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Scuole, parco, panchine: i vandali non risparmiano niente. Costano tanto e sono tollerati

L’episodio di maggio, quando è stata distrutta una seduta di marmo da 10mila euro nella nuova piazzetta del Terzo Corso, fa riflettere ponendo in correlazione le infinite proteste e segnalazioni di degrado urbano e il silenzio quasi omertoso davanti al danneggiamento del patrimonio pubblico, che costa alla collettività svariate decine di migliaia di euro ogni anno.

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A metà maggio la panchina del Terzo Corso, praticamente nuova di zecca e sistemata nella piazzetta riqualificata da una ditta edile come opera di compensazione per la città, è stata rotta. Spaccata, Frantumata in più punti.
È una panchina di marmo, il cui costo supera i 10mila euro.
Una scelta che la ditta Acqua Di Mare ha fatto proprio per evitare che qualcuno, in preda ai fumi dell’alcol o a un raptus teppista, potesse scardinare la seduta e magari scaraventare giù dalla Scalinata del folklore. Non è stato sufficiente, evidentemente, scegliere il materiale più resistente (e costoso) per dissuadere i soliti idioti.

La città di Termoli non è nuova a episodi di questo tipo. Il vandalismo, al contrario, costituisce una piaga sociale che ogni anno causa migliaia e migliaia di euro di danni per la collettività intera, dal momento che a essere presi di mira sono solitamente arredi pubblici che appartengono a tutti, patrimonio comune dei cittadini.
Nel caso della Piazzetta del Terzo Corso si è toccato il fondo, visto che rompere una lastra di marmo di quelle dimensioni e di quello spessore non è certamente impresa facile. Escluse le ipotesi di un veicolo che inavvertitamente possa aver urtato la lastra, resta in piedi il teppismo più becero.

Qualcuno, sicuramente non una singola persona, con l’aiuto di uno scalpello o comunque di un attrezzo pesante, ha rotto la panchina su entrambi i lati, come si vede dalle fotografie. Improbabile che venga sostituita, e d’altra parte non è più un compito della ditta che ha già fatto quello che doveva fare, ovvero indennizzare Termoli per la costruzione del lungomare nord (ex Garim) con un’opera pubblica che ha restituito ai cittadini un bellissimo scorcio prima adibito a parcheggio selvaggio.

Eppure sono gli stessi termolesi a risultare indifferenti davanti a queste azioni, che non vengono condannate da nessuno e passano semmai come le inevitabili bravate del fine settimana. In realtà il teppismo a Termoli è un dramma, come dimostrano anche recenti episodi, accaduti senza soluzione di continuità. Il borgo vecchio è sistematicamente bersaglio di vandali che di recente hanno sfondato a calci la porta di una abitazione. Proprio la notte scorsa è stata sfondata anche una delle porte di palazzo Crema affacciate sulla Scalinata.
Prese di mira negli ultimi mesi anche le scuole, come la materna di Difesa Grande, dove sono stati rotti i vetri con una grossa pietra. Non sono stati risparmiati neanche i circoli sportivi, come quello della Vela, dove nello scorso mese di gennaio sono stati squarciati dei gommoni per danni da migliaia di euro che si è tradotto anche con un bel problema per i giovanissimi frequentatori del polo remiero.

I vandali non hanno risparmiato il parco comunale, né il porto. Per non parlare dei tanti cassonetti o i lampioni che sistematicamente vengono distrutti nelle notti brave della città. E per non parlare delle scuole, messe a dura prova da raid forse finalizzati a saltare qualche giorno di lezione, che presuppongono allagamenti o estintori svuotati in corridoio e che creano dei danni economici non indifferenti.

Il Comune di Termoli già in passato ha sporto denuncia contro ignoti per il caso degli abeti presi a calci e rovesciati nel Natale del 2015. Un episodio che aveva raccontato molto bene l’inciviltà, la maleducazione e l’idiozia dei teppistelli che pensano di divertirsi rovinando quello che è di tutti, vittime – a volte inconsapevoli – della loro stessa stupidità. Eppure, a fronte di tanti episodi che danneggiano il patrimonio comune, non ci sono denunce. E nemmeno proteste. Un silenzio compatto accompagna queste azioni in città, che al massimo vengono condannate con una scrollata di spalle.

Il caso della panchina di marmo è emblematico da questo punto di vista: nessuno fra i residenti ne vuole parlare, o si vuole esporre riferendo di aver sentito rumori sospetti o di aver visto qualcuno. Rompere una panchina di marmo di quel tipo è una azione rumorosa. Possibile che non ci siano testimoni?
Lo scenario giustamente strappa una considerazione amara anche ai responsabili istituzionali. L’assessore Pino Gallo, delegato al settore Urbanistica e autore dell’ accordo che ha portato Acqua di Mare a occuparsi di una riqualificazione costata centinaia di migliaia di euro commenta così l’episodio: «Registro che molti cittadini sono pronti a insorgere al minimo disservizio, e che le segnalazioni per alcune inefficienze che certo non nego si susseguono con sempre più frequenza. Parlo per esempio dei rifiuti, di situazioni di degrado e di mancanza di manutenzione. Quando però si verificano episodi di questo tipo registro un silenzio che non mi vede complice. E dunque da parte mia totale condanna a chi distrugge il patrimonio pubblico. Il mio è un giudizio assolutamente negativo nei confronti di comportamenti simili che mettono a rischio il patrimonio comune. Mi auguro che contro azioni di questo tipo ci possano essere atteggiamenti di maggiore sensibilità da parte di tutti». E probabilmente anche meno omertà.

Intanto in Comune si sta valutando un censimento degli atti vandalici del periodo dell’amministrazione di Angelo Sbrocca anche per dare le cifre reali di quella che è la perdita, dal punto di vista finanziario, per la cittadinanza.

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