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Tubone: troppe incognite, la firma dell’accordo si ferma. Audizioni in Commissione congelano il mandato a Roberti

La firma della bozza di accordo sul Tubone va in standby. È questo il primo effetto politico della decisione della Terza Commissione del Consiglio regionale di aprire un ciclo di audizioni sul progetto di interconnessione Biferno-Fortore, accogliendo la richiesta avanzata dal Partito Democratico che ha chiesto una seduta monotematica fortemente voluta anche dal consigliere delegato ai Servizi Idrici , Massimo Sabusco (Lega)

Ci saranno almeno tre audizioni in Terza Commissione – compresa quella con i cugini pugliesi – prima che il Consiglio regionale del Molise possa discutere del progetto di interconnessione Biferno-Fortore, meglio noto come Tubone.

E’ quanto deciso ieri a Palazzo D’Aimmo nel corso di una riunione il cui esito è stato reso noto dalla consigliera regionale del Pd Micaela Fanelli, la stessa che, coi colleghi del gruppo Vittorino Facciolla e Alessandra Salvatore e quelli del M5S, Angelo Primiani e Roberto Gravina, ha avanzato richiesta di una seduta monotematica in vista di una assunzione di impegni per la cessione di acqua dal Molise alla Puglia destinata a produrre effetti e conseguenze probabilmente irreversibili e certamente di lungo periodo.

Noi ne abbiamo in abbondanza, la scarichiamo in mare quando la diga del Liscione è al limite: quel surplus lo chiede la Puglia. E’ questo, in estrema sintesi, il ragionamento alla base del progetto.

Diga liscione

Confrontarsi con esperti, ingegneri idraulici, tecnici, ma anche con enti e portatori di interessi prima di dare un eventuale mandato al Governatore Roberti  (già convocato settimane fa assieme al suo omonimo pugliese Antonio Decaro dal commissario per la scarsità idrica Fabio Ciciliano che è diretta emanazione del governo di Giorgia Meloni) è l’indicazione arrivata dalla commissione presieduta da Andrea Di Lucente e in cui era presente anche Massimo Sabusco che è delegato da Roberti ai Servizi idrici.

Generico aprile 2026

Si tratta di una scelta che potrebbe stravolgere il cronoprogramma immaginato dalla struttura commissariale guidata da Ciciliano e dalla stessa Regione Puglia che ha tutto l’interesse a portare oltre i confini molisani l’acqua per dissetare la Capitanata. I più cauti sono i molisani e per certi versi anche la stessa Regione tanto che è stato proprio il consigliere della Lega, Massimo Sabusco, da un anno e mezzo al lavoro sul dossier del Tubone, a suggerire prudenza a Roberti prima di firmare l’accordo. Ora che – salvo colpi di testa o pressioni del Governo sulla Regione Molise – tutto viene sospeso fino alla conclusione degli approfondimenti in Commissione, Micaela Fanelli dice: “È una decisione di buon senso. Su un bene strategico come l’acqua il Consiglio deve decidere conoscendo tutti i dati, non sulla base di uno studio ancora incompleto e di un accordo che presenta troppe zone d’ombra”.

Il nodo della faccenda è proprio nelle carte che la consigliera ha studiato.

“La clausola sulle priorità in caso di crisi idrica è allarmante. Così com’è scritta, l’uso potabile della Puglia viene prima dell’uso irriguo del Molise. Tradotto: nei periodi di siccità gli agricoltori molisani rischiano di vedersi chiudere i rubinetti”.

Per Fanelli è il punto che impone di fermarsi prima della firma, perché riguarda direttamente la tutela della risorsa idrica del Molise.

Fanelli facciolla Salvatore

Ma non è l’unica criticità emersa dalla lettura degli atti. Secondo Fanelli il protocollo va profondamente rivisto perché lascia aperte questioni decisive:

– Studio di fattibilità fermo al 70%. Non è stato completato né validato, quindi manca la base tecnica per assumere una decisione definitiva.
– Costi energetici senza certezze. Nessuno ha ancora quantificato quanto pagheranno gli agricoltori molisani per il sollevamento dell’acqua e il costo reale dell’irrigazione per ettaro.
– Finanziamenti ancora sulla carta. L’accordo parla di un investimento da 163 milioni di euro, ma oggi risultano stanziati solo 1,5 milioni e altri 14,86 milioni destinati alla progettazione e ai primi interventi. «Mancano gli atti che garantiscono davvero le risorse.»
– Compensazioni insufficienti per il Molise. Il capitolo dedicato ai ristori economici e ambientali viene giudicato «debole e tutto da riscrivere».
– Governance sbilanciata. Regia strategica, appalti e gestione dell’invaso di Occhito sarebbero affidati prevalentemente alla Puglia, mentre il lago è alimentato dalle acque che arrivano dal Molise.
– Costi di gestione sfavorevoli agli agricoltori molisani. Il sistema previsto nella bozza non garantirebbe condizioni convenienti per chi utilizzerà l’acqua.
– Nessuna programmazione su turismo ed energia. L’accordo considera il lago solo come riserva idrica, senza valorizzarne gli altri possibili utilizzi.
– Liscione e Biferno dimenticati. Nessuna risposta sul dragaggio dell’invaso del Liscione e nessun piano strutturale di monitoraggio della risorsa idrica a monte.

Solo quando questi dubbi saranno sciolti il Pd, non contrario a priori alla solidarietà tra le regioni, potrebbe dire sì al Tubone che non è solamente una cessione di acqua alla Puglia ma anche il completamento dell’irrigazione del Basso Molise, portare, cioè, acqua ai territori agricoli oggi non serviti.

“Ma con questa bozza – ha detto ancora la consigliera – il Molise non ha garanzie sufficienti. Prima servono dati, coperture finanziarie e un accordo che tuteli davvero gli interessi della regione. Le audizioni serviranno proprio a questo”.