“Ridateci il Ponte”, 17mila firme protocollate. Il Comitato chiede un incontro con le Istituzioni per la viabilità alternativa
La petizione nata dopo il crollo del viadotto sul Trigno raggiunge circa 17mila adesioni tra firme online e cartacee. A sei mesi dall’interruzione della Statale 16, il Comitato torna a chiedere una viabilità alternativa sicura, tempi certi e informazioni verificabili. E annuncia il passo successivo: un confronto con le autorità competenti. “Non possiamo continuare a vivere nel susseguirsi di annunci, rassicurazioni e nuove incertezze”.
Diciassettemila firme. Tante ne ha raccolte in poche settimane il Comitato civico “Ridateci il Ponte” per chiedere risposte sulla viabilità tra Molise e Abruzzo dopo il crollo del viadotto sulla Statale 16 alla foce del Trigno. La petizione, nelle sue due forme, cartacea e online, è stata adesso protocollata e il Comitato si prepara al passo successivo: chiedere un incontro alle autorità competenti e portare direttamente ai tavoli istituzionali le richieste sottoscritte dai cittadini.
Il numero dà la misura di quanto la mobilitazione sia cresciuta. All’inizio di settembre le adesioni erano poco più di 1.400, 808 online e oltre 600 raccolte su carta a Petacciato. A distanza di poche settimane sono diventate circa 17mila.
Una crescita che porta ben oltre i comuni più direttamente coinvolti dal dirottamento del traffico una protesta nata alla fine di agosto, quando cittadini e pendolari decisero di costituire il Comitato dopo mesi trascorsi ad affrontare le conseguenze della chiusura della Statale 16.
Sono ormai trascorsi sei mesi dal 2 aprile, quando il ponte sul Trigno crollò durante l’ondata di maltempo che colpì il Basso Molise. Da allora il collegamento diretto lungo la Statale tra Molise e Abruzzo è interrotto e una parte consistente della mobilità quotidiana si è riversata sulla viabilità secondaria.
È proprio sulla quotidianità che insiste oggi il Comitato. Dietro le 17mila firme, sottolinea, ci sono lavoratori, studenti, famiglie e attività economiche, persone costrette a percorsi più lunghi per raggiungere il posto di lavoro, la scuola, gli ospedali o assistere un familiare. A questo si aggiungono il maggiore consumo di carburante e le difficoltà lamentate dalle imprese per approvvigionamenti, costi e riduzione della clientela.
E adesso c’è un’incognita ulteriore: l’inverno.
Pioggia, maltempo e giornate più corte, avverte il Comitato, potrebbero rendere ancora più difficili e insicuri i percorsi alternativi. È uno dei motivi per i quali la richiesta di una soluzione provvisoria, in attesa della costruzione del nuovo ponte, resta al centro della mobilitazione.
La petizione era partita alla fine di agosto con sette richieste precise: un cronoprogramma certo per la ricostruzione del ponte; una viabilità alternativa provvisoria; interventi urgenti sulla SP55; misure per evitare che la strada provinciale venga ulteriormente gravata dal traffico pesante; sostegni economici e fiscali per imprese e lavoratori danneggiati; garanzie per l’accesso ai servizi sanitari; partecipazione del Comitato ai tavoli tecnici e istituzionali.
Nel frattempo qualche elemento sul futuro collegamento è emerso. Anas ha definito l’ipotesi progettuale per costruire il nuovo ponte circa cento metri più a valle rispetto a quello crollato, con un impalcato in acciaio lungo 92,50 metri e una sola pila nell’alveo. Ma i 15 mesi stimati dai tecnici riguardano la realizzazione dell’opera e non comprendono tutte le fasi che precedono l’apertura del cantiere.
Ed è soprattutto sul periodo di attesa che continua a concentrarsi il Comitato.
“Le informazioni divulgate finora hanno alimentato aspettative e speranze che non hanno trovato, nella vita quotidiana della comunità, il riscontro atteso”, si legge nel comunicato diffuso dopo il deposito delle firme. “Non possiamo continuare a vivere nel susseguirsi di annunci, rassicurazioni e nuove incertezze. Chiediamo informazioni verificabili, responsabilità chiare, interventi e tempi certi, poiché meritiamo tutti risposte concrete e reali”.
Il passaggio dalle firme all’interlocuzione istituzionale è ora il nuovo obiettivo. Il Comitato annuncia infatti che chiederà un incontro e un confronto con le autorità competenti, portando con sé il peso delle circa 17mila sottoscrizioni.
Un numero che comporta anche, spiegano i promotori, una responsabilità nei confronti di chi ha aderito: “Ogni firma è un atto di fiducia da onorare, una voce da custodire”. Il Comitato assicura che continuerà a informare la comunità sulle richieste avanzate e, soprattutto, sulle risposte che arriveranno.
Dopo la fase della raccolta, dunque, “Ridateci il Ponte” prova a trasformare 17mila firme in pressione istituzionale. E la domanda che aveva accompagnato la nascita del Comitato resta sostanzialmente la stessa: quale soluzione verrà messa in campo, e con quali tempi, per restituire nel frattempo un collegamento sicuro tra le due sponde del Trigno?


