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I sapori perduti, la ventricina fatta in casa e il tocco dello chef: tradizione e bontà al Vecchio Frantoio fotogallery

Il ristorante-pizzeria Vecchio Frantoio, nel cuore di Palata, il 3 febbraio compirà 13 anni di attività: una storia di tradizione e bontà

In pieno centro a Palata c’è uno scrigno di cucina che affonda le sue radici nell’autentica tradizione contadina. Da 13 anni il ristorante ‘Vecchio Frantoio’ ha preso il posto di quello che era, fino a una ventina d’anni fa, il posto deputato alla lavorazione delle olive, un ‘posto del cuore’ per i palatesi.

Tradizione e genuinità con la giusta dose di rivisitazione in chiave moderna: sono questi i segreti dei piatti del Vecchio Frantoio guidato dallo chef Antonio Di Lena. Aprire un ristorante è sempre stato un suo sogno nel cassetto e nel 2007 quel desiderio si è finalmente avverato.

Prodotti locali, dagli ortaggi alla carne, ma con una regina indiscussa: ‘sua maestà’ la ventricina. Già, perché Antonio è non solo un provetto chef ma anche un produttore dell’amato salume. Un’usanza, quella di fare la ventricina in casa, che si va via via perdendo e che resiste ancora, specie in paesi come Palata e Tavenna, grazie agli anziani che custodiscono questa tradizione culinaria. Sulle tavole del Vecchio Frantoio lei c’è sempre, servita tra gli antipasti o nel succulento sugo che condisce la pasta, rigorosamente fatta in casa. La carne, neanche a dirlo, proviene da allevamenti locali.

Il Vecchio Frantoio, che la sera si trasforma anche in gustosa pizzeria, è un ristorante che esalta proprio i prodotti nostrani e i piatti della tradizione molisana. Anche quelli che vanno via via scomparendo, come la gelatina di maiale. E poi ci sono i grandi classici, dalla pasta con cotiche e fagioli alle polpettina cacio e ova, dall’agnello arrosto ai cavatelli al ragù, solo per citarne alcuni.

Ma Antonio rivisita la tradizione rustica con accorgimenti moderni e un non scontato impiattamento. Lo strudel, ad esempio, nel locale di Palata è servito con chicchi di melograno al posto dell’uvetta, e i ravioli ai porcini sono serviti con una irresistibile granella di pistacchi.

Il vecchio frantoio

A stuzzicare il vostro appetito ci penserà il tagliere di antipasti, tripudio di bontà tra affettati vari e formaggi serviti con marmellate e miele locali. Anche in questo caso, se non è chilometro zero vi si avvicina molto. Il caciocavallo podolico, anche nella sua versione al tartufo, proviene infatti da Agnone, e sempre dall’Alto Molise giungono le deliziose ricottine.

Il vecchio frantoio

Per la pasta la scelta ricadrà sui formati della nostra tradizione: cavatelli, fusilli, le immancabili chitarre e poi i ravioli. Quanto ai secondi il menù offre un’ampia scelta tra filetti, bistecche e tagliate. Dulcis in fundo, il Vecchio Frantoio propone diversi dessert che spaziano dal classico tiramisù – “fatto alla maniera tradizionale” – alla panna cotta fino ai biscottini e cantucci fatti in casa. Nella foto sotto dei semifreddi alla mandorla e al pistacchio.

Il vecchio frantoio

Ottima anche la selezione di vini. Nella cantina del Vecchio Frantoio ovviamente a farla da padrone sono degli ottimi prodotti delle migliori cantine molisane su cui spicca la Tintilia. Ma vi troverete di tutto, dal Montepulciano d’Abruzzo al Pecorino fino ai grandi bianchi del Trentino.

Il vecchio frantoio

Dopo aver rilevato e ristrutturato il locale che apparteneva ad un amico di famiglia, Antonio con l’aiuto della famiglia  è riuscito nel suo intento di dare nuova forma al frantoio facendone un ristorante grazioso e accogliente dal suggestivo soffitto con le volte a botte. Il Vecchio Frantoio, che il 3 febbraio compirà 13 anni, oggi può contare su una clientela consolidata che giunge da vari paesi del Basso Molise. Sarà perché l’accoglienza qui è di casa, perché i cibi hanno il sapore perduto di una volta, sarà perché l’ambiente rustico si coniuga impeccabilmente con una cucina tradizionale ma curata fin nei minimi dettagli.

Una sfida che Antonio Di Lena, che la passione per la ristorazione non l’ha ereditata (non è mai stata un’attività di famiglia), ha sicuramente vinto. Cameriere da quando era ragazzo, negli anni – complice l’amore per la pasta fatta in casa che la mamma, oggi 80enne, gli ha sempre preparato – si è impegnato nel campo della ristorazione anche con diverse esperienze in ristoranti ed alberghi di altre parti d’Italia. L’ultima in ordine di tempo risale all’estate scorsa, quando Antonio ha provvisoriamente chiuso il suo locale per divenire capo chef di un albergo sulle Dolomiti.

Il ristorante-pizzeria che Antonio porta avanti da quasi tre lustri insomma di strada ne ha fatta, anche perché dal 2017 Antonio si è diplomato Cuoco all’Accademia Chefs di San Benedetto del Tronto e la sua attività è stata inserita dal quotidiano La Repubblica nella ‘Guida ai sapori e ai piaceri del Molise’.

Il vecchio frantoio

Sapori e piaceri che, da buoni molisani, non potrete lasciarvi sfuggire. Vi basterà andare a Palata, in vico San Rocco 12.

Info e prenotazioni: 0875 977194 – 3290368799