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Moby Dick locandina

‘Moby Dick – La bestia dentro’ al teatro Fulvio

16/04/19

EVENTO A PAGAMENTO
: - Inizio ore 21

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Martedì 16 aprile al Teatro Fulvio di Guglionesi di scena “Moby Dick – La bestia dentro”. Interpretato da Stefano Sabelli (attore e regista molisano nei panni di Achab) e Gianmarco Saurino (volto noto anche della Tv nel ruolo di Ismaele) con le musiche dal vivo composte ed eseguite da Giuseppe Spedino Moffa, si apre e si chiude navigando i mari dell’anima e dell’inconscio questa riscrittura dell’opera di Melville di Davide Sacco. Come pure i grandi monologhi di Shakespeare, di Moliere, i saggi di Artaud ripercorsi da Achab, che ne compongono le onde.

 

In un mare che si fa oceano infinito, Achab si trasforma nei protagonisti della storia del Teatro e della Letteratura, solcando i flutti della conoscenza, sfidando tutto e tutti per sete di sapere ed esperienza. Figlio naturale della cultura occidentale, Achab, nella balena bianca, vede i limiti dell’uomo e si getta in un iperbolico inseguimento, con l’unica fiocina per lui possibile: “l’ostinazione” alla Ragione, al Sapere, all’Arte: “L’uomo non è mai padrone del suo destino se non insegue un sogno e se non ha l’ostinazione per realizzarlo, quel sogno!” Ad accompagnarlo per questi mari Ismaele, giovane, forte, bello, ancora inesperto forse ma non ingenuo e piuttosto, in tutto, simile ad Achab – Re del dolore – nella tenacia e nella sfrontatezza di sfidare Natura, Fato, Divino, grazie alla capacità di saper improvvisare, di star sempre sull’onda nel momento di maggior necessità!  Così simili da essere, forse, padre e figlio… Oppure, forse, anche diversi ma uniti dalla forza di sfidare ognuno il proprio mostro… dentro il mare del Sé.

 

Stefano Sabelli – il Direttore artistico del Teatro del LOTO, alternando la sua vocazione di attore e regista, nel recente passato si è dedicato all’interpretazione di grandi personaggi border-line segnati, nella senilità, da una follia latente disvelatrice dell’irrefrenabile desiderio di continuare a sfidarsi fino alla fine, andando oltre i propri limiti. Così è nato un trittico d’interpretazioni folli ed “estreme” che dal Saul di Vittorio Alfieri, passando per Re Lear di Shakespeare, con la traduzione di Alessandro Serpieri, lo ha portato fino all’Achab melvilliano, che chiude questo cerchio di “grandi vecchi” che trovano espressione comune nella forsennata ed estrema fisicità di queste sue interpretazioni. Ancor più esasperata, nel Moby Dick, per l’evidente zoppia del Capitano del Pequod che, pur mutilato dalla Balena bianca, mai rinuncia alle sfide più folli e acerrime per inseguirla.

Gianmarco Saurino – Diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, si afferma da subito, con sorriso e fisicità mai banali, fra i nuovi protagonisti delle più importanti fiction di RAI (Che Dio ci Aiuti 4 e 5 – Non dirlo al mio capo 2). Nonostante il successo televisivo, rimane legato al Teatro, il suo primo amore, coltivato fin da ragazzo al Teatro dei limoni a Foggia, sua città natale. In Teatro, affronta personaggi, anche classici, con una modernità interpretativa sempre evidente e spigliata. Da alcuni anni collabora con la Compagnia del LOTO e con Stefano Sabelli che lo ha diretto anche in Saul, dove ha interpretato Gionata, come pure con Davide Sacco di cui interpreta il monologo Condannato a morte, da V. Hugo. Il suo Ismaele in Moby Dick, pur interpretato con solare vigore, non perde mai la sensibilità e la lucida poeticità del ruolo, che lo porta a riconoscere in Achab un padre, forse, non solo naturale.

Giuseppe Spedino Moffa – Cantautore e polistrumentista molisano di gran talento e versatilità (chitarrista, zampognista ha fondato anche la Zampognorchestra, singolare quartetto di zampogne, capace di riprendere e adattare qualsiasi musica, dai balli locali ai Beatles), sorprendente autore di canzoni, orientate da una cifra narrativa costantemente irridente, nel 2015 con l’album “Terribilmente Demodè” vince il Premio “Di canti e di Storie” di Squilibri Editore ed è finalista per la Targa Tenco come miglior album in dialetto. Per Moby Dick ha creato una lunga suite, struggente e dai forti richiami marinareschi e mediterranei, che esegue da solo, dal vivo, come terzo personaggio in scena, con l’aiuto di una loop machine, oltre che con l’ausilio di zampogne, chitarre, fisarmoniche, percussioni e strumenti vari, oltre che con la sua voce, evocativa e antica.

locandina Moby Dick al Fulvio

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