e 500 euro per danno non patrimoniale per l’inadempimento contrattuale, appunto, riconducibile alla mancata fruizione dell’acqua a fini potabili e ad uso domestico. Inoltre venne richiesta la restituzione integrale ai cittadini degli importi già pagati nei mesi di dicembre 2010 e gennaio 2011. Infine, sempre per ogni aderente all’azione legale, fu chiesto il pagamento di altri mille euro a titolo di danno non patrimoniale extra-contrattuale.

Il Tribunale di Roma, con due ordinanze depositate il 2 maggio 2013, ammise a dibattimento la class action sull’acqua contaminata. I giudici, dunque, ritennero fondate le accuse e le richieste di risarcimento nei confronti dei Comuni di Montenero di Bisaccia e Petacciato. “Si tratta di una pronuncia di grande rilevanza collettiva i cui principi, in caso di esito positivo del giudizio, potranno essere estesi a tanti casi e situazioni analoghe su tutto il territorio nazionale – dichiarò 5 anni fa l’avvocato Claudio Belli -. Le ordinanze del Tribunale di Roma aprono degli spazi di tutela inediti per tanti cittadini che, senza lo strumento della class action, hanno dovuto subire passivamente, in questi anni, fenomeni di inquinamento e pagare egualmente il canone idrico”. Ma è proprio da questo momento in poi che inizia una sorta di “scarica barile” giudiziario che andrà a distruggere tutto l’impianto accusatorio e di conseguenza la vittoria finale.

 

I Comuni chiamati in causa, Montenero di Bisaccia e Petacciato, nel rigettare le accuse sostennero che la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti fosse compito di Molise Acque, ente gestore delle acque regionali: gestione del servizio idrico, controllo e distribuzione dell’acqua potabile. Infine, gli enti comunali sottolinearono che l’acqua inquinata, arrivata nelle case, fosse colpa di una errata procedura di depurazione e di controllo da parte proprio di Molise Acque. Accusa che divenne citazione nei confronti dell’ente gestore. Siamo nel febbraio del 2014.

 

Dieci mesi più tardi, dicembre 2014, Molise Acque rigettò le accuse che le vennero rivolte e giustificò l’inquinamento delle acque dell’invaso del Liscione asserendo che il fenomeno sarebbe stato causato da “eccezionali fattori naturali atmosferici, rispetto ai quali aveva garantito il ripristino del servizio nel più breve tempo possibile”.  Infine, Molise Acque chiese di poter chiamare in causa le due compagnie assicurative internazionali, AIG Europe e Lloyd’s di Londra, con le quali aveva stipulato delle polizze. 

 

Le compagnie assicurative si presentarono dinanzi ai giudici romani nel marzo del 2015. Queste ultime chiesero che venissero meno le accuse dei Comuni nei confronti di Molise Acque e di rigettare ogni forma risarcitoria perché non colpevole del disagio creato alla cittadinanza. Ma chiesero anche che venisse accertata la loro inutile chiamata in causa in quanto “irrituale”.

 

Si arriva così alla sentenza di primo grado, che sarà anche l’ultima. È il 21 novembre del 2015 e la camera di consiglio del Tribunale di Roma esclude ogni responsabilità di natura contrattuale dei Comuni perché “l’erogazione dell’acqua potabile è stata resa impossibile da una causa non imputabile dall’ente locale”. Decisione che implica anche il respingimento delle richieste risarcitorie del danno patrimoniale e non patrimoniale nei confronti degli aderenti alla class action. Non viene accolta neanche la domanda di condanna alla restituzione delle somme corrispondenti alle tariffe applicate agli utenti. Questo perché è commisurato in base al consumo d’acqua: tanta acqua consumi tanto paghi.

 

Rigettate anche le accuse dei Comuni a Molise Acque per un vizio di forma: la chiamata in causa dell’ente gestore è stata proposta tardivamente rispetto all’avvio della class action stessa. Inoltre le accuse dei Comuni nei confronti dell’Azienda regionale sono cadute perché in presenza di un evento non direttamente dipendente dalla gestione dell’invaso del Liscione, Molise Acque si era immediatamente attivata per far fronte al pericolo e ridurre al minimo i disagi. Infine i giudici romani hanno respinto anche le richieste di Molise Acque nei confronti delle compagnie assicurative perché le polizze furono sottoscritte dopo il manifestarsi dell’evento inquinante e, queste, non essendo retroattive non potevano essere prese in considerazione.

 

In virtù di questo, i giudici romani condannarono i ricorrenti, tutti i firmatari della class action dei due Comuni di Petacciato e Montenero di Bisaccia a risarcire i comuni rivieraschi di oltre 30mila euro. A loro volta i Comuni in questione dovettero risarcire Molise Acque di quasi 30mila euro. E quest’ultima dovette consegnare a favore delle compagnie assicurative, AIG Europe e Lloyd’s di Londra, la stessa somma percepita.

di pietro cristiano e antonio

Una lunga storia che si conclude con la vittoria delle compagnie assicurative e con la netta sconfitta dei ricorrenti i quali, tramite i propri legali, rinunciarono all’appello. Una storia durante la quale molti si sfilarono dalla “battaglia” legale come, ad esempio, l’avvocato Domenico De Angelis che rappresentava una delle associazioni dei consumatori. “Fu un duro colpo per tutti noi – dichiara oggi Cristiano Di Pietro -. I ricorrenti, cioè i firmatari della class action, non sborsano un euro perché furono economicamente coperti da me”.  “Oggi posso solo dire – conclude l’ex Vicepresidente della Regione – che per quella brutta storia hanno dovuto pagare i cittadini, quegli stessi cittadini che si son forse bevuti e lavati con acqua inquinata”.