Lo sciopero
|Caro gasolio, confermato lo stop della pesca il 22 ottobre: “Alcune barche costrette a fermarsi già prima”
I motopescherecci resteranno in banchina il 22 ottobre , a Termoli e sulle coste italiane, per protestare contro il caro gasolio. Le marinerie italiane hanno confermato la giornata nazionale di astensione dall’attività di pesca al termine di una nuova riunione che si è svolta oggi, sabato 3 ottobre, ad Ancona.
Alla mobilitazione parteciperà anche l’intera marineria di Termoli, rappresentata dall’Associazione Armatori Pesca del Molise, dalla Federazione Pescatori Molisani e dall’Organizzazione di produttori San Basso. Le tre sigle avevano già aderito al documento nazionale sottoscritto da 43 marinerie e trasmesso il 22 settembre al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e al sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra.
A quasi due settimane dall’invio della richiesta, gli operatori riferiscono di non essere stati ancora convocati dal Ministero per il tavolo di confronto sollecitato. Per questa ragione è stato confermato lo stato di agitazione, che culminerà giovedì 22 ottobre con il fermo dei pescherecci e con momenti di incontro con la popolazione nelle diverse località costiere.
“Le parti sottoscrittrici del documento restano ancora in attesa di essere ricevute per un tavolo di confronto sull’emergenza attuale”, si legge nella nota diffusa dopo la riunione di Ancona. Le marinerie ritengono che i pescatori possano offrire “un ulteriore e importante contributo diretto” alla ricerca di una soluzione, ma chiedono risposte rapide davanti a costi giudicati ormai incompatibili con la prosecuzione dell’attività.
L’allarme riguarda soprattutto il prezzo del carburante, una delle principali voci di spesa per le imprese di pesca. In alcuni casi, denunciano gli operatori, uscire in mare significa lavorare senza coprire i costi della battuta, con il rischio di accumulare ulteriori passività.
“In alcune marinerie le imprese di pesca sono costrette a fermarsi anche prima del 22 ottobre per i costi insostenibili, che non permettono di produrre reddito. Continuare a pescare significherebbe soltanto accumulare debiti”, affermano i sottoscrittori del documento.
Tra le richieste già inviate al Governo figurano la proroga fino alla fine del 2026 del credito d’imposta sul carburante, la revisione dei criteri per l’accesso ai ristori, il ripristino degli sgravi contributivi e la sospensione temporanea di mutui, finanziamenti, leasing e versamenti fiscali. Gli operatori chiedono inoltre una semplificazione delle procedure legate alla registrazione e alla tracciabilità del pescato.
La protesta del 22 ottobre coinvolgerà quindi anche il porto di Termoli, dove i motopescherecci resteranno ormeggiati. La conferma arrivata da Ancona lascia comunque aperta la possibilità di una convocazione ministeriale nelle prossime settimane. In assenza di risposte, la mobilitazione proseguirà secondo il programma annunciato.


