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Una concessionaria d’auto sarà la nuova sede del Consiglio regionale: “Pronta entro aprile”. Pallante garantisce su regolarità della procedura e risparmi

Il presidente del Consiglio regionale elenca vantaggi e benefici dell’ormai deciso e imminente trasloco da via Colitto/via IV Novembre a contrada Macchie, dove la ex concessionaria Peugeot ospiterà l’Assemblea legislativa nel 2027: “In sei anni risparmieremo quasi 1 milione di euro rispetto a oggi”. Intanto le opposizioni hanno depositato una mozione dopo aver ricevuto la diffida di un imprenditore che aveva manifestato interesse a locare i suoi locali.

Ormai è deciso: la concessionaria automobilistica Peugeot di contrada Macchie sarà la nuova sede del Consiglio regionale del Molise.

C’è un contratto firmato per sei anni con una locazione da 250mila euro l’anno, c’è un impegno da parte della proprietà a trasformare i locali adeguandoli alle nuove esigenze istituzionali e c’è, soprattutto, la garanzia del presidente Quintino Pallante su regolarità delle procedure e i consistenti risparmi futuri rispetto all’attuale collocazione degli uffici regionali.

Stamattina nella biblioteca di via IV Novembre – all’interno di Palazzo D’Aimmo – il numero uno dell’Assemblea regionale ha voluto ricostruire l’iter che ha portato all’individuazione dell’immobile e di cui si è tornati a parlare anche per via di una mozione che proprio ieri cinque consiglieri di opposizione (Alessandra Salvatore, Angelo Primiani, Vittorino Facciolla, Micaela Fanelli e Roberto Gravina) hanno depositato.

 

Mozione con la quale gli esponenti del Pd e del M5S hanno chiesto alla alla Regione di verificare una serie di contestazioni contenute in una diffida presentata il 3 agosto 2026 da uno dei partecipanti alla procedura, attraverso i propri legali, e trasmessa, per conoscenza, a tutti i consiglieri regionali.

In questa diffida vengono evidenziate diverse criticità che, qualora dovessero dimostrarsi fondate, potrebbero portare alle revoca in autotutela dell’aggiudicazione. Questo almeno è ciò che chiede la minoranza.

“In particolare – sintetizziamo dal documento -, viene contestato che l’immobile aggiudicato non possedesse al momento della pubblicazione dell’Avviso alcuni dei requisiti richiesti, trattandosi di un immobile non di recente costruzione, da ristrutturare e, secondo quanto riportato nella mozione, privo della destinazione urbanistica ad uffici. Viene inoltre contestata la mancanza della documentazione che, secondo l’Avviso, doveva essere prodotta già con la proposta”.

Un secondo profilo riguarda il canone di locazione, “che sarebbe – come leggiamo ancora nella mozione – risultato superiore al limite massimo previsto dall’Avviso. La proposta per l’immobile di Contrada Macchie ammontava infatti a 268.000 euro annui oltre IVA, quindi 18.000 euro oltre il tetto massimo di 250.000 euro stabilito dalla procedura. Secondo i promotori della mozione, tale circostanza avrebbe dovuto comportare l’esclusione dell’offerta”.

Va qui ricordato che la procedura avviata per individuare immobili da destinare a sede degli uffici è passata per due avvisi pubblici esplorativi che prevedevano specifici requisiti per gli immobili, tra cui la conformità urbanistica ed edilizia, l’agibilità, la sicurezza, l’idoneità all’uso ufficio e la disponibilità della relativa documentazione tecnica. Si fissava inoltre un canone massimo di 250.000 euro annui, oltre IVA.

Con recente determina segretariale n. 25 del 21 settembre 2026 è stato approvato lo schema di contratto di locazione dell’immobile. La mozione del centrosinistra evidenzia che tale determinazione non avrebbe dato conto della diffida e delle criticità segnalate. Inoltre, la stipula sarebbe stata prevista anche prima dell’acquisizione e della verifica completa della documentazione tecnica necessaria a dimostrare agibilità, sicurezza, conformità e idoneità dell’immobile all’uso istituzionale.

Sullo sfondo della vicenda anche la questione ex Roxy dove dovrebbe essere ricostruita la nuova e centralissima sede unica della Regione entro il 2032 (in Bilancio ci sono già 35 milioni di euro per la demolizione e ricostruzione).

Pallante – accompagnato dal segretario generale Claudio Iocca – no ha dubbi: “Il trasferimento a contrada Macchie ci farà risparmiare in sei anni 924 mila euro”.

Note le ragioni del trasloco: avere due sedi distaccate, una in via IV Novembre e una in via Colitto costa di più, fa spendere di più  per vigilanza, pulizie e spese energetiche che si raddoppiano, è anche un spreco di tempo per i dipendenti e non rispetta minimamente la normativa antisismica e di sicurezza sui luoghi di lavoro.

“Eppure dal 1987, quando è stato firmato il primo contratto di locazione che si è rinnovato tacitamente fino a oggi -ha rimarcato Pallante – nessuno ha fatto nulla”.

Le condizioni di quel contratto per quello che è conosciuto da tutti come Palazzo Moffa sono state uno sperpero di denaro pubblico immenso: ogni adeguamento, ritinteggiata, manutenzione, ordinaria o straordinaria fino alla recente costruzione della biblioteca intitolata a Lello Lombardi sono stati per quarant’anni a carico del Consiglio, e dunque dei molisani: “Non siamo neppure in gradi di quantificare la spesa” – ha ammesso il presidente Pallante ricordando che se si andrà via da lì è anche per ragioni di degrado istituzionale: memorabile l’invasione di roditori nell’aula consiliare di due anni fa, per quanto anche la presenza di una colonna di scarico proprio in mezzo alla più importante sala dell’Assemblea legislativa faccia la sua parte.

Nulla di tutto questo dovrebbe più verificarsi nella nuova sede che avrà un parcheggio e spazi esterni, una classe energetica migliore, pannelli fotovoltaici sul tetto, la fermata dell’autobus giusto di fronte e nessun costo extra per gli adeguamenti: “Tutto sarà a carico della proprietà e se non li fa abbiamo previsto anche delle penali” ha ribadito il presidente Pallante aggiungendo pure che, nella remota ipotesi in cui la nuova sede unica all’ex Roxy dovesse essere consegnata prima dei sei anni previsti dall’attuale contratto di fitto “potremo procedere alla rescissione anticipata con sei mesi di preavviso”.

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