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Termoli e dintorni

La rivolta di camerieri e lavapiatti: “Noi sfruttati, pagati in nero e senza disoccupazione. Il reddito di cittadinanza non c’entra” foto

Le dichiarazioni raccolte da Primonumero fra alcuni gestori della ristorazione a Termoli che hanno puntato il dito contro il reddito di cittadinanza come “disincentivo occupazionale” ha sollevato la reazione amareggiata di decine e decine di giovani e meno giovani che riferiscono di paghe bassissime, turni massacranti e buste paga effettive che non consentono nemmeno di accedere alla disoccupazione. “Ci sono ristoranti a Termoli che pagano 25 o 30 euro al giorno anche per 12 ore”. Non è la regola, perché ci sono anche locali molto seri dove le figure stagionali vengono pagate adeguatamente e viene riconosciuta la professionalità. Ma ci sono anche tante storie di sfruttamento. “E’ questo il vero disincentivo”.