Campobasso
|La scuola per adulti e stranieri finisce al centro commerciale: “Inaccettabile”. Comune spiega: “La proprietà ha voluto indietro i locali”
Il CPIA di Campobasso sta per traslocare in locali che il Comune prenderà in affitto dalle società di Larivera deciso a voler vendere quelli attualmente destinati alla scuola serale per adulti e stranieri alla zona industriale. La vicepreside Ricciardi ha contestato la scelta per ragioni di sicurezza, decoro dell’istituzione e per lo sdoppiamento tra uffici e didattica. Ma dal Comune spiegano che le alternative non c’erano e si rischiava di dover sospendere le attività
Il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (Cpia) di Campobasso è destinato a cambiare sede: da via Pietrunti (zona industriale di Ripalimosani) si sposterà nei locali del centro commerciale Monforte. E’ qui che si svolgerà la parte didattica per circa 400 studenti, per lo più minori stranieri non accompagnati, mentre gli uffici amministrativi finiranno in altri spazi all’interno della Torre di vetro, in via Ferro.
La zona delle attività resta più o meno la stessa, le condizioni no.
“E’ una scelta logistica inaccettabile che calpesta la dignità dell’istruzione pubblica. Una decisione che costringe le attività didattiche statali a una totale e mortificante promiscuità con gli spazi della galleria commerciale e le attività private adiacenti, come la lavanderia. A rendere ancora più critico lo scenario è lo sradicamento delle aule dalla sede amministrativa, che verrà allocata in un altro stabile distante. Questa drastica frammentazione cancella l’unità dell’istituto, compromette l’efficacia educativa e solleva enormi dubbi sulla sicurezza degli studenti”.
A parlare così è la professoressa Rosamaria Ricciardi, braccio destro della dirigente Valeria Ferra e contestatrice del trasferimento del Centro “Maestro Alberto Manzi” che da almeno cinque anni era attivo in via Pietrunti, in locali presi in affitto da Comune di Campobasso dall’imprenditore Larivera.
“E’ successo che la proprietà ha voluto indietro quegli spazi occupati dal Cpia – dice a Primonumero la sindaca Marialuisa Forte – proponendoci due alternative: i locali del grattacielo e quelli al centro commerciale. Per l’Amministrazione non era percorribile l’opzione dell’acquisto e come sanno i campobassani non è semplice trovare spazi idonei per la didattica quando si parla di scuole, diritto allo studio e istruzione”.
Insomma, prendere o lasciare: il rischio che il Cpia restasse senza una sede dev’essere apparso molto concreto alla sindaca e alla sua Giunta tanto da accogliere, loro malgrado, l’idea del trasferimento al ‘Monforte’ dove, vale la pena ricordarlo, già durante il periodo della pandemia alcune classi della Montini hanno fatto lezione e dove esiste, da anni, un asilo nido privato.
Il Cpia però ha alcune particolarità: organizza corsi di alfabetizzazione di italiano per ragazzi stranieri, quasi tutti minori non accompagnati, privi di una vera e propria rete familiare alle spalle. E poi ci sono altri corsi di scuola media inferiore dove viene rilasciato il diploma, in più ha delle collaborazioni con istituti tecnici come l’Alberghiero per chi cerca una formazione e, soprattutto, un inserimento nel mondo del lavoro.
I corsi si svolgono sia di mattina che nel pomeriggio, più o meno fino alle 19 ci sono lezioni: diverse strutture di accoglienza per stranieri sono già alla zona industriale, ma avere delle aule per l’apprendimento della lingua italiana dentro un centro commerciale “un luogo deputato per sua natura al consumismo, al transito di merci e al viavai dei clienti, trasforma il diritto allo studio in un’esperienza estemporanea” questa la riflessione della professoressa Ricciardi.
Effettivamente i ragazzi, come pure gli adulti che per varie ragioni vogliono conseguire un diploma, non entreranno in una scuola e neppure in qualcosa che le somigli lontanamente, ma in una galleria di negozi e vetrine, a due passi da una lavanderia “azzerando la percezione stessa della scuola come istituzione civica protetta”.
Con circa 120 mila euro l’anno di costi per la locazione – questo è quanto paga il Comune a Larivera per l’attuale sede del Cpia – si poteva trovare di meglio tenendo insieme esigenze didattiche e amministrative?
“Sarà totale l’assenza fisica del personale amministrativo, del dirigente scolastico o dello staff dirigenziale all’interno dello stesso edificio in cui si tengono le lezioni priverà docenti e studenti di un supporto immediato in caso di emergenze logistiche o burocratiche” fa notare sempre la Ricciardi che punta l’indice anche sul tema della sicurezza: “Svolgendosi prevalentemente in orario pomeridiano e serale, le lezioni del CPIA si terranno in concomitanza con la piena operatività dei negozi o durante le fasi di chiusura della galleria. La promiscuità degli spazi scolastici con gli accessi pubblici del centro commerciale rende impossibile filtrare in modo rigoroso gli ingressi. Chiunque potrà teoricamente transitare davanti alle aule scolastiche, confondendosi tra i clienti del centro e gli studenti. Si tratta di una violazione palese dei criteri minimi di tutela dell’edilizia scolastica e della sicurezza, che dovrebbero garantire ambienti protetti, vigilati e strutturalmente indipendenti da flussi commerciali estranei”.
C’è poi un ulteriore, possibile, problema: l’impatto che avranno sull’utenza del centro commerciale centinaia di giovani stranieri che si recheranno ogni giorno in quella galleria. Aspetto non secondario che rischia di dare la stura a polemiche sulla percezioni di insicurezza tra i clienti.
“Destinare l’istruzione degli adulti ai locali di un centro commerciale – conclude la professoressa Ricciardi – significa lanciare un messaggio politico drammatico al territorio: considerare gli studenti del CPIA come utenti di seconda categoria. Occorre individuare immediatamente un unico stabile, idoneo a riunire sotto lo stesso tetto aule, uffici e laboratori in piena autonomia strutturale” .


