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Cure di precisione contro il cancro, l’oncologa molisana Raffaella Casolino guida la Commissione Lancet 

Presentato a Hong Kong il progetto nato da un’idea del suo dottorato. La ricercatrice molisana lavora all’Oms: l’obiettivo è ridurre le disuguaglianze nell’accesso a test e terapie innovative

È un’oncologa molisana a coordinare la Commissione internazionale di The Lancet Oncology che punta a rendere più accessibili le cure di precisione contro il cancro: Raffaella Casolino, originaria di Portocannone, è tra le protagoniste del progetto presentato al World Cancer Congress di Hong Kong. Si tratta di un lavoro che affronta il divario tra i progressi della ricerca e la possibilità, per i pazienti, di beneficiarne concretamente.

La Commissione riunisce esperti di oncologia e genomica, anatomia patologica, sanità pubblica, economia, scienza dei dati ed etica, insieme a rappresentanti dei pazienti. Il suo compito è analizzare le difficoltà che frenano l’impiego della genomica del cancro nei sistemi sanitari e proporre un percorso per superarle. I test molecolari e i trattamenti innovativi restano infatti concentrati soprattutto nei Paesi più ricchi e, anche al loro interno, nei centri maggiormente attrezzati.

raffaella casolino oncologa

La sfida è permettere a un numero crescente di persone di accedere a terapie individuate in base alle caratteristiche molecolari del tumore. “Oggi, oltre il 30% dei pazienti con tumori solidi avanzati può ricevere una terapia basata sui biomarcatori e questa percentuale aumenterà grazie alle numerose terapie di precisione che sono attualmente in sviluppo clinico”, spiega Massimo Di Maio, presidente dell’Aiom, l’Associazione italiana di oncologia medica. Perché l’innovazione produca pienamente i suoi benefici, sottolinea, occorre però ridurre le disparità di accesso.

Un problema che Casolino mette al centro del lavoro della Commissione. “Sistemi diagnostici sempre più sofisticati, evidenze in rapida evoluzione, costi e percorsi assistenziali complessi rendono sempre più difficile garantire cure oncologiche di alta qualità, soprattutto nei contesti a basso reddito o con risorse limitate”, osserva la ricercatrice molisana all’Ansa. La roadmap internazionale punta quindi a rendere l’oncologia di precisione più accessibile, sostenibile ed equa, accompagnandone l’introduzione nei diversi contesti sanitari.

Per Casolino, 42 anni, la presentazione di Hong Kong rappresenta anche un traguardo personale. Il progetto è nato da un’idea del suo dottorato di ricerca, come ha raccontato su Facebook il 2 ottobre, al rientro dall’evento. “Uno degli eventi più importanti ed emozionanti della mia vita”, ha scritto, ringraziando l’Aiom e il presidente Di Maio per la visibilità data al lavoro in Italia. Lo sguardo è già rivolto alla fase successiva: “Ora resta la parte più importante: trasformare tutto questo in impatto concreto per i pazienti”.

Il suo percorso è cominciato con gli studi in Medicina e chirurgia all’Università di Bologna, seguiti dalla specializzazione in oncologia a Verona. All’Istituto del Pancreas si è concentrata sul tumore pancreatico, una malattia particolarmente difficile da trattare: un’esperienza che ha rafforzato il suo interesse per la ricerca. Dal 2023 lavora all’Organizzazione mondiale della sanità a Ginevra, occupandosi di ricerca e innovazione oncologica, ed è professoressa associata onoraria all’Università di Glasgow.

raffaella casolino oncologa

La riduzione delle disuguaglianze è un filo conduttore della sua attività scientifica. Nel settembre 2025, Nature Medicine ha pubblicato un lavoro di cui Casolino è prima autrice, basato sull’analisi di oltre 89mila sperimentazioni cliniche oncologiche. Lo studio ha evidenziato la concentrazione della ricerca nei Paesi ad alto reddito e lo squilibrio tra i tumori più studiati e quelli responsabili di un elevato numero di morti in diverse aree del mondo. Un precedente che aiuta a comprendere la direzione del nuovo progetto: avvicinare la ricerca ai bisogni dei pazienti, anche dove le risorse sono più limitate.

Per raggiungere questo obiettivo, la Commissione richiama anche la necessità di una collaborazione tra istituzioni pubbliche, ricercatori e industria, con il coinvolgimento dei pazienti. Come evidenzia Nicola Normanno, responsabile del Center for advanced molecular diagnostics in oncology della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma e presidente dell’International Quality Network for Pathology, servono investimenti condivisi per costruire infrastrutture diagnostiche solide, assicurare la qualità dei test e favorire il coordinamento delle regole tra Paesi diversi.