Vitagliano su doppia sede regionale: tutto quello che non torna su ex Roxy e trasferimento del Consiglio a contrada Macchie
Una nuova linea di finanziamento regionale da 8,9 mln di euro per immobili indefiniti e un contratto appena firmato per trasferire il Consiglio regionale a contrada Macchie per un tempo maggiore di quello stimato per i lavori all’ex Roxy. Vitagliano incalza: “Pagano i molisani, mi aspetto controlli su legittimità ed economicità delle operazioni immobiliari”.
Il Consiglio regionale del Molise sta per traslocare in una nuova sede presa in affitto in una contrada di campagna della città. Il contratto di locazione è stato firmato il 22 settembre scorso: 250mila euro l’anno per sei anni (prorogabili di altri sei) nella ex concessionaria automobilistica Peugeot della famiglia Di Lella. E’ qui che saranno trasferiti personale e politici che per oltre mezzo secolo hanno affollato il ‘palazzaccio’ di IV Novembre (quello dell’invasioni di roditori nell’aula consiliare e di una serie di altri problemi legati principalmente alla vetustà dell’immobile di proprietà della famiglia Moffa) e i vicini uffici di via Colitto.
L’ex assessore regionale Gianfranco Vitagliano, già a luglio di quest’anno, aveva stigmatizzato questo ‘paradosso immobiliare’ sostenendo convintamente che in assenza di una programmazione unitaria si corre il rischio di spendere più del necessario e danneggiare la credibilità della più alta istituzione regionale: l’assemblea legislativa.
Quell’appello è caduto nel vuoto e oggi l’ingegnere riporta al centro del dibattito la questione: “Il 25 febbraio la Giunta aveva destinato 35 milioni del Fondo sviluppo e coesione alla demolizione e ricostruzione dell’ex Roxy. L’obiettivo era ospitare Giunta e Consiglio entro il 2032 e dismettere le sedi in affitto, a cominciare da quelle del Consiglio, che lo aveva condiviso già nel febbraio 2025. Eppure, il 29 giugno quello stesso Consiglio ha aggiudicato la locazione di un’ex concessionaria d’auto in contrada Macchie: 250 mila euro l’anno più IVA, per sei anni con rinnovo automatico per altri sei. Con l’IVA, il canone supera i 300 mila euro annui. Il vecchio contratto di via IV Novembre pesa fino al 2029. Poi ci sono traslochi, arredi e adeguamenti. E con il rinnovo automatico la locazione può arrivare al 2039, sette anni oltre il trasferimento previsto nel nuovo polo. Delle due l’una: o l’ex Roxy è un annuncio senza volontà di realizzarlo, o Macchie è una spesa destinata a diventare inutile”.
Ma c’è anche un nuovo elemento di riflessione sollevato dall’ex assessore che riguarda due recentissime delibere (numero 353 e 360 del 23 e 25 settembre) con le quali la Giunta ha proposto la programmazione del Fondo di rotazione per l’atto integrativo all’Accordo per la coesione. Tra le voci compare una linea di azione “Edifici pubblici” da 8,9 milioni, anche se non ci sono indicazione degli immobili.
“Per quali edifici? Sono risorse aggiuntive per l’ex Roxy, già finanziato? E come si inseriscono in un percorso che, sulla sede istituzionale, procede già su due binari?” Queste le domande di Vitagliano che rilanci i suoi interrogativi inevasi: “𝗔𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲: perché un polo unico senza coordinarsi con il Consiglio, e a cosa sono destinati gli 8,9 milioni? 𝗔𝗹 𝗣𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 perché un contratto pluriennale con rinnovo automatico, se condivideva il progetto dell’ex Roxy, ed esiste una clausola di recesso anticipato? Non risultano iniziative dei 𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗶, di maggioranza e di opposizione, che pure dispongono di interrogazioni, accesso agli atti e mozioni. L’opposizione che non chiede conto rinuncia alla propria funzione. La maggioranza che non pretende coerenza la tradisce. Non risulta che 𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘀𝗺𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗼, interni ed esterni all’istituzione, abbiano assunto iniziative pubbliche per impedire quello che appare, con evidenza, un potenziale danno all’erario. Tace 𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗰𝗶𝘃𝗶𝗹𝗲: associazioni, ordini professionali, sindacati. L’assuefazione – conclude – è il terreno su cui prosperano gli sprechi”.
Infine, le nuove richieste: un atto unitario di Giunta e Ufficio di presidenza, con un unico quadro economico pubblico che comprenda anche la linea “Edifici pubblici”; a valle, la revisione del contratto di Macchie, con una durata coerente con il cronoprogramma dell’ex Roxy e senza rinnovo automatico.
“Mi aspetto che gli organismi di controllo verifichino legittimità ed economicità dell’intera operazione. Il silenzio, in questi casi, non è neutralità. È corresponsabilità non solo politica. E i molisani, che pagano, hanno diritto di saperlo”.


